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Harold Philby, da simbolo del doppiogioco a icona dell’agente Triplo?

Francobollo commemorativo di Kim Philbydi Stefano Schiavi

Harold Adrian Russell Philby da 50 anni è, senza ombra di dubbio, il simbolo del doppiogiochismo. Fonte ispiratrice di capolavori del genere spionistico-letterario ha ispirato capolavori “La talpa” di John Le Carrè, e “Il quarto protocollo” di Frederick Forsyth.

Morto nel 1988 l’inglese che divenne eroe dell’Unione Sovietica è stato uno dei colpi più duri che il Kgb riuscì ad assestare ad uno dei più “forti” servizi di intelligence dell’occidente. Una doppia vita vissuta per 30 anni, senza una sbavatura, senza un ripensamento, in nome e per conto del marxismo-leninismo e della rivoluzione bolscevica quella dello studente di Cambridge. Trent’anni vissuti pericolosamente, sul filo di un rasoio, attraverso una guerra mondiale e come protagonista indiscusso di quella guerra fredda che ne scaturì.

 

L’agente Kim (in omaggio al celeberrimo personaggio creato dallo scrittore anglo-indiano Rudyard Kipling) o H.A.R. (dall’abbreviazione dei suoi nomi di battesimo) abbracciò la causa bolscevica dai tempi del college a Cambridge, come dicevamo poc’anzi, insieme ad altri 4 amici: Donald MacLean, Guy Burgess, Anthony Blunt, John Cairncross. Insieme ai suoi “colleghi” studenti, ripudiando il modello della classe dirigente e capitalista inglese, creò, in nome del marxiasmo-leninismo, quello che venne poi definito il gruppo delle Cinque Stelle o Cambridge Five. Loro preciso intento, per altro riuscito perfettamente, quello di entrare nell’Intelligence Service di Sua Maestà per poterne minare il sistema dall’interno. Reclutato dall’agente segreto dell’Nkvd (la ex terribile Ceka) Teodor Stepanovich , che divenne in seguito il più celeberrimo Kgb, nel 1934 all’età di 22 anni mentre si trovava Vienna (città nota per essere uno dei centri nevralgici dello spionaggio mondiale), negli anni quaranta riuscì ad arruolarsi nel controspionaggio britannico mettendo in atto quell’intento dichiarato Il gruppo di Cambridgenegli anni di Cambridge divenendo la punta di diamante del Cremlino all’interno del sistema britannico. Insieme a lui, Stepanovich reclutò anche Kim Guy Burgess, uno dei membri delle Cinque Stelle dalle attitudini omosessuali, che entrò anche lui come doppiogiochista fra le fila del controspionaggio inglese per servire la causa del comunismo internazionalista.

Per oltre un ventennio Philby fornì informazioni riservate al Cremlino, pilotò operazioni, vendette i suoi compatrioti allo spionaggio sovietico causando danni al limite dell’irreparabile nel sistema spionistico occidentale, in special modo nelle reti degli alleati installate nell’Europa dell’est e in Medio Oriente. Una vita vissuta pericolosamente all’interno di un sistema che odiava visceralmente tanto da non farsi scrupoli nel tradire i propri compatrioti in nome di un ideale più alto e sovranazionale fino al gennaio 1963 anno della sua fuga a Mosca. In quell’anno Philby si trovava a Beirut, in Libano, dove si trovava in qualità di reporter per The Observer e The Economist. L’agente Kim fuggì da Beirut, probabilmente perché conscio di essere vicino alla cattura da parte del controspionaggio britannico, portando con sé dieci scatoline di compresse digestive Arm & Hammer, indossando due maglioni e tenendo sotto braccio una copia tascabile di “Orizzonte perduto” di James Hilton che gli serviva per decriptare i messaggi inviatigli dai suoi contatti sovietici. Arrivato a Mosca venne accolto come un eroe e dove rimase fino alla sua morte avvenuta nel 1988. Il mito di quest’uomo era talmente forte e coltivato dal Cremlino che nel 1990, a soli due anni dalla sua morte, venne celebrato con un francobollo delle poste russe  che portava la sua effigie. Ma non è tutto perché, nonostante il crollo del Muro di Berlino, della Cortina di ferro e del comunismo sovietico, nel 2010 negli uffici del Centro di Informazioni dei Servizi Segreti Russi di Mosca (Fsb ex Kgb) campeggia una frase che Philby era solito dire per spiegare la sua attività di spia: “Una vita dedicata al servizio della causa della giustizia, in cui ho creduto con sincerità e passione”. Insomma, nonostante la Russia abbia intrapreso la via della democrazia cancellando proprio quello in cui l’agente Kim credeva più di ogni altra cosa, il comunismo, il suo ricordo è ancora vivo. Eppure, nonostante le celebrazioni e la vita vissuta, oggi c’è chi getta un seme nuovo e ulteriori dubbi sulla controversa figura dello studente diCambridge votato al marxismo.

Mosca rende omaggio a Kim PhilbyLo scrittore Robert Littell, infatti nel suo ultimo romanzo “Il giovane Philby”, tra realtà e fantasia, ipotizza qualcosa che in realtà potrebbe essere, anzi lo è quasi certamente, un azzardo:Philby, in realtà era un triplogiochista. Insomma, la talpa per eccellenza, l’uomo che per oltre 2 anni aveva bucato il sistema di intelligence britannico lavorando per tutta la vita per il comunismo sovietico in realtà sarebbe rimasto fedele alla Corona di sua Maestà. Una probabilità assai remota in realtà ma che in un mondo come quello dello spionaggio potrebbe avere un suo perché. Se non altro perché sembrerebbe supportata dalle rivelazioni di Yelina Modinskaya, agente sovietico incaricato di smascherare gli allora nemici del popolo, anche se sarà l’unica a ipotizzare il possibile tradimento di Philby nei confronti di Stalin. Un’ombra evidentemente fugata dallo stesso Stalin che, notoriamente vedeva, ed eliminava, nemici ovunque. Insomma nessuno gulag, niente Siberia né, tantomeno, le celle della Lubianka per l’agente Kim e in una Unione Sovietica attraversata dalle purghe staliniane prima e dal nuovo corso krushoviano (anche se ad onor del vero durante il terrore staliniano Philby era comodamente in occidente il che non lo avrebbe comunque salvato dai sicari del Kgb). Insomma, una forte suggestione, un intrigo avvincente per l’ennesima spy story, ma ben distante dal realtà del doppiogioco di cui Philby fu il campione assoluto.

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