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Tarquinia e la scoperta di una tomba nobiliare dei tempi di Tarquinio Prisco

Tarquinia tumulo tombaledi Stefano Schiavi

Che l’Etruria sia ancora un mondo, quello etrusco, da scoprire lo sanno pure i sassi eppure per gli studiosi o gli appassionati come noi e come il sottoscritto che fa scavi archeologici con associazioni di volontariato ed ora con “I viaggi nella storia” proprio in Etruria, dove c’è la sede centrale dell’Associazione, c’è sempre quel non so che di patos ed incredulità ad ogni scoperta.

Specie se la scoperta è dell’importanza si quella avvenuta a Tarquinia la scorsa settimana. Sono molte le cose ancora da scoprire in questa terra d’Italia e sono molte le ricerche che in effetti si stanno effettuando su un territorio ricco di storia. Dai villanoviani agli etruschi ai romani ai templari ai saraceni al papato ai francesi e agli spagnoli, ovunque un pullulare di insediamenti, rovine, scavi, ricerche il tutto con pochi mezzi, poche risorse ma tanto impegno, tanta fatica, passione e sudore per far riaffiorare la storia dai cassetti della memoria e dalla terra, tanta, che la ricopre da millenni.
Così il ritrovamento da parte degli archeologi dell’Università di Torino e della Soprintendenza per i BeniTarquinia apertura della tomba archeologici dell’Etruria meridionale di una tomba etrusca nella necropoli della Doganella, risalente a 2600 anni fa, accende i riflettori su un territorio che, seppur sconvolto da insediamenti industriali di grande rilevanza, può e deve tornare ad essere uno dei centri storico-artistico-culturali di maggior interesse per il turismo di ogni tipo secondo solo a Roma.

L’ipogeo, un piccolo tumulo del diametro di 6 metri con una sepoltura a camera molto interessante e intatta a doppia deposizione, è stato datato al VII tra il 610 e il 600 a.c. (a Roma regnava un Re etrusco-romano: Tarquinio Prisco) è risultato fortunatamente inviolato (in una zona soggetta all’opera degli scavi clandestini) ed ha così offerto al mondo un ritrovamento ed uno spettacolo che non ha eguali da molti anni a questa parte. All’interno del sepolcreto un'architettura dipinta, ci sono tracce di pittura che riproducono il tetto di una casa mentre sui letti sepolcrali lo scheletro appartenente ad una donna giovane con un’età che va tra i 35 e i 40 anni. Ma fatto importante è stato anche il rinvenimento, accanto al corpo della nobile etrusca (perché di nobile si tratta), effettuato dagli archeologi: una seconda sepoltura che custodiva un corpo incinerato di un uomo. Probabilmente un principe. Non si ha la sicurezza di questo ma la vicinanza con il tumulo della Regina fa presupporre che si tratti di due nobili di alto lignaggio.
Vasellame ritorvatoAccanto allo scheletro della donna armi, una lancia, un giavellotto e un coltello rituale (e questo inusuale ritrovamento aveva tratto inizialmente in inganno gli archeologi guidati dal prof. Alessandro Mandolesi dell’Università di Torino), vasellami, un aryballos, un unguentario, ancora affisso alla parete. E, nascosti in vasi votivi, gioielli e sigilli nobiliari.  Il ritrovamento giunge come coronamento di una campagna di scavi iniziata nel 2008 e che interessa la via dei Principi della Necropoli della Doganella a Tarquinia. Scavi resi possibili dal finanziamento avvenuto da parte di due aziende private. Come ormai troppo spesso accade in Italia. Senza gli aiuti dei privati e degli appassionati il più grande museo all’aperto del mondo, cioè l’Italia, rimane giacente all’incuria e al tempo. Ma tant’è.
Sulla zona in questione c’è anche una teoria, a questo punto plausibile, degli archeologi che ipotizzano che l’areaTarquinio Prisco re di Roma del ritrovamento potrebbe essere in realtà una “zona riservata” dove venivano deposti sovrani (i Lucumoni) e principi etruschi  o comunque la nobiltà legata ai regnanti. Del resto le leggende sono molte. Tra queste quella riferita alla sepoltura di un certo Demarato di Corinto, ricco mercante greco trasferitosi a Tarquinia intorno alla metà del VII secolo avanti Cristo. Demarato sposò una nobildonna locale, la più bella della città. Nacque un figlio, lo chiamarono Tarquinio Prisco e divenne il primo sovrano di origine etrusca di Roma. E se in quell’urna cineraria ci fossero le ceneri di Demarato? Difficile affermarlo ma fantasticare si può.

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