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L’ Egitto dei Faraoni che non ti aspetti

Akenathon, meglio conosciuto come Amenhotep IVdi Stefano Schiavi
Come dice un vecchio adagio popolare “tutto il mondo è paese”, anche nel passato. Insomma, quello a cui abbiamo assistito lo scorso secolo, e che vediamo costantemente oggi, non è altro che la riedizione, riveduta e corretta, di quanto accadeva nell’antichità.

Roma, Atene, Tebe, Babilonia, non sono state certo da meno nelle nostrane trame avvenute soprattutto durante la “guerra fredda”. Chi pensa, infatti, che a quei tempi era tutto rose e fiori o che, comunque, le varie controversie si portavano a compimento con veleni o agguati mortali sbaglia di grosso. L’intrigo, il sotterfugio, lo spionaggio e le trame occulte fanno parte integrante dell’uomo e sempre lo saranno. Non erano esenti da ciò nemmeno i Faraoni, veri e propri Dei in terra, che dovettero affrontare rivoluzioni sociali, omicidi eccellenti, lotte di potere che nulla hanno da invidiare alle rivoluzioni sudamericane. Rivoluzioni sobillate spesso e volentieri da fuoriusciti o da politici avversi non tanto al Faraone quanto alla casta sacerdotale (potentissima a quei tempi) o ai magistrati o ai vari governatori delle provincie reali. Insomma, la classica e solita routine politica che anima il mondo fin dalla notte dei tempi.

Generali contro dignitari, sacerdoti contro generali, generali e dignitari contro sacerdoti e così. Tutti però utilizzavano lo stesso mezzo: le classi più basse e disagiate. Il popolo, quindi, come manovra di massa, di spinta e rivendicazione sociale non per raggiungere una equità sociale (impensabile per quei tempi) ma per ottenere il potere ed il dominio sull’Egitto. Ovviamente non furono da meno i regni confinanti come quello dei Sumeri e degli Ittiti. Il disagio, la protesta, corre sempre ovunque e si espande a macchia d’olio proprio come abbiamo visto in questi mesi con la cosidetta “primavera araba”. Un vento forte e veloce che non viene ostacolato nemmeno dalla mancanza di mezzi, tanto meno dai deserti.

A darci conto degli scontri interni, e non solo, nell’Egitto dei Faraoni ci pensa un papiro scritto durante la XIX dinastia, che riporta abbastanza fedelmente quanto accaduto in passato. Si tratta del papiro cosiddetto di Leiden (n°334) che, nonostante manchi dell’inizio e della fine, fa capire chiaramente la situazione: “Le ammonizioni di Ipuwer (forse un dignitario visto che rivolge al Faraone)… Stanno succedendo fatti che i nostri saggi hanno predetto. I beduini si atteggiano ad egiziani, il furfante si trova in ogni luogo (….) I cuori sono violenti, il terrore dilaga e la nobiltà è costretta a mangiare l’erba dei prati ed a bere l’acqua del Nilo. Le donne sono diventate sterili, quelli che erano egiziani sono diventati stranieri e sono stati cacciati via (….) Oro, argento, malachite e cornalina ornano il collo delle schiave, l’uomo guarda il figlio come un nemico (…) I campi non danno più grano, il bestiame muore di malattia od è razziato, ‘acqua del fiume è diventata sangue”…. Insomma un quadretto non certo esaltante per la civiltà che ha costruito le Piramidi e la Sfinge. Ma anche abbastanza similare a quello che accade oggi.

Nemici interni e nemici esterni

Ovviamente uno status di crisi ha dei punti focali e dei focolai che attizzano l’incendio vero e proprio e, come La Stele di Bet Shespesso accade, si tratta di incendio doloso.

Nemici interni, dunque, ma anche esterni al regno. A testimoniarlo anche alcuni scavi archeologici, come ad esempio quelli effettuati a sud della Galilea, a circa 6 chilometri dalla riva occidentale del fiume Giordano. Si tratta delle rovine del forte egiziano di Beth Shan, avamposto dell’espansionismo del Faraone Tutmosis III. Al suo interno venne ritrovata una stele in cui si narravano gli accadimenti in quella regione di confine al tempo di Sethos, continuatore della poliic espansionista di Tutmosis III. Nella stele si parla di misteriosi guerrieri che si opponevano alle truppe egiziane, gli Hapiru. Una sorta di guerriglieri che da tempo osteggiavano l’avanzata verso l’Asia di Tutmosis III. Un Faraone guerriero che sognava il grande Egitto, capace di guidare ben 17 campagne di guerra nella quale aveva sconfitto gli Hyksos (famosa la battaglia di Qadesh) inglobando, di fatto, un territorio vasto che andava da Gerusalemme a Charchemish nell’attuale Siria. Il problema fondamentale che porterà poi seri problemi a Menfi fu l’atteggiamento “mite” del dopo conquista. Gli egiziani, infatti, a differenza degli Assiri che dopo la conquista ed il saccheggio si disinteressavano del territorio, lasciavano ampia autonomia alle provincie conquistate in cambio di protezione e tributi. Lasciavano sul trono il re sconfitto con l’intera classe dirigente, il che portava inevitabilmente alla costituzione di una forma di ribellione e di “fronte di liberazione”. Un fronte che cresceva costantemente anche grazie alla debolezza del governo centrale egiziano o alla morte del Faraone, pretesto sempre utile a fomentare la ribellione. Nel caso specifico della regione in questione i vassalli conquistati trovarono l’appoggio e il sostegno nella lotta in questi misteriosi guerrieri Hapiru. Ovviamente l’indebolimento esterno e la pressione sui confini fa il paio con la situazione interna che si logora costantemente ed inesorabilmente. Specie dopo alcune improvvide decisioni dei vari Faraoni nelle questioni religiose.

Gli Hapiru

Tavolete di AmarnaMa chi erano questi guerrieri-briganti? A darne contezza fu il ritrovamento avvenuto casualmente ad Amarna, l’ultima dimora terrestre del Faraone Amenophis IV, dove un “sebakhim” egiziano (una sorta di minatore) alla ricerca di salnitro tra le rovine del palazzo regale, si imbattè nell’archivio di quello che era l’attuale nostro ministero degli Esteri. Parliamo di qualcosa come 350 tavolette d’argilla ricoperte di caratteri cunei formi (quindi provenienti dalla regione mesopotamica) inviate ad Amenophis IV dai vari re e dignitari ittiti da Assur, Babilonia e Cipro nelle quali si richiedeva l’aiuto del Faraone per combattere i Sa.Gaz (si tratta del termine sumerico tradotto Hapiru in egiziano o Habiru in ebraico), briganti, tagliagole che infestavano le zone. Gli Hapiru erano di fatto i reietti della regione di Canaa, semi nomadi, montanari, braccianti, arcieri e mercenari posti ai margini della società cananea.

Parliamo quindi di un gruppo etnico (?) che alla bisogna era in grado di allearsi con coloro che di fatto taglieggiava. Del resto tutto ha un prezzo. Ma all’origine di questa alleanza c’è il lassismo e l’incapacità di governare e di comprendere la situazione da parte dei successori di Tutmosi III.

Incapacità di rispondere ai desiderata e, soprattutto, alle richieste di aiuto dei propri vassalli che, vista la poca sostanza del regno egizio erano entrati in guerra tra di loro per la conquista di territori lasciati al proprio destino. Faraoni poco convincenti e e poco guerrieri che non fecero altro che inviare generali fannulloni e di infimo ordine con il risultato di lasciare ai propri eredi un regno di fatto indebolito e esposto ad ogni tipo di attacco, interno ed esterno.

Guerrieri ittitiInsomma, gli Dei in terra dimostrarono a tutti il loro essere molto terreni e poco divini. A questo sfacelo prova a porre rimedio Sethos così come testimoniato dalla stele di Beth Shan. Ma ormai il danno era fatto e le colpe vanno addossate ad Amenophis III e ad Amenophis IV.

Del resto entrambi i Faraoni furono impegnati in ben più gravi situazioni “regali” piuttosto che a riportare l’ordine nei territori occupati. Trentotto anni, tra tutti e due i Faraoni, che portarono al disastro, anche interno. Soprattutto grazie ad Amenophis IV che, oltre a dedicarsi ai piaceri della carne decise di abiurare la religione degli Dei e sostituirla con quella monoteista di Aton, il Sole. Decisione che lo portò ad abbandonare Menfi per stabilire la sua capitale ad Amara, lasciando la vecchia reggia nelle mani dei sacerdoti dei vecchi Dei che ebberò così tutto il tempo di preparare la loro rivincita. Questa sua lontananza dagli affari di Stato diedero modo, oltre che ai nemici interni, agli Ittiti di prendersi una rivincita conquistando alcune provincie egiziane. E dire che la cosa non accadde a ciel sereno visto che in precedenza il re Ittita Auppilulima, alleato degli Hapiru (che erano monoteisti proprio come Amenophis IV, tanto che alcuni studiosi avevano avanzato ipotesi di alleanze segrete tra il Faraone e gli Hapiru, cosa di per se assurda visto che a rimetterci era il regno egizio) aveva riconquistato Vasciuganni, Ugarit e Qadesh. La vittoria di Auppilulima fu da sprone per un altro re Ittita Aziru d’Amur che conquistò Niy assediando anche Simira (sulla costa siriana).

Ovviamente sempre con l’aiuto dei guerrieri Hapiru che, con abili manovre di disinformazione (vera e propria operazione di controspionaggio) riuscirono a mandare una guarnigione egiziana contro Ribaddi, re fenicio di Biblo che, in realtà, aveva chiesto aiuto al Faraone proprio per contrastare gli Ittiti e gli Hapiru. Il risultato fu lo sterminio dell’intera guarnigione egiziana.

Hapiru o Habiru in ebraicoFine di una civiltà?

Il lassismo, il cambiamento religioso, la mollezza politica e il decadimento dei costumi, sono sempre motivo del crollo di una civiltà, di un regno o di un impero. Lo fu per i romani, lo fu per gli imperi europei, orientali e sudamericani, lo fu per la rivoluzione francese e via dicendo. Non ne fu quindi immune l’Egitto, del resto gli uomini sono tali anche quando vengono venerati come Dei, e le loro problematiche umane spesso sovrastano la ragion di Stato e gli interessi del proprio popolo.

In Egitto, culla di civiltà e progresso, come del resto la Mesopotamia, la Grecia, Roma etc… la situazione precipitò definitivamente dopo la morte del Faraone Akhenathon inquanto il fratello e successore Smenkarè e in seguito il giovane Tutankhamon nulla potereno per arginare il dissolvimento del regno. La pressione esterna, unita dalle rivolte popolari, militari e religiose avevano completamente fiaccato la società egiziana. A nulla valse l’abolizione della riforma religiosa da parte di Tutankhamon che, grazie all’aiuto del generale Haremhab, aveva riportato Amon ad essere nuovamente il re degli Dei egizi. Si è molto dibattuto sulla sua prematura morte, chi afferma che si tratti delle conseguenze di una caduta da un carro durante una battuta di caccia, chi da malattia, molto più probabilmente fuu assassinato da un sicario del Gran Sacerdote Eje che, guarda caso, prese le redini dell’Egitto pochi anni dopo la morte del più famoso dei Faraoni.

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