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Sator tra mito e leggenda una fonte antica e dimenticata ne attesterebbe le origini cristiane

di Marco Mattia

Il quadrato magico ritrovato a PompeiSanta Maria Plebis Flexiae di Torrececchina, a pochi chilometri da Fabriano in provincia di Ancona, è un’antica chiesa esistente già nell’anno mille, edificata su una collina che fu terra sacra prima ai piceni ed in seguito ai romani e che negli anni ottenne il titolo di “pieve”, una sorta di “chiesa madre” da cui dipendevano altre cappelle e chiese.
Sulla superficie della sua campana, attorno all’anno 1400, qualcuno ha inciso cinque parole latine una sopra l’altra a formare un quadrilatero: SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS.


Le cinque parole sono dei “palindromi” in quanto ognuna di esse è leggibile sia da sinistra quanto da destra e tutte insieme danno origine ad una frase “palindromica”, cioè la stessa identica frase leggibile sia da sinistra verso destra che viceversa. Scritte in ordine una sopra l’altra a formare un quadrato le parole sono leggibili in tutte le direzioni tranne le due diagonali.
Il Quadrato Sator  è un’iscrizione in  latino la cui origine è un mistero da duemila anni e che, dipinto o scolpitoIl Sator di Capestrano, disegnato o graffiato, è stato rinvenuto in località europee anche molto distanti tra di esse: molti  i rinvenimenti in Italia, ad esempio nelle Marche, oltre che a Fabriano, anche a Canovaccio in provincia di Pesaro e Urbino, a Paggese di Acquasanta Terme e a Monterubbiano in provincia di Ascoli e poi in Inghilterra, Spagna, Ungheria, Svizzera, Siria, in siti archeologici o in antiche chiese. Antiche fonti raccontano che venne usato come un talismano per guarire malattie, assistere partorienti o a proteggere dai pericoli, un monile apotropaico in uso in tutta Europa sopratutto nel medioevo, periodo nel quale erano tutt’altro che rari rituali del genere. Per gli studiosi molto importante è stato il rinvenimento a Pompei, durante una fase degli scavi archeologici del 1936, del quadrato più antico, sotto forma di graffito in una colonna della Palestra Grande, perchè da una datazione certa al reperto, ovvero sicuramente antecedente al 79 D.C. , anno dell’eruzione del Vesuvio che distrusse la città romana, tanto che oggi c’è dibattito tra gli studiosi che considerano il quadrato un simbolo cristiano e tra chi lo considera solo un gioco di parole, un fregio ornamentale, in quanto non esistono prove documentate della presenza di una vera e propria comunità cristiana a Pompei.
Quadrato magico SatorAltro ritrovamento interessante quello del 1933 a Dura-Europos, antica città della Mesopotamia, oggi in Siria, avamposto sul confine orientale dell’Impero Romano (portato probabilmente dai legionari romani) dove è certa e ampiamente documentata la presenza di una comunità paleocristiana. Sorta attorno al 300 a.c. sulla riva destra dell’Eufrate lungo un’importante rotta commerciale, Dura-Europos fu sede di una guarnigione romana per oltre un secolo. Il sito archeologico, scoperto per puro caso da un soldato britannico scavando una trincea nel 1920, è estremamente ben conservato e numerosi sono i rinvenimenti di reperti integri, tra i quali ben quattro Quadrati Sator che i ricercatori e studiosi dell’Università  statunitense di Yale datano tra il 165 e il 256 D.C.
La traduzione delle cinque parole del Quadrato Sator e il senso della frase non è chiaro in quanto AREPO non è un termine latino e dunque non avrebbe un significato certo ma in genere la frase è tradotta in “Il seminatore sul suo carro dirige con perizia le ruote”, per qualcuno forse riferimento alla Parabola del seminatore scritta nel Vangelo.
Lettura consigliata per chi volesse approfondire l’argomento è il libro del professor Rino Cammilleri “ Il quadrato magico: Un mistero che dura da duemila anni ” ( Edizioni Rizzoli ), con il quale l’autore ne racconta la storia attraverso i secoli, i siti di ritrovamento e le fonti storiche che più o meno direttamente ne trattano e che ne attestano, secondo Cammilleri, l’origine cristiana. Tra le numerose fonti riportate particolarmente interessanti per il sottoscritto sono quelle etiopi, dove invece delle parole del Quadrato Sator in alcuni testi compaiono altri cinque termini, “SADOR, ARODA, DANAD, ADERA, RODAS”, ovvero i nomi delle cinque piaghe di Gesù crocifisso nella lingua delle genti di quella parte d’Africa.
Che le due sequenze di parole, quella del Quadrato Sator e quella dei nomi delle cinque piaghe, siano una derivante dall’altra credo che sia assolutamente evidente in quanto davvero molto simili sia nella forma scritta che dal punto di vista fonetico ma  rimane da comprendere con assoluta certezza quali termini abbiano originato gli altri. Proprio in merito a ciò il sottoscritto segnala un’altra fonte storica, antica e dimenticata.
"Histoire moderne des Chinois, des Japonnois, des Indiens, des Persans, des Turcs, des Russiens" scritta daltemplare in preghiera letterato francese François-Marie de Marsy (1714 - 1763 ) e pubblicato a Parigi nel 1764 “Avec approbation et privilége du Roi “, è un’opera in trenta volumi che descrive usi e costumi di popoli lontani dalla Francia agli albori dell’illuminismo. Tra i vari argomenti trattati anche quello dei testi sacri agli etiopi e l’autore racconta, a pagina 203 dell’undicesimo tomo, di un manoscritto in particolare, Oraison Magique, presente all’epoca in poche biblioteche europee ed estremamente raro, in cui è scritta la preghiera della Vergine Maria a Beirut e i presunti nomi di Dio. Circa il manoscritto Oraison Magique il de Marsy scrive inoltre questo : “ Ces termes magiques de nos prétendu grimoires, SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS, nous vienent encore des Ethiopiens, qui prononcent  SADOR, ARODA, DANAD, ADERA, RODAS, e qui disent que ce sont les noms des cinq plaies de J. C. “  Le parole del Quadrato Sator, erroneamente ritenute fino ad allora di natura  pagana e recitate per i riti magici descritti nel Grimorio, il libro della magia di origine tardo.medioevale, sono invece i nomi delle cinque piaghe di Gesù in lingua etiope.
François-Marie de Marsy non ha dubbi sull’origine dei termini del Quadrato Sator e in virtù dei suoi trascorsi da Gesuita comprende bene il significato della scoperta, tanto che ritiene opportuno segnalarlo nella sua opera.
Nel 314 d.c. l’imperatore romano Costantino il Grande, con  l’Editto di Milano, concesse di fatto libertà di culto ai cristiani che diffusero i loro simboli in tutto l’impero ed il Crocifisso divenne quello che oggi è considerato il simbolo universale della cristianità. Fino ad allora, nei primi travagliati anni della storia del cristianesimo, a causa delle persecuzioni i simboli in uso, ad esempio quelli rinvenuti disegnati nelle pareti delle catacombe, erano il pesce, l’ancora ed i pani proprio perchè la croce, simbolo inequivocabile, sarebbe stato troppo pericoloso da ostentare. Accusati di aver appiccato il grande incendio che nel 64 d.c. distrusse Roma, l’imperatore Nerone, proprio in quell’anno, diede inizio alle persecuzioni ai cristiani nelle terre dell’impero e la loro cattura precedeva di poco la morte, a volte in modo orribile nelle arene e al Colosseo. L’iscrizione in un luogo pubblico dei cinque nomi delle piaghe di Gesù Cristo era a tutti gli effetti un’autodenuncia ed è quindi lecito pensare che il Quadrato Sator possa essere un’escamotage, un gioco di parole per nascondere un simbolo, divenuto simbolo esso stesso.
Leon Battista AlbertiNel libro “ I segni dell’inganno. Semiotica della crittografia “ (edizioni Stampa Alternativa & Graffiti 2010, vincitore del premio Castiglioncello 2011) la professoressa Caterina Marrone racconta l’affascinante storia della tecnica delle scritture segrete, Leon Battista Alberti, Wittgenstein, Leonardo da Vinci, Saussure e di come si possa nascondere l’evidenza, indurre ad una sorta di cecità percettiva chi legge e come a volte si scrive per nascondere e per rendere un messaggio comprensibile e decifrabile e con un senso ben definito, solo per il destinatario.
“ Come le persone si nascondono bene in una folla di altre persone, così le lettere si nascondono altrettanto bene in una folla di caratteri portatori di altre significazioni “ scrive Caterina Marrone, riassumendo nel modo migliore la tecnica crittografica.
Ad un funzionario dell’impero romano, incaricato di indagare e porre domande sul significato di quel graffito su una colonna di Pompei la risposta sarebbe stata  che “ è solo un gioco di parole, la stessa frase si legge da destra e da sinistra, dall’alto al basso, da sinistra a destra e viceversa, una magia che viene da una provincia africana ai confini dell’impero “, celando il vero significato di quel simbolo, ingannando oltre che il funzionario stesso, un impero che sottomise il mondo per secoli: sarebbe la magia più grande del Quadrato Sator.
E’ difficile comprendere i motivi che abbiano potuto indurre qualcuno in passato ad ingegnarsi con quelli che noi oggi consideriamo giochi di parole come i palindromi, gli anagrammi ed i rebus perchè, per fortuna, quei sentimenti e quelle emozioni come la paura che induce una donna o un uomo a nascondere il proprio credo politico o religioso, sono oggi emozioni quasi del tutto estinte nella grande maggioranza delle democrazie occidentali come la Nostra.
Tutt’altro che estinta, anzi piuttosto viva, la paura che spinge qualcuno, invece che a nascondersi, a scappare perchè perseguitato in patria e ad intraprendere viaggi attraversando il mediterraneo in condizioni disumane, tragedia per quei bambini, quelle donne e per quegli uomini e vergogna per tutti noi spettatori.

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