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Leon Battista Alberti, il De Componendis Cyfris e il « Cerca Trova » di Giorgio Vasari

di Marco Mattia
Leon Battista AlbertiProsegue la ricerca del nostro Marco Mattia tra le “pieghe” della storia, soprattutto quella nascosta, impressa dal Vasari nel Salone dei Cinquecento a Firenze. Una ricerca tenace che non si arresta e incuriosisce ancor di più il lettore anche grazie alla pubblicazione dell’ultimo libro di Dan Brown che trova nel famoso e celeberrimo “Cerca Trova” lo spunto per il suo scritto.
Il trattato sulla tecnica crittologica scritto da Leon Battista ALberti è un vero e proprio manuale sulla progettazione dei messaggi segreti e la storia si incrociacon quella del "Cerca Trova della Battaglia di Scannagallo di Giorgio Vasari. 
Architetto, letterato, matematico, scrittore e teorico dell’arte Leon Battista Alberti è senza dubbio una delle massime personalità di quel periodo storico conosciuto come Umanesimo e le sue opere influenzarono decisamente il Rinascimento, soprattutto per quello che riguarda l’architettura.
Uno dei suoi scritti, in latino, è il De componendis cyfris, un vero e proprio manuale di crittografia, la tecnicaIncipit del libro di L. B. Alberti De cifris sulla progettazione e rappresentazione dei messaggi nascosti, il contenuto dei quali deve essere compreso solo dal destinatario.
I motivi e le circostanze che indussero l’Alberti a comporre il De componendis cyfris sono raccontati nell’introduzione dell’opera: attorno al 1465 , passeggiando nei giardini vaticani con il suo amico Leonardo Dati, segretario apostolico di Papa Paolo II, la conversazione ricadde sul problema della segretezza dei documenti e sulla necessità di trovare un metodo per la difesa degli scritti diplomatici che si volevano proteggere e malgrado l’Alberti non si fosse mai occupato di simili argomenti, accolse la richiesta del Dati di cercare di risolvere il problema.
Il risultato fu appunto il  De componendis Cyfris ( 1466 – 1467 ) contenente nella prima parte molte osservazioni  sulla lingua italiana dell’epoca ed in seguito il rivoluzionario metodo del disco cifrante, primo apparato meccanico per la decifrazione dei messaggi in codice.
Due dischi concentrici di diverso diametro, il più grande dei quali contenente le venti lettere di uso più comune  in ordine alfabetico e le cifre arabe dall’uno al quattro, mentre quello interno, il disco mobile , contenente ventiquattro lettere scritte in modo disordinato: due corrispondenti dotati di due apparecchi identici , avrebbero potuto scrive e decifrare messaggi incomprensibili per chiunque ne fosse venuto accidentalmente  in possesso.
Cento anni dopo, nel 1568, il manoscritto venne tradotto dal latino al toscano volgare di quegli anni e stampato da Cosimo Bartoli con il titolo La cifra.
Ecclesiastico, letterato erudito e tipografo Cosimo Bartoli ( 1503 – 1572 ) fu studioso e traduttore delle opere di Leon Battista Alberti, molte delle quali stampò e pubblicò perché ammiratore sincero ma nella premessa  che scrive per la prima stampa del De componendis cyfris Cosimo Bartoli spiega che la decisione di stampare l’opera non fu presa senza una profonda riflessione, proprio per la particolarità dell’argomento.
Disco trivia senatoriaNella premessa si legge che la stampa dell’opera è dedicata ad un diplomatico, Bartolomeo Concini, segretario del Granduca di Toscana Cosimo I de Medici, al quale Cosimo Bartoli spiega  che malgrado la pubblicazione de La cifra equivalesse a rivelare al mondo intero una invenzione importante era comunque  una cosa che andava assolutamente fatta per rendere maggiormente onore a Leon Battista Alberti per la sua grande invenzione ma sopratutto perché “ è meglio havere rispetto al bene dello universale , che la volontà di un particolare” ovvero perché la divulgazione della conoscenza, del sapere, viene  prima di ogni altra cosa.
 
Leon Battista Alberti e Vasari, una vita tra messaggi nascosti
 
La vicenda de La cifra e quella della scritta Cerca Trova in uno stendardo raffigurato nell’affresco “La battaglia di Scannagallo” di Giorgio Vasari hanno un comun denominatore: Cosimo Bartoli.
Il colto ecclesiastico è amico intimo del Vasari e  proprio per volontà del Duca Cosimo I  era , assieme a Vincenzo Borghini, colui che consigliò i soggetti, i metodi e la posizione di tutte le opere che il Vasari dipinse nel salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio di Firenze anche  tramite fitta corrispondenza come nella lettera del primo gennaio 1556:
 
“..Fateli una Virtù che avessi per mano la Fortuna, quasi che in lui fussi virtù e fortuna in questa
ritornata; e se qui avessino a mettersi lectere, ci metterei: dVCE VIRTUTE COMITE FORTVNA.
Ne l'altro quadro farete le tante edificazioni de' templi, le quali egli stia a vedere e a dar disegni; e la
accompagnerei con la Diligenzia e la Religione: per l'una delle quali farei una donna con duoi pungoli,
e per l'altra farei una donna, grave di età, vestita di un drappo d'oro, con un lembo di essa vesta in
testa e con una benda che gli cingesse la testa, e se lettere vi vorrete, vi metterei: dILIGENS IN
RELIGIONEM PIETAS overo DILIGENS IN DEOS RELIGIO.
Ne l'altro farei Cosimo a sedere, quando gli imbasciadori Bolognesi li vengon a chieder Santi, figliuolo
di Ercole Bentivogli; e fareili Santi giovanetto, con cavalli, servitori e apparati, datigli da Cosimo,
quando lo mandò al governo di Bologna. Aggiugnerevi la Astuzia overo Sagacità e la Animosità,
percioché mediante la astuzia di Cosimo questo giovane prese animo e governò poi bene le cose di
Bologna. Per l'Astuzia farei una donna, che [ha] una face di ciera nella mano stanca dietro e uno
specchio inanzi nella destra. Per la Animosità farei una donna con un leone overo uno Ercole col
leone, e se volete lettere: sAGACITATE ANIMVM FACIT overo SAGAX ANIMUM FACIT.
Lo esilio lo farei, che si partissi da Firenze; e li farei la Forteza e la Prudenzia, perché fu tanto
prudente e forte di animo, che gli non si sbigottendo punto, seppe tanto operare, che fu richiamato. E
per la Forteza farei una donna, apoggiata alla colonna; e per la Prudenzia una donna, come altra
volta vi ho detto, e se volete lettere: fORTES PRVDENTIA FATI NECESSITATEM SVPERANT.
Ne l'altro lo farei con un monte di letterati atorno, che gli porgessino libri, e con statuarii, che gli
porgessino statue e cavagli, e che egli donassi loro varie cose; e lo accompagnerei dalla Eternità e
dalla Fama: per la Eternità farei una donna che avessi l'un de' piedi sopra un cumulo di libri, di statue
e di armi; e per la Fama la sapete. Altri fanno una donna, che suona due tronbe a un fiato, e se volete
lettere, vi farei: vBIQUE SEMPER.
Quanto al D. [Camera del Duca Cosimo] farei nel mezo, volendo serbar la guerra di Siena per la sala
grande, la rotta di Monte Murlo, con molti prigioni che gli fussino condotti inanzi; e l'accompagnerei
con la Presteza e con ` il Valore: per la Presteza farei una donna che caminasse e con due grandi ali
alle spalle, per il Valore un giovane armato, con il capello di Mercurio in testa, con una palma in la
mano stanca e una spada nella destra, e se volete lettere: cAELERI VIRTUTE.
Ne l'altro farei la edificazion della Elba, accompagnandola con la Sicurta e con uno…”
 
La “ sala grande “ citata  è il Salone dei cinquecento ed il Bartoli comunica al Vasari che è proprio lì che l’aretinoGiorgio Vasari incisione dovrà affrescare i tre episodi bellici  che raccontano la vittoria di Firenze contro Siena, quindi anche quello della Battaglia di Scannagallo e leggendo la lettera si comprende quanto fossero importanti le epigrafi, quanto studio fosse stato fatto affinché le parole “dipinte“ nelle opere fossero i termini più consoni. Facile credere che anche per  la scritta Cerca Trova sia così, che abbia  un significato ben preciso. 
Cosimo Bartoli era un grammatico, conosceva l’uso degli anagrammi e pubblicò il De componendis cyfris di Leon Battista Alberti di propria iniziativa consapevole quanto le parole possano a volte nascondere e quanto sia importante leggerle nel modo giusto per potere comprendere il vero senso del messaggio.
Per alcuni le parole “Cerca Trova” dipinte nella Battaglia di Scannagallo di Giorgio Vasari e aiuti sono un’esortazione a “cercare e trovare” la Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci, per altri quelle parole sono un richiamo al verso dantesco Libertà vo cercando che è si cara / Come sa chi per lei vita rifiuta ,  per il sottoscritto invece quelle parole sono l’anagramma delle parole Torre Vacca, l’antico nome della torre di Palazzo Vecchio, forse un’indicazione, considerato anche il precedente delle parole scritte in un altro dipinto del Vasari a Santa Maria Novella, per ritrovare un’altra opera, forse la Battaglia di Anghiari , coinvolta nel grande restauro di Palazzo Vecchio.
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