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Petra e i Nabatei, tra mito leggenda e splendida realtà (seconda puntata)

di Federico Gentile

Petra lingresso alla cittàAbbiamo deciso di dividere in tre parti questo lungo articolo per farlo meglio "gustare" ai nostri lettori. Il lavoro del nostro collaboratore va messo in risalto perchè l'impianto, estremamente preciso, dettagliato e curato con cui è stato costruito, rende lo scritto una vera e propria guida storico-archeologico-architettonica da stampare e conservare. Siamo così certi di aver fatto ai nostri amici ed estimatori un gradito regalo. Buona prosecuzione con la lettura.

Dopo aver dato un inquadramento storico geografico della regione ed aver trattato brevemente del culto religioso dei Nabatei, abbiamo qualche strumento per analizzare alcuni dei monumenti più significativi di Petra. VaPalazo reale solo parzialmente scavato comunque ricordato che quasi tutte le grandi Tombe di Petra (almeno le più imponenti e conosciute), come anche l’impianto urbano, il viale colonnato ed i vari propilei monumentali con i grandiosi rifacimenti dei templi, non sono anteriori al II-I sec. BCE., quando come si è detto, l’influsso classico ellenistico sulla città si fece più forte e i potenti re Nabatei diedero lustro alla loro città imitando le capitali ellenistiche con cui intrattenevano rapporti commerciali; tra queste bisogna citare l’Alessandria dei Tolomei dove la cultura egiziana si era elegantemente fusa con quella ellenistica. Sarà proprio questo elegante classicismo alessandrino, affiancato da motivi siriano/orientali ad influenzare i costruttori pertei che perverranno ad un manierismo stilistico dagli esiti particolarissimi. Nei primi secoli della sua storia, Petra era un villaggio modesto di agricoltori che sfruttavano le piene stagionali del Wadi Musa oltre ad essere ritrovo di piccole tribù di pastori nomadi transumanti che raggiungevano le sue sorgenti per abbeverare il bestiame. Proprio le sue sorgenti e la sua posizione protetta e sicura, fecero si che a poco a poco incominciò ad essere (come già detto) luogo di ristoro per le carovane provenienti dall’Arabia. Purtroppo non abbiamo ancora dagli scavi informazioni esaustive delle prime abitazioni dei Nabatei a Petra; gli scavi al centro della città  hanno tuttavia portato alla luce una serie di case costruite non prima del I sec. BCE. (in uso per un breve periodo) precedute da una fase di occupazione priva di strutture murarie da ritenere pertinente ad un insediamento di tipo nomade. A questa prima fase abitativa che potremmo definire proto urbana, risalgono le semplici tombe rupestri ubicate sul pendio occidentale dell'altura di Khubtha e sulla parete rocciosa opposta dello wādī Musa, in seguito obliterate rispettivamente da alcune case e dal teatro. Questa scarsità di ritrovamenti, nella storia degli scavi di Petra, ha dato valore alle fonti antiche che ci parlano di una città senza palazzi dove era ancora largamente diffuso l’uso delle tipiche tende beduine. In attesa di scavi approfonditi e pubblicazioni a riguardo, l’unica traccia archeologica sull’architettura di Petra per i primi secoli della sua storia sono le prime tombe scavate nella roccia, che in base ai confronti stilistici delle facciate sono state suddivise in vari gruppi a cui concidono fasi diverse. Gli elementi che caratterizzano le più antiche sono le “merlature” e le “scalinate”. Le “merlature” che possono variare da 4 a 8, sono a quattro o a tre gradini, inscritte su una piattabanda e in alcuni casi ripetute su due zone sovrapposte.
Tombe con motivo assiroSi tratta di un noto motivo di derivazione assira che si diffuse poi in Siria e in tutto il levante, da dove lo desunsero i nabatei. Il motivo a  “scalinate” per quanto possa sembrare originale, in quanto l’unico caratteristico dell’arte nabatea (soprattutto Petrea), in realtà non è altro che l’ingrandimento dei due merli estremi del coronamento prima descritto. Il motivo a scalinate è presente spesso sulle facciate delle tombe d’influsso ellenistico e per questo si ritiene che sia posteriore al motivo a “merlatura”presente sulle facciate più semplici.
Nonostante i pareri dei i vari studiosi siano discordi riguardo alla data di inizio di questi due tipi di tombe, si fanno risalire al massimo al III secolo BCE. anche se continuarono ad essere in uso fino al I secolo CE accompagnate da motivi di derivazione greca. Ad una fase successiva, che coicide con l’avvio del programma di monumentalizzazione della città, con la creazione del teatro, l’ampio viale colonnato, i così detti “mercati”, gli edifici palatini ed i templi, appartengono le categorie di tombe monumentali di spiccato influsso ellenistico e poi romano.
La tomba scavata forse più famosa e fotografata di Petra, la prima che si incontra dopo aver percorso il Siq, è quella di “el-Khazne”, il Tesoro.
La tomba detta anche del “Tesoro del Faraone” per via di una legenda beduina secondo la quale un faraone diEl Khazne Tomba del Tesoro passaggio vi avrebbe nascosto un tesoro, è sicuramente uno dei capolavori dell’arte e dell’architettura petrea. Costruita probabilmente per accogliere le spoglie di re Areta IV (9 BCE.-40 CE) è anche la tomba con le maggiori peculiarità rispetto a tutte le altre; sulla facciata vi sono capitelli corintizzanti e rilievi figurati di ispirazione greca.
Sul primo ordine vi sono degli dei accompagnati da cavalli che possono essere interpretati come Dioscuri o come divinità eroiche locali, sul secondo ordine vi sono due gruppi di divinità femminili interpretate come Nìkai e Amazzoni, come sembrerebbero indicare le ali per le une e la corta tunica e l’ascia per le altre. sempre al secondo ordine al centro della thòlos, vi è una divinità femminile con cornucopia che in particolar modo ricorda le raffigurazioni delle regine tolemaiche designate come Agathè Tyche; questo ed altre similitudini tradiscono una spiccata ispirazione alessandrina del monumento, confermata anche dall’acroterio con disco solare e spighe di grano (simbolo prima di Hathor poi di Iside) sul timpano, probabilmente pertinente alla figura femminile con cornucopia.
La presenza di questi elementi ha anche messo in dubbio la natura sepolcrale del monumento facendo pensare ad un uso templare o di culto; ma potrebbe bensì indicare che l’edificio era sia luogo di culto del defunto che della divinità, come riscontrato in altre tombe con iscrizioni con dediche al Dio Dūšarā. Le notevoli influenze ellenistiche evidenti a livello compositivo e decorativo e l’assenza degli elementi più tipici dell’arte nabatea, che sono propri di una fase matura più tarda raggiunta nel tardo I secolo CE, datano la Khazne tra la fine del I secolo BCE. e gli inizi del I CE. Nel 2002 dei sondaggi geomagnetici hanno rilevato la presenza di ambienti vuoti sotterranei; gli scavi hanno portato alla luce una scalinata che porta ad una camera sepolcrale posta sotto l’ingresso del Tesoro che potrebbe essere stata scavata per i familiari di Areta IV.
 
Le Tombe Reali
el Deir il MonasteroEntrando a Petra e superato il teatro si apre la vista sulle “Tombe Reali”, scavate dalla massiccia pietra dell'el-Khubtha a occidente della città vera e propria; così chiamate per la magnificenza delle decorazioni e la maestosità degli edifici  oltre al fatto di essere state realizzate probabilmente in origine per i re e gli alti dignitari della corte nabatea. La prima che si incontra è la “Tomba dell’Urna”, conosciuta anche come “Tribunale”. Insieme alla “Tomba Monastero”è la più grande di Petra, fu costruita (scavata) nei I secolo CE (presumibilmente nel 70 CE) nel periodo di Areta IV per suo figlio Malichus II ; affaccia su di un'enorme terrazza con un maestoso porticato dorico, intagliato nella roccia.
All’interno nella camera principale, che è sovrastata da altre tre stanze di dimenzioni minori, c’è una banchina interpretata come triclinium per i banchetti funebri. In epoca bizantina fu trasformata in una cattedrale dal vescovo Jasone nel 447, come testimonia una iscrizione sui dipinti bizantini conservati ancora all’interno;venne anche aggiunto il doppio ordine di volte con le scalinate d’accesso, nota anche per essere stata usata per un certo periodo come archivio e tribunale.
Subito accanto a quella dell’urna troviamo la “Tomba della Seta” detta anche “Tomba Dipinta” per i colori rossi, gialli, blu e grigi che si alternano e creando striature orizzontali particolarissime.
La Tomba ha subito molti danni dalle intemperie e dal tempo, anche a causa della sua esposizione, maParticolare della Tomba della seta nonostante ciò è ancora apprezzabile; la facciata è ornata con quattro finte colonne con sopra una doppia cornice che termina con il classico motivo a scale tipico dell’architettura nabatea.
La terza che si incontra è la “tomba corinzia”, una delle più grandi di petra, la sua facciata è larga 49 m e alta 39. La sua decorazione nella parte superiore è simile a quella del Khazneh (tomba Tesoro) con la thòlos al centro del frontone spezzato, ma nella parte inferiore è molto più complessa. Otto semicolonne corinzie sostenevano l’illusionistica scenografia prospettica che si sviluppa su tre piani diversi. Le due colonne centrali, leggermente avanzate rispetto alle altre sostenevano un primo piccolo timpano, che era sormontato da dietro da un altro timpano più grande sostenuto dalle due colonne accanto a quelle centrali; a sua volta questo timpano era inquadrato da un altro ancora più arretrato, retto dalle restanti colonne che sulla parete descrivevano due piani (con un doppio ordine) prima dell’architrave.
Purtroppo la tomba ha subito gravi danni in seguito ai gravi terremoti e la sua originaria struttura non risulta subito evidente a causa delle lacune dovute ai crolli; tuttavia doveva essere una delle più scenografiche, con le prospettive accentuate dagli stucchi e dalle colorazioni. La quarta la ”Tomba Palazzo” deve il nome al fatto che è stata costruita a imitazione di un palazzo romano o ellenistico a tre piani, cosa che porta a credere che si tratti di una delle ultime a essere completate. Si compone di tre piani. Nella parte superiore sinistra è stata costruita anziché scavata, poiché la parete di roccia non era sufficientemente estesa. Al suo interno le camere funerarie sono molto semplici e non essendo stata trovata nessuna traccia di sepolture si è messa in dubbio la natura sepolcrale del complesso.

L’ultima tomba, leggermente distaccata dal gruppo delle Tombe Reali è quella di “Sextus Florentinus”, governatore della Provincia Araba Romana nel 127 CE e morto intorno al 131 CE. La tomba fu fatta edificare dal figlio su richiesta del padre e un’iscrizione posta all’ingresso narra la vita del governatore romano. La tomba di Sesto Fiorentino è l’unica a Petra ad avere una datazione certa anche se va tuttavia sottolineato che la tomba fu riadattata e rilavorata su una preesistente più antica.
el KhasnehIl più grande monumento di Petra è “il Monastero”- ed-Deir - scavato nella parete del Gebel ed-Deir , a nord ovest della città, il suo scopo è tuttora discusso; la sua facciata misura 49 m di larghezza e 39 m in altezza, la sua decorazione è simile e quelle del Khazneh e della Tomba Corinzia per quanto riguarda impostazione della parte superiore, anche se con alcune varianti; oltre alla thòlos al centro del frontone spezzato, vi sono anche due pilastri posti ai lati di quest’ultimo. Un’altra particolarità è il fregio dorico che attraversa tutta la fronte superiore con metope riempite da dischi rotondi. La parte inferiore è fiancheggiata da pilastri e ha otto colonne, sovrastate da due nicchie ad arco, e una porta a frontone nel centro; questa porta introduce in una stanza quadrata scavata nella roccia con un altare nella parete di fondo. Il monumento ha davanti un grande piazzale rettangolare un tempo colonnato.
La sua funzione è tuttora dibattuta dagli archeologi, un’iscrizione che parla del re Obodas I (96-85 BC) divinizzatoDivinità femminile con cornucopia, ha fatto supporre che si trattasse della tomba del re nabateo; tuttavia, la mancanza di una camera sepolcrale al suo interno e la presenza di un altare avvalora l’ipotesi di un utilizzo cultuale e templare della struttura.  
Si è quindi pensato ad una sorta di heroon  (mausoleo) commemorativo per il culto di Obodas I divinizzato; un’altra ipotesi è quella che vorrebbe il monumento fatto scavare da Rabbel II (70-106 CE) ultimo re di Petra, alle soglie dell’annessione romana del 106 CE, come un tempio santuario per l’antenato divinizzato (Obodas I) e per il culto della monarchia nel tentativo ultimo di rafforzare con l’ideologia un sistema politico ormai giunto al collasso.
Quest’ultima ipotesi è supportata dall’analisi stilistica particolareggiata del monumento. Ed-Deir presenta tutti i caratteri peculiari dell’arte nabatea, con le tipiche decorazioni architettoniche locali; l’uso di capitelli nabatei e non più corinzi, la ripresa di fregi dorici e di basi ionizzanti per le colonne, tutti elementi
che indicano una fase matura dell’arte propriamente nabatea raggiunta solo alla fine  nel I secolo CE, e che si accentuerà all’inizio del II secolo CE, forse anche  per il diffondersi di un sentimento antiromano. Inoltre sono state fatte notare analogie stilistiche con la porta di Bostra che fu edificata nel I secolo CE.

L’impianto urbano di Petra
ricostruzione pianta urbana di PetraDopo aver parlato delle grandi tombe rupestri di Petra è doveroso spendere due  parole anche sul suo impianto urbano monumentale che comprende il Teatro, la grande Via Colonnata, il Palazzo Reale, i propilei con i Mercati, il Grande Tempio ed il Tempio dei Leoni Alati.
Il Teatro di Petra  è  quasi completamente scavato nella roccia e solo parzialmente costruito, fu fatto edificare originariamente da Areta IV dopo il 4 BCE. per poi essere ingrandito dai romani . Si tratta di una singolare attestazione di un teatro romano fuori dall’impero romano. La cavea si innalza su tre ordini ed è divisa in sei cunei con un orchestra semicircolare, il tutto quasi completamente scavato nella roccia. le pàrodoi erano costruite, coperte da volte a botte, la scena in parte tagliata nella roccia era ornata da elementi della tradizione nabatea oltre che da una scultura in marmo di Eracle di probabile officina neoattica. Tutte le parti costruite del teatro andarono distrutte nel terremoto del 363 CE . La lunga Via Colonnata, il cui ultimo impianto si deve ai romani (dopo il 106 CE), iniziava subito davanti alle Tombe Reali sotto il massiccio dell'el-Khubtha e tagliava longitudinalmente la città da est verso ovest costeggiando lo wadi Musa. Quasi all’inizio della via, il wadi Musa incontrava un altro piccolo wadi che scendeva da nord, in questo punto fu costruito in epoca romana un ninfeo (purtroppo andato distrutto in seguito ai terremoti) che doveva ricordare quelli coevi di Jerasch.  La via proseguiva con il colonnato porticato fino al grande arco a tre fornici dove iniziava il temenos del Qasr al-Bint. Questo era il fulcro della città, sulla viaIl teatro colonnata infatti affacciavano tutti gli edifici palatini e templari più importanti; Proseguendo verso l’arco a tre fornici, sulla destra si incontra quello che fu interpretato da Bachmann come Palazzo Reale. La struttura, di cui sono ancora evidenti alcuni dei colonnati, è sull’altra riva dello wadi Musa a fianco del Tempio dei Leoni Alati; si raggiungeva tramite un peristilio costruito sopra il wadi Musa, che aveva l’ingresso sulla Via Colonnata. Sussistono molti dubbi sull’interpretazione di Bachmann del 1912 , e sarebbero necessari degli scavi stratigrafici adeguati per investigare l’area che giace praticamente abbandonata e mai scavata in tempi moderni.
Lasciato il ninfeo sulla destra e proseguendo verso il Qasr al-Bint,  sulla sinistra un ampio terrazzamento sulla collina si affaccia sulla via colonnata, è il così detto”Mercato Alto”, un ampio piazzale rettangolare che si raggiungeva dalla grande via tramite una scalinata monumentale colonnata. Subito dopo, sempre sullo stesso lato della via, ci sono altri due grandi piazzali rettangolari posti a quote diverse più basse rispetto al Mercato Alto; interpretati inizialmente anche questi come mercati sono chiamati “Mercato Intermedio” e “Mercato Basso” .

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