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Leonardo da Vinci, pagato per un'opera mai finita...

Leonardo da Vinci, autoritrattodi Marco Mattia
Prosegue la ricerca della verità sul famoso affresco della “Battaglia di Anghiari” e sul perché Leonardo non finì mai l’opera commissionata. In un documento del 1513 dove si parla delle spese sostenute dalla Repubblica di Firenze e delle “mancanze” professionali del genio Leonardo, conosciuto da tempo ma abbandonato sotto la coltre di polvere della memoria e che riportiamo, il nostro Marco Mattia traccia una strada, un viaggio, da percorrere verso la soluzione del “caso”. Sarà quella giusta? Non lo sappiamo e non abbiamo la presunzione di saperlo. Di certo sappiamo che la ricerca di Marco e le pubblicazioni de I viaggi nella storia daranno certamente uno spunto per approfondire ricerca, dialogo, approfondimento e discussioni tra storici e accademici. Come dire: bene o male l’importante è che se ne parli.

Secondo il Gonfaloniere a vita Pier Soderini , Leonardo da Vinci non si comportò bene nei confronti della Repubblica fiorentina perché malgrado riscosse da essa un’ingente somma di denaro per eseguire un’opera importante, i lavori erano ancora lungi dall’essere terminati.
Questo è scritto in una lettera, la numero XXXIV del 9 ottobre 1506, che il Magistrato toscano inviò a Gioffredo Caroli  ( nel documento Iafredus Kardi ), Vicecancelliere del Ducato milanese, lettera rinvenuta e pubblicata da Johannes Gaye nel libro  “ Carteggio inedito d’artisti dei secoli XIV. XV. XVI. “ , pubblicato nell’anno 1840 e oggi  consultabile da chiunque con quella meraviglia che è  Google libri.

Dal libro  Carteggio inedito d’artisti dei secoli XIV. XV. XVI., pag.87 Dal libro  Carteggio inedito d’artisti dei secoli XIV. XV. XVI.,pag.88 Dal libro  Carteggio inedito d’artisti dei secoli XIV. XV. XVI.,pag.89 Dal libro  Carteggio inedito d’artisti dei secoli XIV. XV. XVI.,pag.90











 

 

Ma quale era questa così tanto grande e famosa opera di cui Leonardo percepì compensi senza occuparsene come avrebbe dovuto? L’opera in questione è La Battaglia di Anghiari che Leonardo dipinse in una parete del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, all’epoca Sala del Consiglio Maggiore, affresco che celebrava l’importante vittoria militare della Repubblica di Firenze contro l’esercito del Duca di Milano e commissionato all’artista di Vinci, per espresso volere dei fiorentini tutti, proprio da Pier Soderini.

Conteso dai regnanti di tutta Europa, nell’ottobre del 1506 Leonardo era a Milano e la lettera è scritta in risposta ad un'altra, del 19 agosto, inviata dal Caroli per invocare una proroga della licenza concessa all’artista dalla Signoria di Firenze di trattenersi in terra lombarda per eseguire uno dei suoi numerosi lavori.
Il testo della lettera di Pier Soderini è  molto interessante ma la nota a seguito di essa è davvero eccezionale.
Johannes Gaye, studioso tedesco, “ essendo di somma importanza ogni minuta particolarità che riguardi tal opera e tal uomo”  compie una ricerca negli archivi storici dove sono conservati i manoscritti circa gli “stanziamenti agli operai del Palazzo e della Sala del Consiglio” e ne  pubblica il risultato, una lista di voci che sono appunto alcune delle spese sostenute dalla Repubblica fiorentina , compensi e pagamenti  per materiali di ogni sorta, per consentire a Leonardo di affrescare la Battaglia di Anghiari.
Quarantacinque fiorini d’oro vennero pagati a Leonardo da Vinci il 30 giugno 1504 come provvigione per tre mesi di lavoro, cinque al pittore suo aiuto Ferrando Spagnolo, sedici lire a Maestro Antonio di Giovanni, muratore e si continua fino all’ultima voce , quella del 30 aprile  1513  quando Francesco di Chappello, falegname, venne retribuito con 8 lire per costruire un’armatura di legno per proteggere “ le figure dipinte nella sala grande , per difenderle che non sieno guaste”.
Il documento, che è noto, è stato, però, probabilmente sottostimato dai ricercatori e dagli studiosi, perché, a modesto parere del sottoscritto, è forse il vero punto di partenza per le ricerche della Battaglia di Anghiari di Leonardo.
La costruzione dell’armatura di legno palesa la volontà di preservare l’opera, impedire che abbia la stessa sorte dell’arredamento ligneo della Sala del Consiglio Maggiore, distrutto nel 1512 dalle truppe dei mercenari spagnoli che lì si erano acquartierate  per insediare di nuovo i Medici al potere.
Una ulteriore chiave di lettura, quindi, per gli studiosi? Potrebbe essere…

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