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Gli anagrammi di Galileo Galilei: Cinzia e le altre

di Marco Mattia

Galileo GalileiA 450 anni dalla sua nascita, I Viaggi nella Storia non ha voluto fare il solito articolo celebrativo ma, come è nostro costume, abbiamo deciso di affidare al nostro Marco Mattia qualcosa che andasse oltre a quello che tutti bene o male conoscono. Oltre il solito nozionismo e, siamo certi, vi appassionerete, come sempre, a quanto il nostro esperto collaboratore ha scritto per voi. Galileo non era soltanto un grande astronomo ma anche una persona colta che per “navigare” nel mare magnum dell’Inquisizione aveva compreso che la criptazione delle sue parole e delle sue scoperte, avvenuto nello scambio epistolare con Keplero, avrebbe potuto salvarlo dalle mani di chi rimaneva ancorato a dei principi ormai vetusti ed ancorati a filosofie antiche, per altro fantasiose. Buona lettura.

Se fosse un numero di magia sarebbe senza dubbio il più riuscito perché ingannò le donne e gli uomini per secoli facendo credere loro che fossero il Sole e le stelle a muoversi sopra le loro teste e illudendoli di essere al centro dell’universo, immobili e con gli occhi rivolti al cielo, mentre tutto girava loro attorno.
Quella che per noi oggi è una teoria astronomica quasi risibile, ovvero il sistema geocentrico
(aristotelico – tolemaico) è stato il modello astronomico predominante in tutto il mondo per millenni e fu veritàNicolò Copernico assoluta per scienziati, filosofi e religiosi che spesso bollavano come fantasie, sciocchezze o eresie altre teorie o modelli astronomici che non ponessero la terra al centro dell’universo.
Fu l’astronomo polacco Nicola Copernico (1473 – 1543) con la teoria eliocentrica descritta  nella sua opera  “Nic.Copernici de hypothesibus motuum caelestium a se constitutis commentariolus “ ad insinuare i primi dubbi nella comunità scientifica ipotizzando il sole al centro dell’orbita dei pianeti e quindi fulcro del sistema solare, tesi rivoluzionaria che contagiò altri due grandi scienziati, Keplero e Galileo Galilei.
Figlio primogenito di Vincenzo, musicista e teorico della musica, Galileo nacque a Pisa nel 1564 ed intraprese proprio nella facoltà di quella città i primi studi in medicina.
Abbandonò l’università malgrado la contrarietà paterna nel 1585 e quindi si dedicò a tempo pieno allo studio delle scienze matematiche ed alla geometria, veri interessi della sua vita, scrivendo il primo trattato, "La bilancetta", nel 1586 e solo tre anni dopo gli fu assegnata la cattedra di matematica a Pisa.
Verso la fine del 1604 la comparsa di una supernova destò l’interesse di tutta la comunità scientifica ed astronomica europea tanto che Galileo prese parte in prima persona al dibattito osteggiando pubblicamente la tesi dell’immutabilità della materia celeste durante una conferenza pubblica.
Nell’estate del 1609 costruì il suo primo cannocchiale e nell’anno successivo iniziò a scrutare il cielo facendo subito alcune osservazioni  destinate a rivoluzionare le conoscenze astronomiche: scoprì le macchie solari e che la Via Lattea era un ammasso di stelle, quattro satelliti nell’orbita di Giove che battezzò “ medicei “ in onore di Cosimo II di Toscana e vide che la Luna era coperta di montagne.
il telescopio di Galileo GalileiProprio in quegli anni Galileo intratteneva uno scambio epistolare con un altro grande scienziato ed astronomo, Keplero (1561 – 1630), al quale inviò una lettera in data 11 dicembre 1610 per mano di Girolamo de Medici (1574 – 1636) al tempo ambasciatore a Praga del Granduca di Toscana comunicando al collega una scoperta epocale con una frase latina in codice :
"Haec  immatura a me iam frustra legantur o, y”. Keplero non venne a capo del mistero e così la soluzione, un anagramma, gli venne inviata con un’altra missiva il primo gennaio del 1611 ed era un’altra frase latina :
“Cynthia figuras aemulatur mater amorum”, in italiano “ la madre degli amori imita le figure di Cinzia”.
Verso la fine del 1610 Galileo osservò che Venere, la madre degli amori,  presentava delle fasi proprio come Cinzia, l’antico nome della Luna scoprendo quindi che Venere non era una stella, come si era erroneamente ritenuto fino ad allora ma un pianeta e che presentando fasi simili a quelle lunari necessariamente orbitava attorno al sole, confermando e dimostrando di fatto la veridicità della teoria eliocentrica copernicana.
Perfettamente consapevole dei rischi che correva a rivelare importanti e rivoluzionarie scoperte astronomiche contrarie alle scienze tramandate e a ciò che era scritto nella Bibbia ma anche dell’importanza di poter rivendicarne la paternità e la priorità, Galileo architettò un efficacissimo metodo di codifica dei messaggi tanto efficace che Keplero non riuscì a decifrare e non fu quello l’unico episodio perché almeno in altre due occasioni il fisico pisano comunicò al collega altrettante scoperte.
L’escamotage non servì ad evitargli la condanna del Sant’Uffizio del 22 febbraio del 1633, condanna a morte commutata in confino dopo la ritrattazione delle sue teorie astromiche.
Destino beffardo per l’uomo che vide più lontano perché morì cieco ad Arcetri  nel 1642.

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