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I Cavalieri Templari


Sigillo Templaredi Michele Pusino
Per raccontare le vicende e la storia dei  Cavalieri di Cristo, ovvero la Milizia dei Poveri Cavalieri del Tempio e di Cristo, non basteranno certo queste poche righe in cui si vuole solo dare un primo e rapido inquadramento storico ai fatti occorsi all’epoca ed affrontare, soprattutto, quel che meno si conosce dei Cavalieri Templari: le loro capacità Militari, tattica e strategia sul campo, semplici ma innovative.

E’ormai risaputo che il periodo in cui viene ricondotta la nascita del gruppo ristretto dei Cavalieri, nove Nobili dell’epoca, tra cui Ugo de Payns e Goffredo di Saint Omer  come primi Comandanti Templari, avvenne in seguito alla Prima Crociata intorno al 1118-19, con il primario incarico di difendere il viaggio dei pellegrini e delle lunghe carovane di fedeli che si recavano a Gerusalemme.

Fondato  come cavalleria per il Re sovrano e Patriarca di Gerusalemme, forte delle rigide regole monastiche, forgiato da esperienza e Templare in battagliafede nella missione, possiamo affermare che all’epoca rappresentava un primordiale esempio di Esercito Professionista Permanente, cosa che contrastava con il canone feudale dell’epoca che prevedeva un servizio in guerra per il Re limitato al conflitto in causa.

Una contraddizione piuttosto pesante che trovò una prima parziale risposta nella promulgazione della Regola templare, da parte del Concilio di Troyes nel 1129, ma che venne poi brillantemente risolta da Bernardo di Clairvaux quando, circa un anno dopo il Concilio, su richiesta dello stesso Ugo di Payns, compose il celebre “De laude novae militia”, un vero sermone esortativo ed elogiativo; dando così spessore teologico al sincero spirito religioso e di servizio dei primi cavalieri.

Per poter svincolarsi da gerarchie ecclesiastiche e farraginose interdipendenze, i Cavalieri riuscirono a porsi alle dirette dipendenze del Papa, posizione di esclusivo privilegio, godendo di copiose elargizioni feudali e del Re stesso in beni immobili, che, grazie alla loro abilità economica, gli permise di mantenere non solo la costosa macchina da guerra e quanto necessario al suo esercito permanente, ama nche intere monarchie e lo stesso papato.

Templare che mostra la SindoneLa forza militare dei Templari risiedeva nel rigido valore monastico della loro ferrea organizzazione gerarchico-militante, valori che rendevano coesi i Cavalieri, sicuri nelle difficoltà dello scontro e nella ricognizione ed avanscoperta di territori ostili, pietosi nella guerra con gli innocenti, spietati col nemico; all’epoca gli eserciti venivano ricostruiti con gruppi disomogenei di nobili e cavalieri malamente assortiti, in cui prevalevano interessi personali e di casato, difficilmente amalgamabili e gestibili in campo di battaglia, impossibilitati ad organizzare una manovra nel teatro bellico disegnata , programmata ed ineccepibile come fecero i Templari; gli eserciti feudali erano spesso propensi alla razzia, alla violenza istintiva ed al comportamento immorale di questi nobili combattenti.

La presenza dei Cavalieri del Tempio, garantiva ad i Sovrani una affidabilità dettata dai valori che professavano i monaci-guerrieri, i loro voti monastici di povertà e castità li rendevano efficienti ed affidabili, uniti ad un voler combattere fino all’estremo sacrificio con sprezzo di se stessi in nome di Dio, rappresentavano un contraltare imponente Cristiano da poter schierare di fronte alla Cavalleria Araba dell’epoca.

La tattica militare sul campo di battaglia utilizzava una cavalleria leggera con scopi di esplorazione ed individuazione degli obbiettivi sensibili, tecnica moderna: con rapide avanscoperte e ricognizioni improvvise individuavano ed acquisivano l’obbiettivo, come si dice adesso, poi il resto veniva svolto dalla pesante cavalleria e dai Monaci templari con blitz. Spesso i monaci, non preferendo lo scontro frontale, inutile con le tecniche arabe di guerra che utilizzavano un sistema dinamico e leggero e l’uso di arcieri a cavallo, non volendo rincorrere il nemico per poi essere sopraffatto e circondato, colpivano con movimenti a cavallo di intrusione laterale fendendo i  nemici, attaccando come ali e usando percorsi diagonali al fronte di schieramento: durante questi scontri i Templari usavano asce bipenne, strumento di guerra micidiale, per poi passare alla spada, fino alla fine.

Difficilmente la cavalleria templare, che non si confondeva con altri militari presenti in guerra, ma si distingueva dalle tuniche e vessilli da cui il famoso “Voissant” ovvero “Valcento” bianco e nero (indicava che uno di loro ne valeva cento) batteva in ritirata; era una pratica sconsigliata militarmente e non consona al loro sacrificio finale, in cui la causa ultima era il loro fine, per mezzo della fede di Dio…tale particolare forza generò un rispetto sacro dimostrato e reso da molti potenti eserciti amici e nemici.templari alla crociata

Purtroppo tale specializzazione risentiva del terreno di guerra e quando, finito il sogno d’Oltremare, non riuscirono a ricondizionarsi con nuove tecniche di guerra con i saraceni ed in genere col nemico, difendersi ed attaccare in aree ristrette e limitate o variegate nel paesaggio, costituì parte della sua incapacità di adattamento al territorio Europeo: in mancanza di una Crociata e di un obbiettivo bellico, divennero un problema per i loro debitori…tra cui il malvagio Filippo il Bello ed il Papa Clemente V, il cui triste epilogo è storicamente rinomato.

Le immani ricchezze accumulate, dopo il famoso Venerdì 13 ottobre 1307 da allora giorno nefasto, vennero requisite dal Re francese e dal Papato, dovevano essere ridistribuite agli Ordini nuovi Monastico-Cavallereschi, in primis Ospitalieri ovvero l’attuale Ordine di Malta, ma da documentazioni analizzate recentemente, sembra essere andata una quantità ridotta delle ricchezze dei Templari;  a riprova del fatto, tuttora si cerca il famoso Tesoro segreto dei Templari, non solo materiale ma soprattutto spirituale, ovvero i famosi insegnamenti mistico esoterici dei Cavalieri…sarà argomento di prossimi articoli.

Attualmente è opinione comune che, nascostosi per anni e celandosi dietro diciture differenti ed organizzazioni di altra matrice e fattura, l’Ordine dei Cavalieri di Cristo, sia in vita ed in attività di servizio.

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