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Gli studenti della “Lawrence Academy” dal Massachussets alla scoperta della città medievale di Tolfa Nuova

medioevo 1di Stefano Schiavi
Per il secondo anno studenti e professori della 'Lawrence Academy' di Groton nel Massachussets (USA) sono tornati sui Monti della Tolfa per una esperienza all’insegna dell’archeologia e della cultura. Nell’ambito di un accordo tra il Gruppo Archeologico Romano (in collaborazione con l’Associazione I viaggi nella Storia), il Comune di Allumiere e l’Università degli Studi di Roma Tre, è stato possibile alloggiare gli studenti presso l’ex Base NATO di Allumiere, recentemente ristrutturata e già sede di importanti iniziative di ricerca scientifica.


Gli studenti sono stati impegnati nell’area della Tolfaccia, il sito dell’insediamento di età medievale di Tolfa Nuova.Ruderi della Rocca di Tolfa Nuova L’esistenza dell’insediamento di Tolfa Nuova è nota almeno dal XIII secolo d.C. anche se nell’area sono state trovate tracce di una precedente frequentazione del periodo protostorico. Il sito è oggetto di attività del Gruppo Archeologico Romano da diversi anni e tale impegno ha consentito il recupero di una parte della rocca fortificata dell’insediamento, della chiesa principale che su di essa sorgeva e, in anni più recenti, di una chiesa, probabilmente dedicata a sant’Andrea, che si trova sulle sue pendici.
Durante le attività di indagine archeologica gli studenti si sono potuti cimentare con le problematiche relative allo studio e alla conoscenza di un sito archeologico di notevoli dimensioni e complessità come quello della Tolfaccia.
L’impegno degli studenti ha permesso di ripulire e portare parzialmente alla luce almeno due ambienti del borgo medievale. Insieme a tanto lavoro i partecipanti hanno potuto visitare Allumiere, il Museo civico “Klitsche de La Grange”, gli importanti siti dei dintorni e godere dell’ospitalità e della buona cucina locale. Il programma di soggiorno  ha previsto anche alcune visite nella Capitale.
Il buon esito dell’iniziativa e l’allocazione presso l’ex Base NATO di Allumiere hanno convinto i responsabili dell’iniziativa a proseguire sulla strada tracciata, dando continuità al progetto che con cadenza annuale vedrà studenti e professori statunitensi impegnati nelle attività di ricerca e riscoperta del sito di Tolfa Nuova.

Tolfa Nuova è Forum Claudìì?
Busto dellImperatore ClaudioMa perché Tolfa Nuova? Probabilmente siamo di fronte ad un antico insediamento romano che si potrebbe identificare con "Forum Clodii" o "Claudii" anche se studiosi moderni collocano questo insediamento imperiale presso la modesta chiesa di S. Liberato, nei dintorni di Bracciano.
La prima notizia riguardante Tolfa Nuova la fornisce il frate Annio da Viterbo, che visse nella seconda metà del 1.400, periodo in cui Tolfa Nuova esisteva ancora. Nei suoi "Commentari su due frammenti dell'itinerario di Antonino Pio (Antiquitatum variarum volumina XV) " il frate viterbese scrive: "Forum novem pagorum Claudii ab hac Tulfa Nova: olim Foro Claudii: recta via est in Tarquinias" e ancora "Est igitur Tulfa Nova inclyta praefectis Romanis usque ad tempora nostra: quae destructa a Saracenis nomen Claudium perdidit et a reparatoribus vicinis Tulfanis Veteribus nomen desumpsit".
Non sappiamo se tutto ciò sia vero anche perché Annio viene considerato un autore poco credibile. Ma tant’è, non appare quindi strano se gli storici moderni propendano per una ubicazione di Forum Claudii nei pressi della chiesa di S. Liberato, sita nelle vicinanze di Bracciano. Che si creda o meno al frate viterbese, restano le testimonianze e le spiegazioni sull'origine di Tolfa Nuova e sul suo nome.
Secondo Annio, mentre i saraceni “battevano” la costa maremmana ed in special modo Civitavecchia, sul monte che oggi chiamiamo Tolfaccia esisteva un centro romano che lui identificava, secondo  l’ “Itinerario” di Antonino Pio come Forum Claudii. Fu durante una di queste innumerevoli scorrerie dei pirati saraceni che la cittadina venne attaccata e distrutta (cosa poco plausibile secondo me vista la distanza dal mare). I suoi abitanti, fuggiti a Tolfa (vecchia), tornati sul posto, avrebbero ricostruito il centro abitato chiamandolo Tolfa nuova.
Saraceni o meno, quella del frate Annio è la prima “cronica” in cui appare il nome di Tolfa nuova. Questa distinzione tra i due centri abitati spiega anche il motivo del perché il nuovo insediamento apparteneva alla prefettura romana e direttamente legata alla potente famiglia di prefetti di Vico.
Altre annotazioni e informazioni arrivano da Volaterrano che tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500, basandosi sia su Plinio che su Strabone pone a Tolfa sia il Foro di Claudio che la prefettura. E sempre verso la metà del ‘500 anche Leandro Alberti identifica Tolfa nuova con Forum Claudii basandosi su Strabone, Plinio, Antonino e Tolomeo, ma anche Annio e Volaterrano aggiungendo che nelle sue vicinanze c’era la prefettura ma anche la via Claudia. Il 9 marzo 1636, il consiglio comunale di Tolfa (ormai Tolfa nuova non esisteva più), nell'avanzare istanza al Papa per ottenere l'area necessaria alla costruzione della chiesa di Cibona, iniziò la risoluzione con le seguenti parole: "Si pregiano i nostri antichi che questa nostra terra avesse i suoi primi fondamenti da un mercato nobilissimo istituito da Claudio perlocchè da Plinio, da Strabone e da Tolomeo vien chiamato Forum Claudii'.
A questo punto appaiono forse forzate le affermazioni degli storici moderni che individuano l’insediamento romano presso Bracciano. Ma tant’è, non siamo noi a poter dire dove sia la verità. Noi possiamo semplicemente farci un’dea in base agli scritti.

Tolfa Nuova e Tolfa Vecchia

Si trattava di due realtà completamente diverse seppur così vicine, con eventi storici distinti e separati. Tolfa vecchia rientrava nel’area di influenza di Corneto, l’attuale Tarquinia, mentre Tolfa Nuova, come abbiamo detto era legata mani e piedi alla famiglia dei prefetti Di Vico. Potrà sembrar poca cosa ma si tratta, invece, di una differenza sostanziale. I Di vico domineranno Tolfa Nuova dall’XI secolo fino al 1435 quando venne decapitato, presso la Rocca di Soriano, Giacomo Di Vico. Un dominio che probabilmente deriva dall’eredità lasciata dalla prefettura romana che controllava le risorse minerarie della zona e che poi passò, de facto, alla famiglia Di Vico.Papa Innocenzo IV
Il primo documento ufficiale in cui si parla di Tolfa Nuova risale al 1247 e si trova all’interno del "Codex Diplomaticus" scritto da Theiner nel quale viene riportata integralmente la lettera inviata da Papa Innocenzo IV al prefetto Di Vico, e nella quale lodava la sua fedeltà alla Chiesa e lo esortava ad usare qualsiasi mezzo per punire e ricondurre a soggezione vetrallesi, tuscanesi e abitanti di Tolfa Vecchia, ribellatesi alla chiesa come "filii degeneri". Al termine della lettera è aggiunto: "In e. m. nobilibus vìris Tulfe Nove"; ciò sta a significare chiaramente che agli uomini di Tolfa Nuova erano legati al prefetto Di Vico e quindi dalla parte della Chiesa.
Ci troviamo nel bel mezzo della guerra tra l'Imperatore Federico II e la Chiesa di Roma guidata da Papa Innocenzo IV. Durante il suo Pontificato le tensioni tra guelfi e ghibellini si acuirono e tutto questo si rifletteva all’interno dei territori italiani.
Ma i Di Vico, inizialmente, non erano sostenitori del papato ma dell’Impero tant’è che quando le truppe papali al comando del cardinale Raniero Capocci e del conte palatino Guglielmo assediarono e presero Viterbo e catturato Pandolfo I dell'Anguillara, che da ghibellino divenne guelfo al servizio del Papa, l'Imperatore Federico lo privò del feudo dell'Anguillara che concesse al prefetto Pietro Di Vico. Ma anche il Di Vico, prefetto e signore anche di Tolfa Nuova, quando vide che le cose si mettevano male per Federico II non esitò a schierarsi dalla parte di Innocenzo IV. Tolfa Vecchia, invece, rimase fedele all’Imperatore.

La Tuscia e il papato

La dura e aspra lotta portò la zona ad essere terreno di feroci scontri specie quando Federico II lanciò i suoi soldati in scorribande insieme a bande di irregolari provenienti da Vetralla, Tuscania e Tolfa Vecchia. M ail vero scopo dell’Imperatore era quello di catturare Papa Innocenzo IV che, durante una serie di trattative non andate a buon fine, si trovò a passare per Tolfa Nuova.

Il Papa aveva pensato di opporre in Italia all'imperatore una dinastia francese e a tale scopo aveva progettato di recarsi in Francia con l’aiuto della Repubblica di Genova. La richiesta fu accolta e i genovesi inviarono una flotta aL'Imperatore Federico II di Svevia Civitavecchia. Appena avvisato, il Papa, che si trovava a Sutri partì a cavallo soffermandosi per poche ore a Tolfa Nuova in attesa di scendere a Civitavecchia la mattina seguente ed imbarcarsi alla volta della Francia dove lo attendeva Luigi IX. Dalla Francia sua alleata il ribadì la scomunica e la deposizione di Federico II.
Lo scontro finale era in atto che finì con la vittoria delle truppe papali e a beneficiarne furono, come detto già i prefetti Di Vico e Tolfa nuova
Con la bolla papale del 30 aprile 1248 il pontefice invitò i signori e le popolazioni fedeli a Federico II a risarcire il prefetto, gli altri prefetteschi e la "comunità" di Tolfa Nuova.
La vita del feudo di Tolfa nuova è dunque legata a doppio filo con i Da Vico e alle loro intemperanze, specie del figlio di Manfredi, Faziolo, che nel 1322 occupò Tolfa vecchia cacciando i legati pontifici. Ci vollero ben 3 lettere dalla cattività avignonese di Giovanni XXII per ricondurlo all’ordine.

Intanto i rapporti con l’imperatore erano tornati nella normalità tanto che Ludovico il bavaro decise di scendere a Roma per rivendicare i diritti imperiali e per farsi incoronare. Il 2 gennaio 1327 fu accolto a Viterbo con grande onore da Manfredi e Faziolo Di Vico, così pure da Silvestro de' Gatti che era divenuto signore della città (Bona figlia di Silvestro era sposata con Paolino di Capello di Tolfa Nuova). Il 17 gennaio 1328 il Bavaro fu incoronato in S. Pietro.
Nell'estate dello stesso anno una parte dell'esercito tedesco, assieme a gente di Viterbo, Corneto e Tolfa Nuova, si portò contro Orvieto e Montefiascone per depredare tutto quanto fosse stato loro possibile. Ben presto, però, i buoni rapporti tra l'imperatore e i Di Vico s'incrinarono per questioni legate alla signoria di Viterbo.
Tornato il Germania L’imperatore i vecchi rancori riesplosero ancor più violenti di prima. Ciò fu dovuto al fatto che durante la sua permanenza Ludovico aveva confermato la signoria di Viterbo a Silvestro dè Gatti.
Fallita la politica del Bavaro (agli inizi di settembre Ludovico prendeva la via del ritorno) i rancori che si erano assopiti riemersero con maggiore violenza. Il 10 settembre 1329 Faziolo Di Vico uccise personalmente Silvestro de' Gatti permettendo di recuperare alla Chiesa la città di Viterbo. Non appena l'esercito pontificio riacquistò le terre del Patrimonio, Giovanni XXII ordinò di risarcire Montefiascone dei danni subiti ad opera della città di Viterbo, di Corneto e di Tolfa Nuova.
Ma nel biennio 1339-1340 si assiste ad una reazione contro la Chiesa sostenuto da Giovanni Di Vico a cui aderirono Tolfa Nuova e Tolfa Vecchia, ambedue torneranno sotto il potere papale. Il 13 novembre 1340 Nerio di Baldo signore di Tolfa nuova, fatto prigioniero dalle truppe papali, e suo figlio Pucciarello giurare fedeltà al legato pontificio, a loro nome e in nome di tutto il popolo di Tolfa Nuova.

Cola di Rienzo
Cola di Rienzo ultimo tribuno di RomaNel frattempo le cose erano cambiate anche a Roma. Con il Papa in Francia la città Eterna era ora guidata dal tribuno romano Cola di Rienzo propugnatore di una nuova politica: abbattere le baronie e istituzione di una Repubblica. Una politica che faceva scalpore ma che attecchiva facilmente tanto che nel giro di poco tempo Cola riuscì ad ottenere l’obbedienza di tutti i baroni e delle città vicine a Roma. Unico che si contrapponeva il prefetto Giovanni di Vico. Ma anch’esso, dopo una serie di battaglie e scontri con le truppe romane piegò il capo all’obbedienza verso il tribuno eletto dal popolo romano.
Ma Cola che non era uno stupido, non si fidò di Giovanni da Vico e lo invitò a Roma. Giovanni accettò e arrivò nella città eterna con il figlio Francesco, 100 cavalieri e molti signorotti della Tuscia facendo distribuire grano al popolo romano.
Per festeggiare la sua venuta Cola di Rienzo lo invitò a pranzo in Campidoglio assieme ad un numeroso gruppo di signori suoi fedeli. Mentre sedevano a mensa, il tribuno fece togliere le armi ed i cavalli a tutti i commensali facendo imprigionare il Di Vico, suo figlio e gli altri del suo seguito. Tra gli arrestati c’erano anche i signori di Farnese, Orvieto, Bisenzio Tolfa Nuova.

La restaurazione papale e il cardinale Egidio Albornoz

Dopo la tragica fine di Cola di Rienzo (al secolo Nicola di Lorenzo Gabrini), avvenuta l’8 ottobre 1354, e del suoIl cardinale Egidio Albornoz sogno repubblicano, papa Innocenzo VI  nominò suo legato e vicario generale in Italia il cardinale Egidio Albornoz, investendolo di pieni poteri anche per la lotta contro il prefetto Giovanni Di Vico.
Nella primavera del 1354 la guerra riprese virulenta fino a quando, nel giugno dello stesso anno Giovanni Di Vico si arrese. Per legittimare il successo il Cardinale Albornoz convocò, nel luglio 1354 presso Montefiascone, un "parlamento" al quale dovettero partecipare obbligatoriamente Giovanni Di Vico ed i suoi familiari, i signori di Bisenzio, quelli di Tolfa Nuova e Tolfa Vecchia, di Monte Monastero ed altri. Tutti giurarono fedeltà alla Chiesa impegnandosi a rispettare le leggi emanate. Il prefetto fu costretto a restituire alla Chiesa tutti i possedimenti e le città che non gli spettavano di diritto, tra cui anche Viterbo e Orvieto. Gli rimasero soltanto quei luoghi che appartenevano direttamente alla sua famiglia, tra cui oltre Bieda, Ancarano e Tolfa Nuova, il più importante: Civitavecchia.

Con la morte di Giovanni di Vico avvenuta nei primi mesi del 1366, si ha la successione nella potenza e nella prefettura del figlio primogenito Francesco. Il suo possesso durò visto che nel 1370 il rettore del Patrimonio del papato, Nicola Orsini Conte di Nola, recuperò Tolfa Nuova alla Chiesa.

La ribellione del 1375 e lo Scisma

Erano anni di dure lotte politiche e di continue guerre tra Comuni, baronie e signorie e con il Papa in Francia e i francesi che la facevano da padroni nei territori papali, il malcontento si tramutò in una vera e propria rivolta capeggiata da Firenze. Dalla città dei Medici lo scontro si diffuse in tutta Italia.
Clemente VII lantipapaFrancesco Di Vico decise di ridare gloria e prestigio alla sua casata, spinto dai fiorentini, iniziò la guerra contro il Papa. Ma Roma non aderì alla rivolta che infuriava. Ancora una volta Tolfa Nuova, con Civitavecchia, Viterbo e altri centri si schierò dalla parte del prefetto, il quale portò l'assedio su Corneto (Tarquinia) difeso e poi ripreso da Ludovico Vitelleschi. Nel dicembre 1376 Gregorio XI scese in Italia sbarcando a Corneto visto che il porto di Civitavecchia era posseduto dal Di Vico. Ma con l’arrivo a Roma di Gregorio XI, Francesco Di Vico uscì dalla lega fiorentina e giunse ad un'intesa con il Papa e con í romani. Ancora una volta aveva cambiato casacca. Qualche mese più tardi, siamo nel marzo 1378 il Papa morì. Il 18 aprile 1378 fu eletto suo successore Urbano VI al quale fu contrapposto dai cardinali francesi, Clemente VII eletto il 31 ottobre 1378: Era stata data vita allo "Scisma d'Occidente".
Francesco Di Vico, ovviamente, si schierò dalla parte dell'antipapa promettendogli il suo sostegno. Nell'aprile 1386 Francesco Di Vico, con l'aiuto di mercenari bretoni, assediò senza successo Tolfa Vecchia che fu presa invece qualche anno più tardi da Giovanni di Sciarra Di Vico, erede nella prefettura del cugino Francesco.
Si chiudeva così un secolo caratterizzato da scontri armati dovuti alla lontananza del pontefice da Roma e alla cattività avignonese.

Gli Orsini, la scoperta dell’Allume e la fine di Tolfa Nuova

Perdurando lo scisma, quando a Gregorio XII è contrapposto Giovanni XXIII (antipapa), Tolfa nuova venne concessa agli Orsini con loro ebbe inizio la giurisdizione della Chiesa su Tolfa Nuova.
Nel 1430 Giacomo Di Vico, figlio di Giovanni Di Vico e suo erede nella prefettura urbana catturò Tolfa Nuova che rientrava nella lotta che contrapponeva le due potenti famiglie romane degli Orsini e dei Colonna. Il Di Vico si era schierato con i Colonna fino a quando questi non si sottomisero al potere della Chiesa.
Così nell'inverno tra il ’31 e il ‘32 l'esercito pontificio, comandato dal patriarca Giovanni Vitelleschi di Corneto e guidato dai capitani Nicolò Fortebraccio, Ranuccio Farnese, Everso dell'Anguillara, Menicuccio dell'Aquila, recuperò alla chiesa Tolfa Nuova, Ancarano e Cencelle.
In breve l'esercito pontificio prese anche Civitavecchia dove Giacomo Di Vico si era rifugiato con la famiglia. Il prefetto si arrese e, dietro compenso di 4.000 fiorini, riparò con la famiglia presso Siena.
Ma come accadeva di sovente in quei secoli, anche il Fortebraccio, non essendo stato pagato dal Papa, decise di non restituire ad Eugenio IV le terre tolte al Di Vico, divenendo acerrimo nemico del Papa stesso. Ancora una volta Giacomo Di Vico, come i suoi predecessori, cambiò schieramento e nell'agosto 1433 partì da Siena per unirsi al Fortebraccio. L'anno successivo riottenne Tolfa Nuova, la fortifico e successivamente, nel novembre 1434, riuscì a difenderla dall'assedio dell'esercito pontificio. Ma, come ormai ci hanno abituati, a causa dei soliti rovesciamenti di fronte, veleni, congiure e complotti Di Vico rimase di nuovo isolato e perse nuovamente Tolfa Nuova che venne distrutta dal Vitelleschi e dagli Orsini che, catturato il Di Vico, lo decapitarono nella Rocca di Soriano.
Con la sue morte ebbe fine la potente famiglia dei Di Vico e Tolfa Nuova entrò nei possedimenti degli Orsini.
Nel frattempo, persa la Terrasanta definitivamente e con esso il commercio dell’Allume che serviva sia per laPapa Paolo III Farnese concia delle pelli che per molte altre cose in Occidente, sui Monti della Tolfa Giovanni da Castro, che per anni era stato a Costantinopoli e in Medio Oriente, scoprì il prezioso minerale poco distante da Tolfa Nuova nella località che oggi viene indicata come La Bianca (frazione di Allumiere). Fu probabilmente questa scoperta e l’inizio dello sfruttamento industriale delle miniere che porterà ad un grandissimo commercio verso tutto l’Occidente europeo, che spinse Everso dell'Anguillara ad impadronirsi  di Tolfa Nuova togliendola a Francesco Orsini. Everso restaurò la rocca e la fortificò con il chiaro intento di dominare i territori vicini.
Ma, a quanto pare, il soglio pontificio non riconosceva i nuovi signori tanto che gli Orsini continuarono a pagare le tasse per Tolfa Nuova, come appare dai libri "Introitus et Exitus" della Camera Apostolica.  
Nell'agosto del 1464, morto Pio ed Everso Dell'Anguillara viene eletto il veneziano Pietro Barbo che prese il nome di Paolo II.
Il nuovo Papa crede molto nella scoperta mineraria e nel ricavato dalla vendita dell’allume, così, con la scusa che i proventi sarebbero serviti per l’ennesima crociata per riconquistare la Terrasanta, stabilì che il prodotto delle allumiere dovesse essere interamente devoluto alla Chiesa. Così come fece in modo che la dominazione sul territorio  fosse esercitata direttamente dalla Chiesa. Non appaiono quindi dei “casi” fortuiti quelli messi in atto dal Papa che nel 1465 imponeva a Tolfa Nuova il primo castellano pontificio; nel 1466 riduceva la sua guarnigione da 15 a 8 uomini; e nel 1467 designava l'ultimo castellano .
I grandi introiti provenienti dall’estrazione di allume presente nel territorio di Tolfa Vecchia, fecero il resto. Il baricentro economico si spostò rapidamente verso Tolfa Vecchia.
Il declino era ormai avviato e la città in decadimento, tant’è che Sisto IV, successore di Paolo II decise di far demolire la Rocca poi del castello ed infine decise la restituzione agli Orsini che la ridussero a rango di tenuta. E da allora non si sentì più parlare di Tolfa Nuova, anche se sotto quella vegetazione e quell’abbondante metro di terra c’è un’intera città medievale da far tornare alla luce.

 

 Galleria Fotografica scavi e resti di Tolfa Nuova

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