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Passeggiate romane: Pantheon e Chiesa di S.Maria ad Martyres

di Marina Maugeri
Il primo Imperatore romano Augusto Gaio Giulio Cesare Ottaviano Ecco il monumento, per molti aspetti, più emblematico di Roma. Quello che sicuramente meglio racconta di noi. Il Tempio del Pantheon, costruito a partire dal 27 a.C. sotto il divo Augusto, è un luogo immenso che sottolinea la grandezza e insieme la piccolezza.

Qui i Romani adoravano “tutti gli dei”, in quel modo pratico, tipico della loro religione, che esigeva un traffico con le divinità, l’offerta di sacrifici su sacrifici per ottenere in cambio stabilità e protezione, secondo una prassi primordiale, che ancora oggi tuttavia sopravvive, in modo assai più raffinato e misconosciuto. I Romani eranoIl Pantheon di Roma gente soprattutto pragmatica, risolvevano l’enigma dell’esistenza e il desiderio di sopravvivere alla finitezza, stabilendo in questo modo essenziale un legame con l’occhio insondabile e inarrivabile che sfonda la prospettiva curva della cupola. Solo ad Augusto era consentito avere un rapporto diretto e familiare con la divinità, che qui si ripartiva in sette altari, dove erano collocati altrettanti dèi della sua famiglia. Il dualismo pagano proclama, perciò, in questo leggendario luogo dell'universalità, l’uomo infimo e straordinario, pezzente e nobile, servo e imperatore, autocelebrando la propria grandezza, ma nascondendo la vergogna con un manto di superbia che rimarca l’inferiorità della razza umana, “altra” rispetto a quella degli dèi.
Nel ‘608 d.C. il Tempio è trasformato nella Basilica di S. Maria in Martyres. L’edificio passa dagli dèi ai martiri cristiani, celebrando l’esperienza della Vergine Maria. L’Annunciazione dipinta da Melozzo da Forlì proclama questa realtà diversa, l'inizio di una relazione non più inarrivabile all’uomo. L’angelo Gabriele annuncia a Maria L'Annunciazione di Melozzo da Forlìl'incarnazione del Verbo, il suo assenso dà inizio ad una storia impossibile. Dio entra nel mondo per una persona piccola che sperimenta la potenza della paternità di Dio. Il fiat pronunciato da Maria aggiunge all’effetto quello che la causa contiene solo come promessa, consentendo l’essenza del miracolo, la rottura delle possibilità limitate dalle quali sgorga una dimensione verticale illimitata.
Cosa porta il Cristianesimo? Porta questo passaggio di stato, il cambio dal Tempio alla Basilica, la fine dei sacrifici e del rapporto di scambio con la divinità, l’inizio di una relazione che segna la dignità umana, il luogo inarrivabile del rapporto con Dio che scende e schiude una porta posta al centro dell’uomo. Questa è l’esperienza della Vergine Maria che si concentra nell’esperienza dei martiri cristiani.

Cappella Sistina, in quel lieve tocco di dita c’è il destino più Alto dell’uomo

La Cappella Sistina è un compendio di tutte le Verità della fede cattolica, dalla Creazione fino all’Apocalisse.Cappella Sistina, la creazione Michelangelo ci ha lasciato la narrazione del Credo che é un “inno a Cristo”, a cui tutto conduce: il Cristo ancora atteso dalle Sibille, il Cristo incarnato, il Salvatore, infine il Giudice.
L’ispirazione dell’artista aretino parla al cuore dell’uomo di oggi, come a quello del passato, con gli affreschi che sono una maestosa “teologia del corpo”, secondo l’espressione di Giovanni Paolo II. Michelangelo ha impresso ai corpi nudi quello che solo il Cristianesimo ha saputo arditamente tenere insieme, in due estremi opposti, messi però l’uno accanto all’altro, in modo cangiante: la castità simboleggiata dal bianco, che non è più semplicemente un non-colore, ma si trasforma nella somma di tutti i colori, lo spettro della luce, e all’estremo opposto il rosso più intenso dell’Amore appassionato di Cristo e quello fra uomo e donna.
Il genio di Michelangelo inventa, seguendo la teologia, ma immagina situazioni figurative radicalmente inedite, che restituiscono all’immagine tutta la potenza dell’esperienza concreta.
Michelangelo BuonarrotiLa Creazione dell’uomo non segue perciò la trasposizione della Genesi, ma si carica di dinamismo inaudito. L’Uomo che viene dalla terra è parte della terra che incontra il Padre che si protende verso di lui dal Cielo, effondendo nel tocco delle dita il suo Spirito, il destino della vita eterna. Con questo incontro l’uomo entra in se stesso e nel suo impossibile, nel luogo segreto dove ricorda di essere Figlio e ha l’intuizione profonda della sua Dignità e dell’Amore.
Il Cristianesimo smonta l’assurda bestemmia che si agita nel cuore dell’uomo, che vuole che Dio sia un nemico e non il completamento dell’uomo e la sua stessa felicità. La vera sofferenza non nasce, infatti, dal non sapere accettare i fatti dolorosi della vita, ma nel non riuscire a dare un senso alla contraddizione. “E’ il non-senso la vera sofferenza dell’uomo”. Il non vedere il piano di Dio che rende ciechi alla Bellezza.
Gli affreschi restituiscono la storia dell’uomo al mistero di questa grazia invisibile, ricongiungendo il mondo antico con quello cristiano in un unico grande disegno della Rivelazione.
Se il mondo pagano, raffigurato dalle antiche Sibille, seppe esprimere la gioia per le cose terrene, nascondendo l’angoscia per quelle del Cielo, il cristianesimo superò questo limite psicologico, giungendo a trasformare la sofferenza in una lode felice e gloriosa, interpretandola come un’opera d’arte: “ La poesia poteva essere recitata, oltre che scritta.” (* GK Chesterton, “Ortodossia”) La poesia poteva essere perfino dipinta.

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