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Tazio Nuvolari, un campione dimenticato dalla storia

di Alessandro Ferri

Tazio NuvolariUn canale tv e una catena di negozi di abbigliamento, ecco cosa porta ad oggi il nome di uno dei più importanti sportivi italiani del ventesimo secolo: Tazio Nuvolari.
Tazio Giorgio Nuvolari nasce a Castel d'Ario, in provincia di Mantova il 16 novembre 1892, da una famiglia di agricoltori abbastanza benestanti, tra l'altro suo padre, Arturo Nuvolari, era un noto ciclista. Viene arruolato come autiere nel Servizio automobilistico dell'esercito durante la prima guerra mondiale, circostanza che lo porta ad apprendere molte nozioni basilari sul mondo dei motori.

Nel 1917, in pieno conflitto, crea scandalo nel suo paese perché decide di sposarsi con Carolina Perina scegliendo il rito civile anziché quello religioso. nel 1920 ottiene la licenza per correre in motocicletta e qui inizia la leggenda: inizia con una Fongri, non proprio la moto perfetta, per passare alla ben più affidabile Norton fino a quando non decide di giocare d'azzardo passando alla Bianchi, moto italiana con cui scriverà il mito della "frecciaNuvolari durante una corsa con la Ferrari celeste" arrivando a vincere il campionato europeo classe 350 nel 1925. durante una di queste gare conosce un rude emiliano che aveva la fama di avere un caratteraccio, sembra si chiamasse Enzo Ferrari e sembra che avesse una certa scuderia automobilistica con cui Tazio decide di andare a correre. Nel 1932 viene invitato da Gabriele D'annunzio al Vittoriano: il poeta gli fa dono di una tartaruga d'oro con la dedica "all'uomo più veloce, l'animale più lento" in cambio della promessa di vincere la Targa Florio, una delle più importanti gare automobilistiche italiane dell'epoca. Nuvolari gli risponde che lui corre solo per quello e infatti l'8 maggio a bordo della sua Alfa Romeo 8C-2300 di proprietà della Scuderia Ferrari vince la gara siciliana. lo stesso anno trionfa anche a Monaco, in Francia e nel Regno unito. Nuvolari entrò inevitabilmente nella leggenda non solo per i suoi successi, ma anche per i suoi piccoli gesti, per le sue ritualità: correva sempre infatti con una maglia gialla con incise le sue iniziali, con la tartaruga donatagli da d'Annunzio al collo, con un paio di pantaloni azzurri e con un gilet marrone; era spontaneo con i suoi tifosi, tanto che non nascose ai giornalisti il dolore per la prematura perdita di entrambi i figli. Il suo carattere, forte come pochi altri lo aiutò ad entrare nella storia dell'automobilismo: proverbiali furono le gare in cui corse con l'avantreno deformato, con l'auto in fiamme o quelle in cui brevettò la cosiddetta "sbandata controllata". Il suo fisico, croce e delizia della sua vita, in gioventù lo aiutò notevolmente, ad esempio nel 1925 quando vinse una gara motociclistica uscendo dall'ospedale contro il parere dei medici dopo un incidente tremendo avvenuto appena una settimana prima.
Tazio Nuvolare con una delle tante coppe vinteCroce e delizia dicevamo: i polmoni iniziano a dargli grosse difficoltà, ma lui, noncurante dei problemi respiratori, decide assieme ad Enzo Ferrari di tentare di stabilire il record assoluto di velocità utilizzando come tracciato un tratto di autostrada tra Firenze e Roma, e ci riesce; prova a partecipare alla mille miglia, e la vince; ci riprova, stavolta a cinquantasei anni, ma è costretto a ritirarsi a causa di un problema meccanico mentre era in testa alla classifica generale. corre (e vince) la sua ultima gara due anni più tardi, il 10 aprile 1950 a Palermo, con la scuderia Abarth. Di lì in poi la salute del "mantovano volante" degenera: nel 1952 viene colpito da un ictus che lo rende paralitico, un anno più tardi, precisamente l'11 agosto 1953 il cuore di Tazio Nuvolari si ferma definitivamente a causa di un nuovo ictus. Due giorni dopo si svolgono i funerali, funerali a cui partecipa il gotha dell'automobilismo mondiale: la bara del campione, posta su un'auto da corsa viene scortata da piloti del calibro di Juan Manuel Fangio e Alberto Ascari. Nuvolari viene sepolto con i suoi abiti rituali e con il suo volante preferito. Enzo Ferrari ricorderà per in ogni intervista le parole che gli sussurrò un operaio non appena lo riconobbe quel giorno: “Grazie di essere venuto, come quello là non ne nasceranno più”.
Di lui rimarrà sempre la leggenda, anche se gli italiani hanno deciso di utilizzare il suo nome solo per un canale tv ed una catena di negozi di abbigliamento.

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