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Nicolas Poussin e i “suoi” Pastori di Arcadia

Nicolas Poussindi Michele Pusino
Il nome del pittore Nicolas Poussin è legato indissolubilmente ai Templari, la Chiesa di Roma e ai misteri esoterici che aleggiano attorno alla leggenda del Santo Graal, soprattutto, per due versioni di una sua opera: I Pastori dell’Arcadia.
Poussin nasce a Les Andelys, in Normandia nel 1594, da famiglia borghese. Inizia la sua carriera pittorica lavorando per diversi atelier di pittorifrancesi ma senza apparente successo, fino al giungere della prima commissione di alto livello come la decorazione del Palais Luxemburg. Nel 1623 eseguì sei tavole sulla vita di Ignazio di Loyola, commissionate dai Gesuiti. Un lavoro che gli garantì fama e protezioni importanti.


Non è un caso che il potente Cardinale Barberini dal 1624 ed il poeta Giambattista Marino, conosciuto nel periodo parigino, furono i suoi mecenati nelle nobili famiglie romane garantendogli lavori anche se non furono di rilevante entità.
A Roma trovò anche l’amore sposando una donna francese che viveva a Roma, città che divenne la sua residenza permanente, tranne per un breve periodo in cui, richiamato alla corte di Luigi XIII e Richelieu, venne nominato primo pittore del Re e responsabile dei lavori al Louvre e degli altri palazzi reali. Tornò a Roma definitivamente nel 1642, in compagnia di alcuni amici lasciando comunque in Francia suoi allievi che portarono avanti i caratteri della sua scuola pittorica anche con Luigi XIV.
Tornato nella sua Roma (è sepolto nella Chiesa di Sal Lorenzo in Lucina), si dedicò totalmente alla creazione di tavole e temi mitologici e biblici assurgendo a fama internazionale fino alla sua morte avvenuta nel 1665. I modelli di Poussin furono soprattutto Caravaggio, Tiziano, Veronese e Raffaello: da questi modelli Poussin trae uno stile pittorico del tutto originale, in cui la rappresentazione del mondo classico (come emerge dal suo caratteristico uso del colore, che molto deve all’ideale classico di Raffaello e Tiziano) diventa essenza e ragione stessa della pittura, evocatrice di memorie di un tempo felice e, nello stesso tempo, simbolo di passioni attuali, interpretate con altissimo senso morale e razionale, come la sua cultura cartesiana gli insegnava. Motivi che lo renderanno pittore di riferimento nel movimento letterario noto come Arcadia e modello “ideologico” del primo Giacomo Leopardi

I Pastori di Arcadia

Come dicevamo Pussin è conosciuto soprattutto per un’ opera, di cui effettuò due versioni, legate indissolubilmente alla storia dei Templari e del I pastori di Arcadia prima versioneSanto Graal. Nessuno conosce il perché delle due versioni, proprio come per Leonardo da Vinci che dipinse due “Madonna nelle rocce”. Dell’opera, che prende il nome de “I Pastori dell’Arcadia”, titolo che darà il via alle teorie e alle interpretazioni esoteriche elaborate nei secoli successivi, come già scritto, esistono due versioni differenti la prima del 1630 e la seconda del 1639. Nel primo dipinto, che sembra essere stato commissionato dal cardinale Giulio Rospigliosi, futuro Papa Clemente IX, riprende l'opera di Francesco Barbieri detto il Guercino, di circa dieci anni prima, (siamo nel primo periodo romano del Poussin) con nuove interpretazioni. Ma, come il Guercino, questa prima versione non da riferimenti geografici né un inquadramento temporale.

A differenza dell’opera del Guercino in cui i personaggi, due pastori in Arcadia, contemplano riflettendo come anche in quell'ambiente idilliaco la morte vi alberghi, i personaggi del Poussin, tre uomini ed una donna apprendono, leggendo la frase “ et in arcadia ego”, della dichiarazione della presenza in tale contesto favoloso della caducità della vita. Nella prima versione, in basso a destra uno degli uomini, il più anziano che dovrebbe rappresentare un dio, il fiume dell'Arcade Alfeo, appare affranto, in terra , disperato da tale scoperta. Potremmo dire si tratti di una sorta di presa di coscienza macabra e deprimente della mortalità. Altre interpretazioni di questa prima opera vedono nel gruppo dei tre personaggi ravvicinati Mosè, Maria e Siddharta dove, soprattutto Maria, viene identificata anche nell'albero che incastona la tomba come a simboleggiare che quella sia la sua tomba situata nella realtà in Rennes le Chateau (decine di chilometri di distanza dal paese di Rennes per la precisione) come se quel luogo facesse parte della storia di Dio in terra. Il personaggio più anziano in terra che versa acqua dal secchio sarebbe Gesù che versa acqua di morte e lascia gran parte della verità al personaggio della pastorella Maria ivi sepolta.

Nella seconda versione, quella del 1639, l'immagine centrale viene dedicata al sarcofago, privo del teschio, con colori, luci e prospettive decisamente rilassanti e tranquille. I personaggi si distribuiscono pacatamente intorno al sacello, alla sinistra un giovane pastore appoggia il braccio sul sarcofago cui fa specchio sulla destra una opulenta e ricca donna che posa la sua mano in gesto rassicurante su di un giovane pastore che indica la scritta incisa et in arcadia ego, che non può essere la pastorella del precedente dipinto, ma probabilmente Arcadia stessa o la musa della storia Clio. Il quarto personaggio, con la barba, legge con un dito l'iscrizione tombale e ne risulta l'ombra del braccio aggettante I pastori di Arcadia seconda versionesulla lastra frontale a ricordare una falce, il simbolo della morte.

L'epitaffio famoso viene interpretato, nel secondo dipinto, come un elegiaco e lirico lamento della persona sepolta volto a ricordare con malinconia pacata che anche lei aveva vissuto in Arcadia...

Secondo interpretazioni alternative il personaggio barbuto rappresenterebbe i Profeti di altre religioni con la donna che porta il messaggio della fine, dell'Apocalisse, in cui ci si ritroverà uniti in un solo cammino spirituale...la tomba sarebbe quella di Simon Mago ed il paesaggio quello di Ariccia zona sicuramente visitata dal pittore nel suo soggiorno romano, dalla prospettiva sembra vedersi in effetti quello che si chiama il balzo del diavolo e sullo sfondo in alto il paese di Ariccia, anche oggi in questa zona c'è una radura con un arco dove venne trovato il sarcofago di Simon Mago ed il balzo del diavolo, sullo sfondo in alto si intravede ariccia e gli alberi, presenti neldipinto, sarebbero del vicino bosco di Diana.

Ma le teorie su queste due opere, specie sulla seconda, sono molteplici. Ve ne è un’altra che prende spunto dall’osservazione dei personaggi, della loro posizione e, soprattutto, dei loro piedi. Secondo tale teoria, infatti tutti i personaggi, tranne uno, indossano calzari tranne una: la figura scalza dell’uomo all’estrema sinistra appoggiato al sepolcro, vestito di bianco, che tocca il terreno nudo con la punta del piede sinistro. In questa figura qualcuno ha visto la rappresentazione di Pan, dio dei piaceri edonistici, della terra e della morte, che, generalmente, viene rappresentato vestito di bianco, come nel nostro dipinto. Se vogliamo prestare fede a questa identificazione, allora dobbiamo anche ricordare che, secondo la tradizione, Pan viene di solito rappresentato in compagnia del suo opposto: nel quadro, questo opposto sarebbe Gesù Cristo, simbolo di spiritualità e trascendenza. Gesù viene identificato nell’uomo sulla destra vestito di abiti purpurei, rosso sangue, come il sangue della Crocifissione, con i quali viene generalmente rappresentato nelle arti figurative. A questo punto, allora, è lecito ipotizzare che la figura maschile centrale sia Giovanni Battista, che viene sempre descritto come portatore di una folta barba. E la donna sulla sinistra? Per qualcuno, vista la “preferenza” che riserva al pastore vestito di rosso, sarebbe Maria Maddalena, vestita, secondo la simbologia cristiana, di oro e blu cobalto. Un altro particolare osservato dai i fautori di questa teoria è quello che,: prolungando ed unendo le linee dei bastoni dei tre pastori e quelle create dai calzari degli stessi, si otterrebbe una stella a cinque punte, un pentacolo. Inoltre, le linee di prolungamento andrebbero a finire proprio sulla testa del possibile Giovanni Battista, morto proprio per decapitazione. Teoria che sarebbe suffragata da esami ai raggi X i quali avrebbero dimostrato come queste linee siano state dipinte prima del resto della figura: dunque, si puotrebbe ipotizzare che lo scopo di Poussin fosse quello di assicurarsi che il pentacolo fosse preciso. Una teoria affascinant che tale rimane ma che induce ad una domanda: perchè Gesù e la Maddalena si trovano proprio davanti a quel sepolcro? L’unica spiegazione che si potrebbe dare è che quello rappresentato da Poussin altro non sia che il sepolcro della Maddalena: questo spiegherebbe anche la sua aria meditabonda e, all’opposto, l’aspetto sorpreso e preoccupato del pastore-Gesù, aspetto simile a quello di un uomo messo di fronte alla morte della propria compagna. Il fatto, poi, che si faccia riferimento alla regione dell’Arcadia, nel Peloponneso, confermerebbe la teoria secondo cui la Maddalena, dopo la Crocifissione, si sia recata in Grecia. E che, magari, là sia morta. Oppure, il fatto che il paesaggio di sfondo sia collocabile vicino a Rennes Le Chateau, confermerebbe la teoria che la Maddalena si sia rifugiata in Linguadoca e che là, come sostengono in molti, abbia vissuto fino alla fine dei suoi giorni. Magari insieme a GesùRe Sole Cristo ed i loro figli.
Molte polemiche e considerazioni fantasiose-misteriose, dunque, sono state rivolte a queste due opere anche perchè, soprattutto in quella del '39, non è noto il committente del dipinto, né a chi sia dedicato.
Certo, è curioso come il parroco Sauniere si interessò a questo secondo dipinto e non al primo, forse suggestionato dal paesaggio retrostante che per lui appariva molto simile alla zona di Rennes e dell'Audè ( a differenza di altre interpretazioni)...oppure aveva precisi riferimenti a noi sconosciuti che il Poussin cerca tutt'ora di trasmettere nelle due opere separatamente...magari.
Di certo la sua opera interessò molto un Re, Luigi XIV (il Re sul cui regno non tramontava mai il sole). Interesse che ritroviamo nel testo di una lettera inviata al sovrano dall’abate Louis Forquet al fratello Nicolas, segretario del re: egli si era recato a Roma in visita a Poussin, presso il quale aveva poi soggiornato per qualche tempo.

" Roma, 17 aprile 1656
Non potreste credere, signore, nè le fatiche che si sobbarca per il vostro servizio, nè l’affetto con cui lo fa, nè il merito e la probità che mette in ogni cosa. Ho reso al signor Poussin la lettera che voi gli avete fatto l’onore di scrivergli e lui ed io abbiamo progettato certe cose delle quali potremmo intrattenervi a fondo tra poco e che vi doneranno, tramite il signor Poussin, dei vantaggi (se voi non vorrete disprezzarli) che i re durerebbero grande fatica ad ottenere da lui e che, dopo di lui, nessuno al mondo scoprirà nei secoli futuri; e quello che più conta, ciò sarebbe senza molte spese e potrebbe perfino tornare a profitto, e si tratta di cose da ricercare così fortemente che nulla di quanto esiste sulla terra potrà avere migliore fortuna od esservi uguale. "

 

Tracce esoteriche ed alchemiche in Poussin

Da alcune fonti risulta che il Giambattista Marino, amico e mecenate del pittore francese, facesse parte di circoli culturali esoterici ed alchemici in Roma, cos anon certo improbabile per quei tempi.

Nei prossimi articoli seguiremo un filone di indagine che lega il Poussin alla Porta Alchemica dei Misteri della Villa sita in Piazza Vittorio in Roma, appartenente al Marchese di Palombara, insigne alchemico ed esoterista, legato, quest'ultimo all'Accademia della Arcadia di Cristina di Svezia( tema caro al Poussin )...fino a portarci alle famose “Pommes bleues” del mito degli Argonauti che invece interessava al Sauniere e citato nelle sue pergamene con il Poussin e Teniers. Queste mele blu( mele celesti ) sono citate nel libretto “Le Serpent Rouge” (legato ai misteri di Rennes le chateau). Il fenomeno dell'albero proiettato nella chiesetta del parroco Sauniere con rami che terminano con mele blu, dalla vetrata colorata ed istoriata dallo stesso Berengere nei lavori di ristrutturazione, avviene il 17 Gennaio data di pubblicazione del Serpent Rouge, i cui autori son deceduti in circostanze misteriose.

Quali strani legami e quali saranno le spiegazioni di un simil intreccio di fenomeni esoterici, personaggi stravaganti e geniali ? Solamente coincidenze od altro?

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