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L'Aquila e i Templari, Celestino V e la Basilica di Collemaggio

Il rosone centrale della Basilica di Santa Maria di Collemaggiodi Stefano Schiavi
Sul segreto dei Templari si sono fatte molte ipotesi e nessuna, fino ad oggi, si è rivelata realistica. Il mistero, dunque, resta immutato e, con molta probabilità, rimarrà tale ancora per molti secoli. Di certo c’è che la forte presenza in Italia dei poveri Cavalieri di Cristo sta ad indicare un interesse particolare per l’Ordine che fu distrutto per volere del re francese Filippo il Bello e del Papa (fantoccio)Clemente V,. Interesse che si intrecci a con la storia de L’Aquila e del Papa Celestino V.

I Templari e l’Aquila, un connubio indissolubile

Il segreto dei Templari e le leggende che ruotano intorno a loro fa parte indissolubile della storia della città al quale si lega la vita e le opere del pontefice eremita Celestino V che venne incoronato Papa nella chiesa della Perdonanza. Secondo la leggenda i Templari, fondati nel 1099 (dopo la prima crociata in Terra Santa (1096)) dal nobile francese Ugo di Payns unitamente al compagno d'armi Goffredo di Saint-Omer e ad altri sette cavalieri che, raggiunta Gerusalemme diede vita ai Pauperes commilitones Christi templique Salomonis (Poveri Compagni d'armi di Cristo e del Tempio di Salomone), meglio noti come Templari, divenuti custodi del Sepolcro di Gesù, si dedicarono alla ricerca dei tesori del Tempio di Gerusalemme.

Secondo la vulgata, i Templari nascosero parti dei loro tesori in diversi luoghi segreti sparsi in Europa (e non solo), alcuni dei quali si trovano in Italia. L’Aquila sarebbe uno di questi e del resto le tracce del passaggio dei Templari nell’attuale capoluogo abruzzese è evidente e significativa.

Chiesa di Santa Maria ad Cryptas. Presbiterio,Affreschi, la famiglia dei committenti degli affreschi del presbiterio. Templari?La Chiesa di S. Maria ad Cryptas a Fossa

A Fossa, situata a pochi chilometri da l’Aquila, si trova la chiesa di S. Maria Ad Cryptas. La chiesa, templare, colpita duramente dall’ultimo sisma, è del XIII sec. (1200 quindi) ed ha una particolarità importante e poco nota ai più. Gli affreschi che raccontano la morte di Gesù “darebbero indicazioni” in merito ai “tesori” ritrovati dai Templari. Primo fra tutti la Sindone, reliquia sicuramente in mano dei cavalieri in quel periodo. Nella sequenza pittorica della Flagellazione, la Crocefissione e la Deposizione di Gesù, è infatti raffigurata la Sacra Sindone. Nella scena della Flagellazione inoltre, si vede un Gesù molto alto, più alto rispetto ai suoi contemporanei, così come sarebbe indicato dalle tracce presenti sulla Sacra Sindone. Allo stesso modo, nella Crocefissione il corpo di Gesù rispecchia perfettamente, nell’allineamento e nella postura, quello rappresentato nella Sacra Sindone. Ma c’è ancora di più, un particolare che lascia pensare perché sono pochissime le rappresentazione del Cristo in quella posizione, specie quella del pollice piegato perché, unitamente alla posizione del capo, rappresenta l’esatta immagine presente sulla Sindone. Insomma, sembra quasi, o forse è proprio così, che l’autore degli affreschi abbia avuto la possibilità di vedere la Sindone stessa. Altro particolare le vesti di San Giorgio e San Martino che sono del tutto identiche a quelle dei Templari, dai colori bianco e rosso.

L’Aquila e Gerusalemme, due città speculari

Altri elementi importanti dell’importanza della città abruzzese per i Templari è la pianta del sito stesso. Infatti L’aquilaL'Aquila e Gerusalemme: solo coincidenze? sarebbe stata costruita sempre nel XII secolo sulla stessa pianta di Gerusalemme. Ma perché? Per quale motivo? Davvero, quindi, doveva custodire il Tesoro del Tempio di Re Salomone o parte di esso? Due città speculari che dovevano conservare il medesimo tesoro e mistero?
Come dicevamo le analogie sono davvero molte a partire dall’altezza delle due città: l’Aquila a 721 metri di altezza, Gerusalemme a 750.
Se a questo aggiungiamo una sovrapposizione delle mappe delle città facendo combaciare il Sud de l’Aquila al Nord di Gerusalemme, avremo una pianta esattamente speculare. Il che ha qualcosa di straordinario e di non certo casuale. Passiamo alla suddivisione della città: Gerusalemme al tempo della conquista romana era suddivisa in 4 quartieri così come al tempo dei Templari e delle Crociate quello cristiano, quello musulmano, quello ebraico e quello armeno. Anche l’Aquila è divisa in quattro quarti, una divisione del tutto originale per le città del 1200. Anche la disposizione dei fiumi, il Cedron e l’Alterno che costeggiano le due città, sono identiche. Ma non è tutto. Simili sono anche la piscina di Silo a Gerusalemme, e la fontana delle 99 cannelle, entrambe opere di ingegneria idraulica adiacenti ad una porta muraria costruite nella parte più bassa della città. Inoltre anche il numero, guardando dal punto di vista esoterico, di 99 che molto spesso ricorre a L’Aquila rimanda inevitabilmente a Gerusalemme quale centro della cristianità: 99 sono le lampade ad olio che bruciano ininterrottamente, notte e giorno, nelle grotte vaticane dove sono ospitate le tombe dei Papi. 9 erano i Templari che scavarono per 9 anni nel Tempio di Salomone. E la stanza segreta in cui si supponeva fosse l’Arca dell’Alleanza misurava 9 x 9 m. L’ordine dei Templari fu istituito nel 1099. 99.16 è il numero delle lunazioni che si verificano nel corso di 8 anni alla latitudine de l’Aquila. Le coordinate geografiche della città sono: latitudine 42”21’ (la cui somma 4+2+2+1= 9), longitudine 13”23’ (somma 1+3+2+3= 9).Gerusalemme ha invece come numero 66, il valore numerico corrispondente alla parola Dio per l’Islam (il quadrato magico di Allah),ma anche l’anno della rivolta dei giudei contro i romani. L’Aquila, che non è altro che la sua copia occidentale, progettata con i punti cardinali topograficamente invertiti, non può avere altro che il numero 99, cioè il 66 invertito.

Inoltre, parlando sempre di topografia delle due città, si osservano delle corrispondenze singolari: il Monte del Tempio a Nord di Gerusalemme rispecchia la posizione a Sud della Chiesa di Santa Giusta a l’Aquila, così come speculari sono le collocazioni dell'aquilana Basilica di Collemaggio voluta e costruita da Celestino V e del Monte degli Ulivi di Gerusalemme. Insomma, come non rimanere un po’ frastornati da tutte queste coincidenze? Sono troppe in effetti e toppo particolareggiate.

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