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Monongah 105 anni dopo. La tragedia in cui morirono 171 italiani.

Minatori italianiSono morti nelle viscere dell'America inseguendo un paradiso che per loro era solo un inferno di carbone. Esattamente un secolo fa centinaia di immigrati italiani morivano in una miniera della West Virginia, soffocati dal gas e schiacciati dalla roccia, nella più grave sciagura del genere mai avvenuta in America. Secondo le cifre ufficiali a Monongah, la mattina del 6 dicembre 1907, morirono 362 persone di varia nazionalità, compresi 171 italiani. Ma molti lavoratori scendevano in miniera senza essere registrati. Secondo le ricerche degli storici le vittime quel giorno furono quasi mille.

Nei pozzi di carbone di Monongah, quella mattina, c'erano soprattutto emigrati italiani con cognomi come Avicello, Basile e De Salvo giunti in gran parte dal Molise, dalla Campania e dall'Abruzzo. Era la festa di San Nicola ed i minatori polacchi avevano deciso di non lavorare dopo una notte di gran bevute. L'eplosione devastante, alle dieci del mattino, fece tremare la terra per chilometri, spazzando via case e binari, trasformando i pozzi 6 e 8 della miniera di Monongah in un inferno di fuoco, gas e morte. Le squadre di soccorso, senza apparecchiature di respirazione, potevano resistere solo 15 minuti alla volta nei cunicoli. Da dove venivano estratti solo cadaveri.

Una teoria è che l'esplosione sia stata provocata per errore dai dirigenti della miniera che, alla vigilia della festa di San Nicola, avrebbero tenuto chiuso troppo a lungo l'impianto ai aerazione, prevedendo una scarsa affluenza di minatori, con l'effetto indesiderato di causare un mortale accumulo di metano. Un errore dalle conseguenze micidiali per chi, come gli italiani, era sceso lo stesso quel giorno nelle viscere della terra.
L'inchiesta fu frettolosa. I proprietari della miniera, la Fairmonty Coal Company, promisero un risarcimento ai familiari delle vittime (centinaia di vedove e migliaia di orfani). Ma furono in pochi a ricevere i soldi.

"Le vedove all'epoca erano analfabete e indifese. Misero una croce su un documento. Furono ingannate. Una ricevette una mucca invece di soldi", spiega lo storico Joseph Tropea, nipote di una delle vittime, che ha dedicato molti anni della sua vita alla ricostruzione della tragedia. La strage spinse il Congresso americano a rafforzare i controlli sulle attività minerarie. Ma venne ben presto dimenticata. Dalla cronaca e dalla storia. Nel cimitero di Monongah, una cittadina oggi di mille abitanti, restarono così centinaia di lapidi senza nome, comprese quelle dei minatori italiani.

Nel centenario della sciagura le cose sono cambiarono. Nel 2003 i sindaci dei paesi italiani più colpiti dalla strage sono andati a piantare una croce a Monongah. Il giornale "Gente d'Italia" ha lanciato una vigorosa campagna per rendere giustizia alle vittime. Una statua in marmo di Carrara, un omaggio alle vedove dei minatori uccisi, è stata collocata vicino al municipio. In occasione del centesimo anniversario, una delegazione italiana guidata dal vice-ministro degli esteri Franco Danieli partecipò a Monongah ad una serie di celebrazioni.

Una campana commemorativa, donata dal Molise, è stata benedetta e ha fatto sentire i suoi rintocchi all'ora esatta della tragedia mentre i bambini delle scuole locali leggevano ad alta voce i nomi di tutte le vittime identificate di questa "Marcinelle americana". Anche a Washington ci sono state cerimonie commemorative, una Messa ed una conferenza dove è stata ricostruita una tragedia che ha ispirato libri come "Cent'anni d'oblio" e "Monongah 1907 - Una Tragedia Dimenticata". Le ricerche dell'infaticabile storico Tropea hanno portato alla scoperta che quattro minatori italiani sopravvissero alla strage. Tornarono in Italia. Lasciando ad altri il "paradiso" americano. (america oggi)

fonte: www.italiani.lu

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