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Matthias Sindelar: una piccola storia di calcio

Matthias Sindelardi Alessandro Ferri
C'è una differenza tra musicista e genio assoluto, come del resto c'è una differenza tra calciatore ed artista. molte volte emerge un pianista talentuoso, giovane, con uno spiccato senso del ritmo, ma che per quanto si sforzi non sarà mai come Mozart; allo stesso modo può emergere un calciatore molto abile, veloce, resistente, ma che non sarà mai come "quello la".

Il "quello la" in questione era un giocatore capace di fondere stile e potenza, muscolarità e musicalità, tanto da guadagnarsi il soprannome di "Mozart del calcio": si chiama Matthias Sindelar, nasce a Kozlov, nell'odierna Repubblica cieca (che allora faceva parte dell'impero Austro-Ungarico) il 10 febbraio 1903. Suo padre muore nel 1917, durante la battaglia d'Isonzo. Sua madre è costretta a fare la lavandaia per mantenere Matthias e le sue tre sorelle. Il giovane collabora in famiglia, ma come tutti i bambini dell'epoca è affascinato dal mondo del calcio, tanto da costruirsi improbabili palloni con degli stracci per giocare con i suoi amici per strada. La differenza però è tanta: Matthias non è robusto, per niente, al contrario è alto, scheletrico, i suoi amici lo chiamano "carta velina" perchè sembra che possa volare via da un momento all'altro con un refolo di vento, ma fa fronte alle sue mancanze fisiche con un talento mai visto fino a quel momento: abilissimo nel controllo palla, grintoso, rapido e dotato di un tiro micidiale. Il gap con gli altri è talmente tanto che qualcuno che abita lì vicino decide di portarlo a giovare nell'Herta Vienna. Il ragazzo esordisce in prima squadra e segna quattro gol nelle prime ventiquattro presenze, sfornando però qualcosa come trenta assist. il ragazzo cresce, e va a giocare con l'Amateure Vienna, solo due anni qui per lui, poche presenze, solo quattro gol, ma numeri da vero campione, tanto che il presidente dell'Austria Vienna, l'ebreo Michael Schwarz, decide di acquistare "der papierene" (così suona in tedesco il termine "carta velina"). Schwarz ci aveva visto lunghissimo, siamo nel 1927 e i gol di Sindelar trascinano la squadra viennese alla conquista della Mitropa Cup. Proprio negli anni in cui veste la maglia viola dell'Austria vienna inizia ad essere convocato con la nazionale austriaca, di cui diventerà colonna portante.
Passano gli anni, siamo nel 1934, l'Austria si qualifica ai mondiali di calcio che si svolgeranno in Italia, con la minaccia della Germania Nazista che incombe: Sindelar trascina la nazionaleultima partiata sindelar biancorossa a suon di gol, arrivando fino in semifinale, dove verrà sconfitta dalla nazionale italiana che si laureerà campione del mondo. proprio in questa partita il trentunenne si infortuna al ginocchio, durante il suo ricovero a milano conosce un'infermiera italiana, Camilla Castagnola, di religione ebraica, con cui si fidanzerà. Dimesso dall'ospedale torna in Austria dove ricomincia a giocare nel 1935, anno in cui la nazione viene annessa alla Germania, Sindelar non ci sta, protesta contro la deposizione dalle cariche di potere degli ebrei (compreso il presidente dell'Austria Vienna Schwarz), contro il potere nazionalsocialista, contro quella che riteneva una schiavitù, e lo fa in modo plateale: durante la partita della riunificazione tra Germania ed Austria segna il gol dell'1-0, fa un giro di campo col pugno alzato invece che facendo il saluto nazista e si ferma proprio davanti alla tribuna d'onore, alla presenza dei più alti gerarchi del Reich. questo sarà il suo biglietto di sola andata verso la morte. Il mozart del calcio non verrà più convocato in nazionale, non giocherà più a calcio e si ritirerà a vita privata nella sua città adottiva, Vienna, finchè il 23 gennaio del 1939 non verrà trovato morto in circostanze misteriose insieme alla sua compagna. Nessuno indagherà, non verranno celebrati funerali, ma rimarrà per sempre nel cuore degli austriaci il ricordo di quel Mozart che combattè da solo contro il fuhrer.

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