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Prima guerra mondiale: 24 maggio 1915 la prima ad essere colpita fu Ancona

di Marco Mattia

24 maggio 1915L’Isonzo,l’Adamello,l’Ortigara,Caporetto,il Piave e Vittorio Veneto sono nomi di località che ricordano gli anni e le vicende, drammatiche ed eroiche, del fronte italiano della Prima Guerra Mondiale ed oggi sono considerati veri e propri luoghi della memoria proprio perché legati per sempre a quegli accadimenti.
Il primo evento bellico avvenne però lontano centinaia di chilometri dall’Isonzo e dal fronte alpino, ed ebbe come protagonista il mare e la prima vittima civile di quella guerra fu una donna anconetana.

A causa dell’interruzione protrattasi per tutto il giorno delle linee telegrafiche la conferma dell’avvenuta presentazione della dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria-Ungheria arrivò solo nella tarda serata del 23 maggio del 1915 per mano dell’ambasciatore italiano a Vienna che telegrafò al Ministro degli esteri Sidney Sonnino confermando a questi la consegna della medesima dichiarazione al barone austriaco Burian.
In realtà i rapporti tra i due paesi erano tesi da tempo e solo venti giorni prima, il 4 maggio, proprio il Ministro Sonnino comunicava a rappresentanti del governo d’Austria-Ungheria la denuncia della Triplice Alleanza da parte dell’Italia e la conseguente fine di quest’ultima.
La flotta imperiale austriaca di stanza a Pola era pronta da giorni ed al momento della dichiarazione di guerra si dislocazione navi austriachelanciò verso i porti italiani del mare Adriatico: otto squadre, tredici navi da battaglia, tredici cacciatorpediniere, trenta torpediniere e cinque navi esploratrici salparono nella della tarda serata del 23 e poche ore dopo iniziarono l’attacco.
Rimini, Porto Corsini, Senigallia, Fano, Pesaro, Porto Potenza Picena, Porto Recanati e Manfredonia furono svegliate tra le 4 e le 6 del mattino del 24 maggio dai colpi dei cannoni, bersagli facili perché illuminati,colpite quasi a tradimento: particolarmente cruento fu il bombardamento navale di Ancona.
Villaggio Piceno prima, la città venne fondata attorno al 400 a.c. dai Greci Siracusani ed edificata nel corso dei secoli sui suoi colli a guardare verso l’Adriatico, tanto che il viaggiatore che arriva via mare entrando in porto ha la sensazione di essere accolto a braccia aperte dalla città e dagli anconetani, da sempre più propensi a relazionarsi con i popoli distanti al di là del mare, piuttosto che con le genti dei vicini paesi e borghi della Marca d’Ancona.
E’ proprio a causa della morfologia del territorio che Ancona fu un facile bersaglio.

Attorno alle 4 della mattina del 24 maggio la nave cacciatorpediniere “Dinara” e la torpediniera “TB53T” lasciato il grosso della flotta che si dirigeva verso altri obbiettivi, giunte poco fuori le lanterne del porto dorico aprirono il fuoco con i cannoni di grosso calibro colpendo case private in molti quartieri, il Duomo di San Ciriaco, il cantiere navale, le carceri, naviglio ormeggiato ai moli e la caserma della Guardia di Finanza, causando vittime civili e militari.
mappa bombardamentoColta assolutamente e colpevolmente di sorpresa la Marina Italiana, fu invece pronta e decisa la reazione delle batterie costiere posizionate in alto sui colli Cardeto e Cappuccini e malgrado esse non colpirono alcun obbiettivo ebbero il merito di attirare su se stesse il fuoco nemico, distogliendolo così dagli obbiettivi civili.
La torpediniera “TB53T” affondò con un siluro il piroscafo “Lemnos” , nave dei loro alleati tedeschi, distrutta affinché non cadesse nella mani degli italiani come preda bellica, mentre un aereo, volando a bassa quota, sganciava fumogeni e la “Dinara”, più al largo, continuava a colpire la città.
Il bombardamento navale di Ancona durò due ore e causò la morte di oltre sessanta persone.
La storia del bombardamento, quella tramandata dai vecchi di generazione in generazione, racconta che la prima a morire fu una donna, ma nessuno ne ricordava il nome.
Si chiamava Naspetti Filomena, 62 anni, moglie di Caparelli Sebastiano e morì “ in seguito a ferite prodotte da schegge di proiettile di artiglieria” alle 4.50 del 24 maggio 1915, così come si legge nel suo certificato di morte redatto da un medico dell’ospedale cittadino ed oggi digitalizzato ed in rete.

Testimone di quegli accadimenti è Enea Milesi, la cui vita e le cui vicende, personali e familiari, sono ricostruite emitragliereinancona raccontate nel libro “ I diari della bicicletta. Storie di salotti e di trincea” (edizioni Gruppo Albatros, 2011) dallo scrittore Gregorio Giungi proprio attraverso degli scritti lasciati dal protagonista. Enea è un giovane nobile di provincia che in quei giorni risiedeva con la famiglia nella casa di città, nel centro di Ancona e a pochi passi dal porto e racconta quelle ore di angoscia e paura per le bombe che cadevano, gli incendi divampati in molte case, i feriti ed i morti ma soprattutto racconta ciò che accadde dopo.
Il rumore del motore di aerei che volavano molto bassi squarciò il silenzio che seguì alla fine del bombardamento ed il ronzio fu accompagnato dalle urla di gioia degli anconetani quando questi si accorsero che erano aerei italiani. Quando qualche minuto dopo comparve in cielo la sagoma del dirigibile ( probabilmente il “Città di Ferrara” ) decollato dal vicino aeroporto di Jesi, le urla della gente, scesa in strada o affacciata ai balconi o alle finestre, divennero di rabbia, insulti ed improperi rivolti agli austriaci oramai lontani, rivolgendosi all’enorme velivolo quasi come se fosse un “Angelo Vendicatore “.
Il Milesi racconta il caos di quei minuti, la persone che andavano e venivano da e verso il porto e ricorda il volto insanguinato di uno dei marinai tedeschi sottratto a stento al linciaggio della folla inferocita da alcune guardie e dai carabinieri. Quel marinaio, mentre veniva condotto via urlava      “ Verdammte Tiere “, “animali maledetti “.
Con il dirigibile ad Ancona arrivò anche l’odio, sentimento che devasta e stravolge gli animi e distorce i volti degli uomini, protagonista di quella e di tutte le guerre.
ricognitoreaustriacoabbattutoadancona1916Qualcuno ha attribuito all’odio ed alla violenza la forma della spirale perché gli avvenimenti sanguinosi e drammatici sembrano precipitare in un vortice senza fine, confusi tra di essi, fatti sanguinosi che ne generano altri, troppo spesso senza un motivo e sempre ingiustificabili.

A ben guardare però, a conoscere a fondo ogni storia, c’è sempre un inizio, un episodio, c’è sempre una causa e c’è sempre un colpevole al quale, a modesto parere di chi scrive, deve essere messo in conto tutto ciò che è accaduto in seguito.                                                                                              

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