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Petra e i Nabatei, tra mito leggenda e splendida realtà (terza puntata)

di Federico Gentile


Petra lingresso alla cittàCon la terza puntata termina il lungo articolo/guida del nostro collaboratore. Siamo certi di avervi fornito delle informazioni diverse dalle solite guide e dai soliti articoli. L’accuratezza e la precisione sono una delle nostre peculiarità che sappiamo essere apprezzate dal vasto pubblico che ci segue. Buona prosecuzione.
…. Sempre sullo stesso lato della Via, attiguo al Mercato Basso si trova il complesso del così detto “Tempio Grande”; si tratta di un complesso monumentale altamente simmetrico ( 113m per 70m) che si sviluppa su tre livelli, l’accesso principale alla struttura è sulla “Via Sacra” tramite un propileo con gradinate al centro del lato settentrionale a cui si accede al “tèmenos inferiore” (70m per 65m).

Quest’ultimo, pavimentato da lastre di calcare esagonali (ben conservate), è fiancheggiato da un doppio portico su tre file di colonne su i due lati lunghi che terminano a sud in due esedre ai lati della scalinata del temenos superiore.
Dal “temenos inferiore” provengono una serie di elementi decorativi, come capitelli dalla testa di elefante e una serie di sette pannelli raffiguranti divinità maschili e femminili ( Ares, Tyche, Afrodite). Le divinità, che sono rese in stile greco classicheggiante, hanno i lineamenti del viso piuttosto paffuti, caratteristica comune ad altri simili ritrovati nel Qasr al-Bint, che sarebbero da attribuire ad una bottega palatina attiva intorno alla fine del I secolo BCE. al-Uzzà raffigurata come Afrodite dal Qasr al-BintSul lato sud del temenos inferiore, attraverso tre rampe di scale (quella principale, centrale, in asse con il propileo del temenos inferiore, altre due minori ai lati), si raggiunge la cella che era all’interno di un peristilio. L’edificio era un tetrastilo rettangolare corinzio in antis (28m per 42,5) con ampi intercolumnia. Il pronao  è separato dal naos da una coppia di colonne con base attica (stuccate in rosso). All’interno del colonnato del tempio non c’era una cella nè un muro che dividesse la parte sacra da quella profana. Non c’era ne un adyton ne una piattaforma di culto, né c’erano altari, ex voto, iscrizioni dedicatorie o tracce di una statua di culto. Su tre lati del tempio, all’esterno, c’erano dei corridoi voltati doppi, uno per la viabilità del tempio uno senza accesso al tempio (foto 75, ambienti N), le pareti di questi corridoi erano affrescate da coloratissimi dipinti che gli archeologi americani hanno datato all’epoca di Malico I (62-30 BCE.) o Obodas II (30-9 BCE.). Sarebbe quindi da datare alla seconda metà del I secolo BCE. la prima fase di monumentalizzazione del complesso. Ad una seconda fase, che gli archeologi comprendono tra la seconda metà del I secolo CE e i primi anni del II secolo CE , apparterrebbero molte modifiche e aggiunte alla struttura; il temenos inferiore fu pavimentato con le lastre esagonali, furono aggiunti i porticati colonnati laterali con le esedre e venne ridisegnata la scalinata a sud con la rampa centrale in asse con l’ingresso del tempio. Alla stessa fase appartengono le aggiunte all’interno del “presunto tempio” che hanno portato gli archeologi ad un blocco interpretativo dell’intera struttura nella così detta cella fu inscritta una cavea, a raggi semicircolari alla maniera di un teatro, che aveva una capienza stimata di 580/600 posti a sedere. Questo elemento sicuramente inusuale per un edificio templare rappresenterebbe un unicum nell’archeologia dell’intera regione.  
Secondo Andreas J. M. Kropp, dell’università di Nottingham, che ha esposto la sua chiave di lettura in un recente articolo, il così detto teatro non sarebbe altro che un bouleuterion, comparabile con quelli ellenistici o romani di Mileto, Priene, Iasos e Pompei, o della più vicina Jerash. I bouleuterion di Petra e Jerash hanno un’altra caratteristica comune, la scena in entrambi fù aggiunta in un secondo tempo (in epoca romana) con una tecnica costruttiva meno raffinata e più sbrigativa. Non sono inoltre sostenibili dei paragoni (come proposto in passato) con i santuari laziali di epoca tardo-repubblicana come Preneste, Gabi, Tivoli, Terracina e Pietrabbondante (Bovianum Vetus) o con realizzazioni similari di epoca augustea come il teatro di Verona;  in tutti questi la cavea è sviluppata in maniera completamente diversa, sempre subordinata rispetto agli altri elementi del complesso è posizionata all’esterno davanti alla cella, in asse con l’ingresso, ed è spesso preceduta dall’altare. La cavea all’interno della cella sarebbe stata considerata come un sacrilego sconfinamento nello spazio della divinità.

Il teatroLa datazione presunta di tale ristrutturazione coincide anche con gli sconvolgimenti politici che investirono Petra negli anni a cavallo tra la fine del I secolo e i primissimi anni del II secolo CE, che culminarono, nel 106 CE, con l’annessione del regno nabateo da parte di Roma che divenne parte della Provincia di Arabia. Una volta che a Petra furono date istituzioni cittadine, come una boule e un demos, il grande tempio divenne  il centro civico delle assemblee pubbliche. In questo caso però, la struttura avrebbe dovuto avere una funzione sociale e governativa anche nella sua prima fase, prima della creazione delle istituzioni civiche quando era ancora governata da monarchi. Del resto una così drastica misura di dissacrazione della funzione  templare per  una conversione ad uso profano sarebbe inimmaginabile.
In tale ottica la “cella” potrebbe essere stata la sala dei ricevimenti, e l’intera struttura sarebbe parte del quartiere palazziale che è ancora in parte da scavare.
Questa tesi sarebbe inoltre suffragata da accertamenti archeologici condotti sull’area sempre dalla Brown University che hanno evidenziato strutture annesse al Grande Tempio dallo spiccato carattere palatino. Scavi condotti ad est del Grande Tempio, nell’area tradizionalmente chiamata da Bachmann nel 1921, “Mercati Bassi”, hanno dimostrato che non si trattava di un mercato ma di un complesso giardino con una piscina. Era una terrazza scavata interamente nella roccia (65m per 53m) che affacciava sulla via sacra che sovrastava di 6 metri, l’accesso quindi non era dalla via sacra ma dal temenos inferiore del grande tempio.
Il piazzale è privo di costruzioni e sono state trovati 19 frammenti di vasi, forati sul fondo, interpretati come vasi per piante, ed è plausibile interpretare la struttura come un giardino connesso alla struttura palazziale. Attiguo al giardino sul fronte nord correva un muro che conteneva un altro piazzale con una piscina in mezzo alla quale fu edificato un padiglione a cui si accedeva tramite un ponticello. L’isola padiglione aveva una pianta rettangolare di 11,5 per 14,5 m) ed ara aperto su almeno tre lati, la porta nord misura 4,6 m di diametro, e occupa quasi la metà della larghezza della facciata, i due portali laterali ciascuno misurava circa 3 metri di larghezza. Tutti e tre i portali hanno telai a doppio incasso, una funzionalità presente su molte facciate delle tombe di tipo assiro a Petra. Sul lato nord c’era probabilmente un quarto portale.porta a sud della piscina con le basi delle due colonne sulla soglia
Il padiglione è fondato su basamento rettangolare - una solida base di pietra arenaria  legata con una malta impermeabile bianca – di 2,5 m di altezza.
Le pareti del padiglione, che si conservano in 3-5 corsi, sono costituite da due file di blocchi di arenaria legati con malta impermeabile. Il pavimento interno del padiglione era coperto da un sottile strato di intonaco bianco sormontato da uno spesso strato di malta impermeabile grigia ottenuta da una miscela di calce e cenere, era in origine coperto da una pavimentazione rettangolare, espoliata già in antichità, che ha però lascito l’impronta sulla malta. Un canale taglia in diagonale il pavimento e si collega con un altro canale che circonda il perimetro esterno del padiglione, appena al di sopra del livello massimo dell'acqua della piscina, doveva essere originariamente il canale che regolava il troppo pieno della piscina. All’interno del padiglione è stato rinvenuto uno dei presunti quattro pilastri che sostenevano le colonne su cui erano impostate le travature del tetto ligneo che si è supposto essere piatto come il Qasr el-Bint. Tra i ritrovamenti significativi, oltre alle ceramiche, spiccano molti frammenti di decorazioni marmoree, stucchi, intonaci dipinti (con meravigliose tonalità di blu, arancione e rosso), e frammenti di volute di capitelli corinzi.
All’interno della piscina nell’angolo nord-ovest,  è stata rinvenuta una scalinata forse usata per i bagni. L’intera struttura era approvvigionata da una cisterna e da una complessa rete di tubazioni che garantivano l’acqua per la piscina e per il rigoglioso giardino su cui si affacciava.
Un Giardino di questo genere in area nabatea, è attestato in un solo caso ad Humeima (Giordania), dove è venuta alla luce una struttura interpretata come “Piccolo Giardino”. E’ invece attestato nelle realizzazioni architettoniche di Erode il Grande, e proprio con alcune di queste il giardino di Petra sembra avere strette connessioni.
I vasi di coccio per le piante usati nel giardino di Erode a Gerico sono molto simili a quelli ritrovati a Petra. Il complesso della piscina di Petra ha molte somiglianze con la piscina di Herodium (vicino Gerusalemme), di cui sembra una rielaborazione in scala ridotta, se si esclude la forma del padiglione che ad Herodium era rotondo.
Jericho Cisgiordania pianta del Palazzo III di Erode il GrandeAnche il Palazzo III a Jericho di Erode prevedeva dei giardini con vasche d’acqua tra i vari annessi; proprio questo palazzo fatto ricostruire da Erode, ha una serie di elementi che lo accomunano a Petra; come si può notare nella ricostruzione, nell’ala nord del palazzo di Jericho c’è una sorta di bouleterion rettangolare scoperto inscritto in un colonnato che comunica con un padiglione chiuso colonnato al suo interno che era la Sala delle Udienze, a sua volta affiancato dai giardini con esedra per i banchetti.
Questa sorta di giardini che emulavano dei paradisi in miniatura hanno una lunghissima tradizione nel Medio Oriente antico. I sovrani neo Assiri integravano il paesaggio con l’architettura, e dove il paesaggio mancava, veniva creato con la realizzazione di giardini sospesi su terrazzamenti a più livelli. Sono noti i rilievi di Assurbanipal (Louvre) nel giardino del suo palazzo a Ninive, circondato da vegetazione rigogliosa e animali esotici. Sono oltre modo noti i Giardini Pensili di Babilonia di epoca Caldea, considerati una delle meraviglie del mondo antico. Anche gli Achemenidi circondarono i loro palazzi con rigogliosissimi giardini che divennero un elemento imprescindibile della loro architettura palazziale (Strabone ci parla dello stupore di Alessandro Magno e del suo esercito davanti alla magnificenza dei giardini di Persepolis). Fu conAlessandro Magno le conquiste di Alessandro Magno che il giardino orientale venne assimilato e divenne un elemento  dell’architettura palazziale ellenistica, per poi essere largamente impiegato soprattutto nei regni ellenistici dei sovrani discendenti dai diadochi di Alessandro. Le paradeisos saranno un elemento importante nei complessi palazzi ellenistici, divenendo parte delle strutture ricreative che comprendevano padiglioni, piscine, fontane, viali, voliere, giardini zoologici, e teatri (cfr. Nielsen 1996). Le fonti ci informano dei giardini ellenistici di Alessandria e di quelli di Daphne (vicino Antiochia), purtroppo sconosciuti archeologicamente.
In Mesopotamia e in Persia i giardini erano usati per scopi ricreativi e per le udienze e i banchetti reali per i quali non erano sufficienti gli ambienti chiusi dei palazzi. Il giardino inteso come Paradisoi era l’ostentazione della ricchezza, delle risorse, delle tecniche e dei mezzi di cui i sovrani disponevano il pieno controllo. Tramite questo potere il sovrano giungeva ad avere il controllo sulla stessa natura facendo crescere rigogliose piante esotiche e scorrere abbondanti rivi d’acqua rinfrescante in contesti aridi o desertici, incarnando egli stesso il potere del dio, di cui è il tramite sulla terra, ed il pieno accordo tra dio e sovrano è l’opulenza stessa che il sovrano può ostentare.
Alla luce di quanto detto, si può sostenere che sia il complesso del Grande Tempio (Sala delle Udienze poi Bouleterion) che il Giardino con la Piscina fossero parte di un unico complesso palatino che a questo punto verrebbe logico presupporre più a sud . Sempre nell’area della Piscina è stata individuata, sul lato sud, una scalinata terminante in un portale con due colonne che probabilmente consentiva un accesso preferenziale alla Piscina dal quartiere reale.
A partire dal 1996 l’Università di Basilea, conduce scavi sulla collina di Ez-Zantur con l’obbiettivo specifico di indagare gli abitati nabatei; nel corso degli anni gli scavi si sono concentrati su tre aree in particolare, Ez-Zantur I, Ez-Zantur III, Ez-Zantur IV. La prima area indagata è stata quella di Ez-Zantur I, più decentrata a sud est rispetto al quartiere palazziale, che ha restituito le strutture murarie e parte dei pavimenti di un abitazione nabatea di discrete dimensioni attribuibile ad una fascia di popolazione ricca.
Petra la Via Colonnato con i principali edifici palatini e templariAi piedi del terrazzamento di roccia su cui era l’abitazione sono stati scavati degli ambienti interpretati come officine di vario genere che però furono distrutti intorno al 70-80 CE, mentre l’abitazione rimase in uso probabilmente fino al terremoto del 364 CE. Il sondaggio di Ez-Zantur III, subito a sud-est rispetto al complesso con la Piscina, ha portato alla luce alcune strutture e camere di una residenza che era esposta a nord verso il sottostante complesso della Piscina. Secondo gli archeologi il palazzo ha avuto diverse fasi che sono riscontrabili nei rifacimenti delle decorazioni in stucco e delle pitture. Una prima fase più antica è da datare all’inizio del I secolo CE , mentre una seconda fase, giudicata coeva ad Ez-Zantur IV, è stata datata con certezza dopo l’inizio del II secolo CE per il ritrovamento sotto uno strato di intonaco di una moneta di bronzo degli ultimi anni di regno di Rabell II (103-106 CE) che rappresenta il termine post quem dell’ultimo rifacimento pittorico. Purtroppo non è stato possibile ricostruire la pianta completa dell’edificio sia a causa del forte deterioramento che subirono le strutture con il sisma del 363 CE e anche a causa di espoliazioni e umili riutilizzi successivi di alcuni ambienti che hanno compromesso la pianta originale.
L’area di Ez-Zantur IV è situata invece sempre sulla collina di Ez-Zantur ma più a sud rispetto al Grande Tempio e alla Piscina, in posizione più distaccata ma comunque ai margini di quello che doveva essere (e tale si sta rivelando) il quartiere delle residenze reali e aristocratche. Gli archeologi svizzeri hanno faticosamente riportato alla luce un grande palazzo che doveva essere la residenza di un membro della famiglia reale o di un alto dignitario di corte, di cui è stato possibile ricostruirne la pianta completa.  Anche in questo caso la residenza in questione sembra avere molte analogie e similitudini con le residenze di Erode il Grande a Jericho, Masada e Cesarea. I resti delle pitture affrescate nelle stanze della residenza di Ez-Zantur IV, sono classificabili di II e III stile pompeiano, paragonabili a quelle dell’ala avanzata del palazzo di Masada commissionato da Erode che volle forse imitare quelle della Casa di Augusto sul Palatino. Gli archeologi svizzeri hanno stabilito che la Residenza fu costruita nel I secolo CE , forse non molti anni prima dell’annessione a Roma della città.

Tutte le similitudini sopra descritte tra le realizzazioni monumentali petree e quelle di Erode il Erode AntipatroGrande, vanno tuttavia contestualizzate in un discorso più ampio che riguarda la lunga storia di interazione culturale che ci fu tra i regni confinanti dei Nabatei e della Giudea, sempre in competizione e scontro. In particolare, va ricordato che Erode non era giudaico, suo padre, Erode Antipatro era Edomita e sua madre Nabatea, egli stesso aveva trascorso molti dei suoi anni formativi a Petra, e forse probabilmente anche per questo motivo ci fu uno scambio diretto di idee e innovazioni tra le due culture, anche al di là delle  congetture storiche che videro i due regni belligeranti tra loro. E’ ragionevole supporre che Areta IV, che salì al trono verso la fine del regno di Erode (37-4 BCE.), abbia cercato di emulare il programma di costruzione del suo rivale di Giuda. Anche Il Tempio dei leoni Alati e il Teatro, entrambi costruiti durante il suo regno, sono stati definiti come "strutture di ispirazione erodiana" (Roller 1998:254).

Conclusioni
Questo mio articolo non ha assolutamente la pretesa inserirsi nel panorama delle numerose discussioni archeologiche su Petra, che lascio a chi ne ha più titoli e competenze; vuole semplicemente essere un omaggio reso a questa città meravigliosa con l’intento di divulgarne la bellezza e facilitare la comprensione delle sue rovine. All’inizio ho ritenuto necessaria una piccola premessa “romantica” sul personaggio di Burckhardt e sull’epopea della riscoperta di Petra, per meglio introdurre il lettore all’esperienza unica che è la visita di questa antica città. Camminando per Petra, rapito dal fascino ancestrale che emana, più di una volta ho cercato luoghi appartati dove altri visitatori non arrivano per poter godere in tranquillità della sua bellezza. Luoghi solitari e lontani dal brusio molesto delle folle di turisti, dove poter rievocare con la mente le sensazioni dei primi scopritori. Ma Petra non era in antico certo un posto silenzioso e tranquillo, tutt’altro, i coloriti richiami dei mercanti, il rumoroso operato degli artigiani, l’interminabile brusio della gente che si affollava sulle sue strade e nel suq, ne facevano una vitalissima e chiassosa cittadina. Dunque a ben vedere, il nostro modo di percepire Petra (ed il bello in generale) non si distacca poi molto da quello dei romantici che consideriamo così lontani dal nostro pensiero, anzi, credo che la nostra percezione sia forse più romantica ancora, in quanto tendiamo a ricercare e rievocare nostalgicamente gli stati d’animo descritti dai romantici. Percorrendo il Siq o salendo verso Ed-Deir, o in qualsiasi altro scenario che Petra regala, tutti i visitatori si sentono un po’ dei Burtckhart, o più semplicemente degli Indiana Jones che vanno alla scoperta della loro Petra. Personalmente mi è capitato più di una volta di soffermarmi per un attimo a pensare alla “costretta muta emozione” di Burckhardt sul suo dromedario.
Lawrence dArabiaUn altro personaggio, che come Burckhardt amò di struggente passione i deserti d’Arabia, è T.E. Lawrence (Lawrence d'Arabia) che visitando Petra la seconda volta, con ancora negli occhi gli orrori della guerra di liberazione araba scriverà.. …
"Petra è il più bel luogo della terra. Non per le sue rovine […], ma per i colori delle sue rocce, tutte rosse e nere con strisce verdi e azzurre, quasi dei piccoli corrugamenti, […] e per le forme delle sue pietre e guglie, e per la sua fantastica gola, in cui scorre l'acqua sorgiva e che […] è larga appena quanto basta per far passare un cammello […]. Ne ho letto una serie infinita di descrizioni, ma queste non riescono assolutamente a darne un'idea […] e sono sicuro che nemmeno io sono capace di farlo. Quindi tu non saprai mai che cosa sia Petra in realtà, a meno che non ci venga di persona". Se, T.E. Lawrence, che fu anche un raffinato scrittore, rinuncia in partenza a descrivere la bellezza di Petra, sicuramente non ci sarò riuscito neanche io; ed in fine anche a me non resta altro da fare, come Lawrence, che invitarvi a visitare questo posto incantevole.
Personalmente, ho avuto la fortuna di visitare Petra in più di un occasione, in diverse stagioni e condizioni climatiche diverse e tutte le volte per diversi giorni; vi posso assicurare che rivederla è ogni volta una forte emozione. Ho percorso il Siq di accesso a Petra la mattina alle 7:00 come primo turista ripercorrendolo poi a ritroso al tramonto come ultimo, intristito e malinconico ogni volta di dover lasciare quel posto magico, come se la mente non volesse smettere di godere di quello stato di estasi del bello che quel posto trasuda da ogni sua pietra (anche se il corpo affaticato brama per un caldo hammam).
Un celebre aforisma di Platone recita: “La potenza del bene trova rifugio nella natura del bello”, esistono quindi alcune categorie del bello che ci possono trasmettere un bene interiore, il bello di cui si nutrono gli occhi visitando Petra sicuramente appartiene ad una di queste categorie.

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