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Fu Nikita Krushev a volere la morte di Kennedy?

Il presidente Usa J.F.Kennedydi Micaela D’Andrea
Il caso dell'omicidio del presidente americano John Fitzerald Kennedy è stato archiviato da tempo, ma sulla sua morte i dubbi restano ancora. Molti gli interrogativi che continuano ad alimentare la saggistica egli addetti ai lavori. Fu veramente Lee Oswald a sparare a Kennedy? Fu la mafia con la quale l'allora presidente Usa e la sua famiglia avevano legami indiscutibili? Furono i servizi segreti sovietici? Fu la stessa Cia? Interrogativi che, forse, non avranno mai una risposta certa.

Ma ecco che dal passato spunta una nuova teoria. E' quella dell’ex 007 romeno Ion Mihai Pacepa nel suo libro “Programmed to Kill: Lee Harvey Oswald, the Soviet KGB and the Kennedy Assassination”, uscito in America qualche anno fa. L’autore non è certo l'ultimo arrivato sulla scena dell'intelligence, parliamo dell’ex direttore dei servizi segreti romeni durante il regime comunista; ex braccio destro del dittatore Nicolae Ceausescu, nonché, ad oggi, il funzionario dell’intelligence di più alto rango ad aver mai disertato da un La celebre immagine di Kruscev che batte la scarpa sul leggio dell'Onupaese dell’ex blocco sovietico. La tesi di Pacepa – che dopo essere emigrato in America è stato subito reclutato dalla Cia - contraddice le teorie classiche della “cospirazione interna”. Come quella promulgata dal celebre film di Oliver Stone “JKF”, del 1991, secondo cui sarebbe stata la Cia a ucciderlo visto che l’ex presidente era sul punto di chiudere l’agenzia di intelligence americana. Per l'ex James Bond di Bucarest fu Nikita Kruscev ad ordinare al suo agente segreto Lee Harvey Oswald di ammazzare l’odiato Kennedy. Più tardi il leader sovietico cambiò idea, senza però riuscire a fermare la mano del giovane americano con un trascorso nella Russia dei Soviet.

Torna alla ribalta la teoria di Oswald agente del Kgb                                                         
“Oswald era stato reclutato dal KGB nel 1957, quando era un marine stazionato con l’esercito Usa in Giappone”, sostiene il libro. Pacepa afferma che Oswald si recò a Mosca nel 1959 per essere arruolato nella “divisione operazioni estere”, nota col nome di PGU. Nella capitale sovietica l’allora 20enne originario di New Orleans fu addestrato e programmato per uccidere JFK. Nel 1962, quando Kruscev - ispiratore del complotto - decise di revocare l’ordine di assassinio, era ormai troppo tardi. «Il macchinoso piano per eliminare JFK era ormai ad uno stadio troppo avanzato, sostiene Pacepa secondo cui gli agenti sovietici “non riuscirono a deprogrammare Oswald”. L’uomo, come è ben noto, portò a segno l’”assassinio politico del Una delle fasi dell'uccisione di Oswaldsecolo” il 22 novembre 1963 a Dallas, in Texas. “Ma a questo punto senza la benedizione o il sostegno diretto dei sovietici”, conclude il libro. “Due giorni più tardi Jack Ruby, anch’egli una spia sovietica, uccise Oswald dietro ordine del Cremlino”, prosegue. E anche dietro la morte di Ruby, nel 1967, ci sarebbe lo zampino sovietico. “La PGU lo irradiò con una sostanza cancerogena che lo fece irrimediabilmente ammalare di tumore - continua Pacepa - mentre stava per essere scarcerato dalla prigione americana dov’era rinchiuso per omicidio”.

Non è la prima volta che l’ex 007, oggi un noto columnist ultraconservatore di testate quali “National Review Online”, “Washington Times” e “Wall Street Journal”, fa parlare di se per le sue tesi controverse. In un articolo pubblicato lo scorso anno, Pacepa descrisse una conversazione avuta con Ceausescu durante la quale l’ex dittatore l’avrebbe informato di “almeno dieci leader internazionali che il Cremlino ha ucciso o tentato di uccidere”. Tra questi anche Palmiro Togliatti, e Mao Tse-Tung. Secondo Pacepa fu l’agenzia russa GRU ad “aiutare Saddam Hussein a nascondere e distruggere le sue armi di distruzione di massa”, prima dell’invasione americana dell’Iraq, da lui entusiasticamente appoggiata. Realtà? Millanteria? Probabilmente solo una delle tesi, una delle tante, che circolano su una morte che ha fatto comodo a molti e di cui mai si conosceranno i contorni della verità.

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