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Il Santo Graal


Caravaggio, Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo portano al sepolcro il corpo di Cristodi Michele Pusino
Premessa: “ Il termine graal designa in francese antico una coppa o un piatto e probabilmente deriva dal  latino medievale gradalis, con il significato di "piatto", o dal  greco κρατήρ ("vaso")… “
Questa è una delle molteplici interpretazioni etimologiche del termine comunemente reperibile in rete. Nel presente articolo non intendo affrontare la “queste du graal” dal punto di vista etimologico, piuttosto, affronteremo tale complesso argomento partendo dal profondo significato  Cristiano, Storico ed Esoterico che caratterizza il Graal.

Per millenni l’uomo si è affannato nella cerca della preziosa reliquia, spendendo soldi, capacità, tempo e vite umane, poiché il graal ha da subito rappresentato un vero e proprio tesoro, una forza, anche in termine di supremazia politico-militare ( vedi il Nazismo ed il Graal ), una sacralità per la nostra Religione da ottenere a tutti i costi… anche un valore spirituale per rinsaldare e render coesi i Cristiani di tutto il mondo, riconoscendo nel sacro vaso la testimonianza imperitura del sacrificio di nostro Signore Gesù Salvatore.
Robert de Boron, autore del Roman dou l'Estoire de Graal ou Joseph d'Arimathie (secolo XIII) narra che il Giuseppe di Arimatea, con l’aiuto delle donne care a Gesù e Nicodemo, preparando il corpo del Cristo, raccolsero il sangue, dalla ferita causata dal centurione romano, in una coppa ( metodica scientifica di una rudimentale autopsia) nel pulire ed ungere il corpo di Gesù deceduto poche ore prima; sembra che tale contenitore sia stato portato dallo stesso Giuseppe in Britannia.
Questo episodio non risulta dai Vangeli, nemmeno dagli apocrifi, da cui si evince della presenza del calice solo nell’atto dell’ultima cena.
Probabilmente dal romanzo di De Boron nasce la Cristianizzazione del Graal definito per l’appunto Sacro, cioè conferendogli una esclusiva sacralità Cristiana, non risparmiando aggiunte finali vivamente Cristiane non ritenute originali ma postume all’autore.
Nella letteratura del filone, successivamente definito, Arturiano, il graal non assurge a valore sacro Cristiano, né viene mai definito sacro, ma appare sotto forma di un oggetto non definito, dorato ed incastonato di pietre preziose (Perceval ou le conte du Graal di Chrétien de Troyes XII secolo).
Sempre nel ciclo letterario cavalleresco-arturiano, viene definita anche come una pietra magica, “lapis exillis”come raccontata nel Parzival di Wolfram von Eschenbach. Da fonti e ricerche storiografiche sembra che i racconti del “graal” traggano origine da racconti gotici od addirittura precristiani, quindi da leggende tramandate oralmente poi trascritte e romanzate nella vicenda di Perceval, fino a giungere ad i racconti del graal, come la sua conquista da parte dei Cavalieri della Tavola Rotonda.
Da ultimo, nel XV secolo, tale Thomas Malory, nella “Morte d’Arthur”, riprese la comunione Graal e Re Artù.
Nei secoli i romanzi del ciclo Arturiano,poi detti del Graal, hanno ramificato creando una serie di racconti satellite,incentrati sulla somma prova del “Cavaliere” di conquistare il prezioso Graal, portando ad identificare il Sang Real ( sangue reale dell’ultima cena )con il San Greal ( Santo graal) collegandoli nella etimologia francese,lingua adottata negli antichi romanzi.
Nel premettere questo generico e semplice inquadramento della questione Graal, utile per introdurci rapidamente nel momento storico e nella cornice di Religiosità che corona il calice Santo, tratteggeremo, nei capitoli successivi, la parte spinosa dell’argomento: ovvero l’esoterismo e la simbologia sottesa al graal.

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