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“Se vi è piaciuta questa commedia, orsù, applaudite!”. Duemila anni fa moriva Cesare Ottaviano Augusto il fondatore dell’Impero di Roma (Prima Parte)

di Stefano Schiavi

L'aquila imperiale di Roma“Il giorno della sua morte chiese più volte se, per causa sua, ci fosse tanta agitazione tra il popolo, si fece dare uno specchio, accomodare i capelli e sostenere le mascelle che già cadevano. Fatti entrare gli amici, chiese loro se credessero che egli avesse rappresentata bene la commedia della vita, e aggiunse in greco: “se siete contenti applaudite battendo le mani” poscia, licenziati tutti, mentre chiedeva ad alcuni, venuti da Roma, notizie della figlia di Druso, ammalata, improvvisamente spirò tra le braccia di Livia mormorando: “Livia, vivi ricordando la nostra unione; addio!”. Morì dolcemente come aveva sempre desiderato”.


Questa la ricostruzione, probabilmente enfatizzata come era d’uso all’epoca, di Svetonio riguardo la morte diStatua dellImperatore Cesare Augusto Caius Iulius Caesar Octavianus Augustus. Un nome lungo e altisonante che il 19 agosto del 14 dopo Cristo uscì dalla vita terrena, in quel di Nola, ed entrò nell’immortalità probabilmente pronunciando, ovviamente in greco, la formula con cui si concludevano gli spettacoli teatrali: “Se vi è piaciuta questa commedia, orsù, applaudite!”.
Ed evidentemente quella commedia è piaciuta talmente tanto che oggi a duemila anni di distanza siamo qui ancora a ricordarlo. Duemila anni sono tanti, eppure uomini come lui attraversano la storia senza che la memoria cada nell’oblio o venga scalfita dal tempo. Duemila anni dalla morte per il fondatore dell’Imperò più conosciuto, ricopiato, preso a modello, osannato, ricordato che la storia dell’umanità possa ricordare. Un impero che non ha mai avuto rivali o eguali. Non l’impero cinese, né quello dei mongoli; non quello persiano o quello macedone. Un impero le cui vestigia svettano ancora imperterrite e splendenti nella città simbolo: Roma. E non solo, ovunque le tracce di una civiltà che ha dato l’alba all’intero occidente, il cui diritto si studia ancora nelle università, la cui lingua, tutt’altro che morta, si insegna nei licei. Una lingua che è alla base del nostro italiano, infarcito di locuzioni latine, nel francese, nello spagnolo…. Fu il classico “uomo del destino”, al posto giusto al momento giusto anche se la sua “fortuna”, e probabilmente quella dell’intero occidente, la deve alla morte dello zio/ padre adottivo, e che zio: Caio Giulio Cesare!
Geni di famiglia dunque, dna espanso. Dittatori entrambi? Tiranni? Chissà, forse, resta il fatto che è grazie a loro se Roma divenne il centro del mondo, il faro della terra, dell’arte, della cultura, della guerra, delle innovazioni tecnologiche, della magnificenza… del sogno imperiale.

Morì di vecchiaia o assassinato?
Il volto di Caio Giulio Cesare Ottaviano AugustoSulla sua morte il solito piccolo giallo che nulla toglie alla grande figura di un uomo che pensava in grande e grande ha fatto una città sorta su sette colli posti sulla riva di un fiume. Per molti Augusto è morto di vecchiaia all’età di 75 anni per altri avvelenato. Entrambe le versioni sono plausibili, la prima perché a 75 anni comunque un uomo era vecchio, molto vecchio; ma anche la seconda appare plausibile dal momento che nella Roma di quei tempi e per tutta la durata dell’Impero romano, gli imperatori deceduti per cause naturali sono veramente pochi. L’Impero di Roma ha avuto qualcosa come 115 tra imperatori romani, imperatori d’Oriente e d’Occidente e bizantini, eppure di questi soltanto 37 morirono di morte naturale. Il resto ebbe vita veramente difficile: 54 vennero assassinati da congiure di Palazzo o militari, 2 furono quelli avvelenati, 6 quelli cacciati, 5 invece scelsero il suicidio. Altri 6 abdicarono, 1 venne addirittura sepolto vivo. Per due fu la casualità a farli tornare polvere, nel vero senso della parola; furono infatti colpiti da un fulmine. Di 2, invece non si conoscono le cause della morte.
Insomma, se realmente la moglie Livia Drusilla (seconda moglie) lo avesse assassinato dandogli da mangiare fichi avvelenati per questioni di mera gelosia nei confronti di Agrippa Postumo, nipote diretto di Augusto in quanto figlio di Giulia minore a sua volta figlia di Ottaviano Augusto (pare che Augusto lo volesse far tornare dall’esilio. Agrippa sarebbe stato il diretto erede di Augusto offuscando l’immagine e il potere di Tiberio figlio di Livia), la cosa non desterebbe nessuna particolare “novità” né “scandalo”. Del resto l’uso dei veleni a Roma come a Tebe così come ad Atene o ad Efeso, per dirimere controversie o scontri anche matrimoniali, era cosa del tutto “normale” a quei tempi.
Però… Rimane un però. Senza nulla togliere alla grandezza dell’uomo un conto è morire di vecchiaia un conto avvelenato perché in tal caso si tratta di omicidio. Essendo curioso di natura sono andato a spulciare qua e là ed in effetti qualcosa di strano c’è anche se ci si basa su testi antichi, commentari e quindi si possono fare solo semplici deduzioni affidandoci alla logica. Proprio come ha fatto Aniello Langella che ha fatto una bella disamina del “caso” e dal quale ho attinto.
Partiamo dagli scritti di Gaio Tranquillo Svetonio che quelli di noi che hanno fatto studi classici conoscono bene. Svetonio scrisse le Vite dei Cesari e nel secondo libro (Vita di Augusto) afferma “Negli ultimi giorni Augusto soggiornò a Capri dove i mercanti di una nave alessandrina, incontrandolo per caso, gli tributarono grandi onori.
Trascorse il breve periodo di Capri come una vacanza, dedicandosi al riposo, assistendo a giochi e spettacoli. Durante il suo ritorno, essendosi aggravate le condizioni della sua salute, dovette fermarsi a Nola”. Augusto quindi si reca a Capri già malato? Parrebbe di sì altrimenti non si capirebbe perché parla ci aggravamento di condizioni di salute. Ma di cosa era ammalato? Svetonio non lo dice così come non dice se fosse già malato prima della partenza da Roma.
Secondo Eutropio invece si tratta di morte naturale, di vecchiaia insomma tant’è che nel suo “Breviarium abMausoleo di Augusto Urbe condita” scrive Obiit autem septuagesimo sexto anno morte communi in oppido Campaniae Atella.  (Morì, infine, di vecchiaia (letteralmente di morte ordinaria, comune)
a 76 anni, ad Atella una cittadella della Campania).

Ma Atella non è Nola e ad Atella c’era una villa di Mecenate amico fraterno di Ottaviano Augusto. Insomma dove è morto Augusto? A Nola o ad Atella? O forse nella zona di Somma Vesuviana presso quella imponente villa di La Starza della Regina scoperta nel 1930 e indicata come ipotetica villa dello stesso Imperatore Augusto? Le fonti, come abbiamo visto, sono discordanti tra loro e quindi possiamo fare solo congetture prive di ogni fondamento. Sempre Svetonio parla di macchie presenti sul corpo di Augusto il che non ci aiuta molto. Il termine è generico e potrebbe essere di tutto dalle ecchimosi ad ematomi, da petecchie o a problemi circolatori fino a reazioni allergiche o di avvelenamento. Magari semplici macchie dovute all’età. Magari una malattia sistemica. Insomma può essere tutto e niente.
Sempre il cantore dei Cesari parla di “impetigine” cioè infezione cutanea localizzata sul viso e sugli arti. Punture d’ insetti, zanzare, tafani? Oppure reazione allergica a qualche sostanza o una semplice micosi? Ma la micosi e la puntura di insetto da prurito e Svetonio non ne parla. Che si tratti di epatite? Sempre ammesso che il termine usato allora abbia lo stesso significato di oggi. Inoltre le fonti ci dicono che l’Imperatore aveva difficoltà nell’usare l’arto inferiore destro. Problema neurologico o artrosi deformante? E se fosse stato a causa di una qualche ferita di guerra o caduta da cavallo? Inoltre soffriva di gonfiore dell’addome di frequenti “diarree” insomma il quadro che ne fa Svetonio non è certo di quelli edificanti. A quanto pare si fa sempre più strad al’ipotesi di morte per malesseri della vecchiaia. Di certo ben lontano dalla statua della collezione Borghese che lo ritrae secondo i canoni classici.
Nonostante i nostri sforzi e l’aiuto delle tesi di Langella il giallo resta tale così come le ipotesi. Sia quella di morte naturale sia quella dell’omicidio che, statistiche alla mano, possono indurre a pensare che Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto oltre a dare il via all’Impero Romano abbia anche dato il via a quella non certo edificante tradizione del regicidio. In fondo la cosa è plausibile se si pensa che Ottaviano Augusto non governava più da diversi anni e che aveva designato già come suo successore Tiberio un despota sanguinario che passò la maggior parte del suo tempo nella sua adorata Capri piuttosto che a Roma. Magari Livia, legata a Tiberio d interessi personale e ammirazione, anticipò di qualche tempo la dipartita del primo Imperatore romano.

Chi era Ottaviano Augusto


Caio Giulio Cesare zio di Ottaviano AugustoCome tutti sanno Ottaviano Augusto era il nipote di Caio Giulio Cesare, della gens Julia. Uno zio importante quindi, il conquistatore delle Gallie, colui che mise fine alla Repubblica calpestando le leggi  dando vita ad una nuova forma di Stato ai romani. Uno zio potente, che si attirò le ire dei senatori,  dei nobili e dei suoi stessi compagni d’arme che alla fine lo uccisero. E fu l’errore più grave che potevano commettere nella loro vita. Ma fu anche la fortuna di Ottaviano Augusto.
Nacque a Roma in una abitazione del Palatino nel 63 a.c., era il nono giorno delle calende di ottobre quindi il 23 di settembre. Sappiamo anche la strada denominata “testa di bue”. Ancora una volta ci viene in soccorso Svetonio il quale afferma che Augusto visse in una casa di Licinio Calvo, "iuxta Romanorum forum Scalas supra anularias", e "in Palatio". Questa scalinata doveva stare su un lato del Palatino, ma ciò giustificava che la casa fosse ubicata in Palatio, cioè sul Palatino. La scala doveva prendere il nome da negozi adiacenti di anularii, cioè fabbricanti di anelli.

Ottaviano Augusto venne alla luce durante il consolato di Marco Tullio Cicerone, un personaggio importantespqr nella storia romana e nella storia personale del futuro Imperatore, e di Caio Antonio. Nonostante la nascita romana i suoi antenati, e quindi suo padre Gaio Giulio Ottaviano che aveva una carica di Pretore, erano di Velitrae (cioè di Velletri). A testimoniarlo l’immancabile biografo Svetonio: "Che la famiglia degli Ottavi fosse della prima distinzione in Velitrae, è reso evidente da molte circostanze. Infatti, nella parte più frequentata della città, vi era, non molto tempo fa, una strada di nome Ottaviano, e un altare si vedeva, consacrato ad un Ottavio, che essendo eletto generale in una guerra con alcune persone vicine, il nemico fece un attacco improvviso, mentre stava sacrificando a Marte, immediatamente strappò le viscere della vittima fuori dal fuoco, e le offrì mezzo crude sull'altare, dopo di che, marciando a combattere,  tornò vittorioso. Questo incidente dette luogo a una legge, emanata da questo, per cui in tutti i tempi futuri le interiora vengano offerte a Marte nello stesso modo, e il resto della vittima essere portata agli Ottavii. Questa famiglia, come parecchi a Roma, fu ammessa al Senato da Tarquinio Prisco, e subito dopo messa da Servio Tullio tra i patrizi, ma in lungo tempo passò all'ordine plebeo, e, dopo il decorso di un lungo intervallo, era stato restaurato da Giulio Cesare al rango di patrizi”.
Secondo altri autori “Il bisnonno di Augusto servì come tribuno militare nella seconda guerra punica in Sicilia, sotto il comando di Pappo Emilio. Suo nonno si accontentò degli uffici pubblici del suo comune, e invecchiò nel godimento tranquillo di un patrimonio ampio”. Ma Augusto stesso, però, ci dice che egli discendeva da una famiglia equestre, antica e ricca, di cui suo padre fu il primo che ottiene il rango di senatore. Una discendenza contestata da Marco Antonio che invece disse che il suo bisnonno era un liberto del territorio di Thurium, e un cordaro, e suo nonno un usuraio. Ma va anche ricordato che tale affermazione venne fatta da Marco Antonio quando i due erano in lotta per il potere.
Livia Drusilla moglie di Cesare AugustoMa cosa lega Ottaviano Augusto a Caio Giulio Cesare? Si tratta di un legame di sangue. Infatti sua madre, Azia, è la nipote di Cesare quindi il futuro fondatore dell’Impero romano è il pronipote del conquistatore delle Gallie. Uno zio lontano, spesso assente ma che nutriva per il pronipote sincero affetto  e grande stima per la sua fervida intelligenza, l’affidabilità e l’abilità nel comando militare. Un giudizio ben riposto a ben vedere.
E non è dunque un caso se all’età di 4 anni Ottaviano Augusto, dopo la morte del padre, lascia la casa materna (nel frattempo Azia si era risposata con il futuro console Lucio Marcio Filippo) per andare a vivere con la nonna Giulia e fare il suo ingresso ufficiale nella Gens Julia. Ottaviano rimase con la nonna fino alla sua morte avvenuta nel 51 a.c.
Fu un evento probabilmente traumatico per lui ma che mise in moto un meccanismo che si fermò solo con la sua ascesa al cielo. Fu lui, infatti, ad effettuare l'elogio funebre per la nonna con una tale abilità oratoria da lasciare stupiti tutti. Aveva solo 12 anni e fu la sua prima apparizione pubblica.
(Fine prima parte)

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