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Presenze Templari a Civitavecchia

sigillo templareDi Roberta Galletta

Civitavecchia, con il suo porto di origine romana fondato dall’imperatore Traiano, è da sempre stata considerata un punto di approdo e di partenza importante per la sua posizione strategica nel Mediterraneo e per la sua vicinanza a Roma. La storia dei suoi primi secoli di vita, con l’attività portuale che non venne intaccata dalla crisi che l’impero romano subì alla fine del V secolo d.C. né dalle tormentate vicende del Medioevo europeo, fino alla distruzione della seconda guerra mondiale, alla ricostruzione post-bellica e all’ampliamento avvenuto nel Terzo Millennio, passando per il periodo d’oro del Rinascimento, dimostra la centralità e la forza dello scalo portuale come porta di Roma e come elemento fondamentale nel bacino del Mediterraneo.

Nei secoli dell’espansione templare, per permettere una migliore via di comunicazione tra i cavalieri templari che arrivavano da tutta Europa e Gerusalemme, erano stati creati collegamenti specifici in tutta Europa ed erano stati individuati nei porti della penisola italiana i migliori punti di contatto tra il continente e la Terra Santa. In particolare la posizione geografica della penisola stessa la rendeva invidiabile soprattutto per la presenza di numerosi scali marittimi, fondamentali per il diretto rapporto con Gerusalemme. I porti erano elementi essenziali nelle strategie di organizzazione e di difesa dei guerrieri di Dio e Civitavecchia, per la sua vicinanza con Roma e per la sua posizione al centro del Mediterraneo, era considerata come uno dei migliori crocevia delle rotte dei Templari tra gli approdi della penisola. Inoltre la vicinanza della sede apostolica garantiva ai cavalieri di beneficiare di privilegi, di donazioni e soprattutto della considerazione del pontefice con conseguente lustro e potere all’ordine monastico. Il porto di Civitavecchia vide quindi, alla fine del XII Templari MatthewParissecolo incrementare arrivi e partenze di navi su cui l’Ordine trasportava i pellegrini che si recavano in Terra Santa e che ne ritornavano, con la sicurezza di non essere venduti come schiavi ai pirati di Barberia come a volte facevano Genovesi e Pisani. Altri porti della penisola, Venezia, Genova, Pisa, Trani, Brindisi, Messina servivano, oltre che per l’imbarco e il trasporto di pellegrini e cavalieri, anche per far giungere merci, cavalli e quanto fosse necessario al sostentamento dei pellegrini e degli stessi Templari nel Vicino Oriente. Inoltre molte altre sedi cavalleresche prestigiose erano situate in zone strategicamente importanti come Milano, Treviso, Verona, Osimo e poste su grossi incroci stradali, come Bologna, Piacenza, Perugia, Matera e Potenza che permettevano il facile collegamento con i porti stessi. Nel territorio di Civitavecchia era presente un tracciato che dal porto si collegava alla via Francigena, l’antica strada usata dai pellegrini cristiani che si recavano via mare a Gerusalemme e da coloro i quali dovevano imbarcarsi dal porto dei Papi alla volta dei principali scali del Mediterraneo. Questo percorso, che passa anche all’interno dell’odierno Parco Archeologico-Botanico delle Terme Taurine, costituisce una sorta di raccordo tra il porto di Civitavecchia e Sutri dove la strada si unisce alla via Francigena, asse privilegiato dei collegamenti via terra tra Roma e le località oltre gli Appennini. La strada “internazionale” collegava, in particolare, Roma e Canterbury, passando per tre paesi europei, l’Italia, la Francia e l’Inghilterra, ricoprendo un ruolo fondamentale per la comunicazione non solo religiosa ma anche economica e politica dell’Europa medievale. Alla fine del X secolo, infatti, la creazione della via Francigena aveva notevolmente incrementato i viaggi da e per il porto di Civitavecchia non solo dei pellegrini ma anche, nel corso dei secoli, di commercianti, uomini d’affari, chierici e anche cavalieri templari che con la loro presenza proteggevano le due strade e il porto garantendone la sicurezza.

Il primo passaggio documentato dei Cavalieri Templari a Civitavecchia

immagine-3-percorso-laziale-della-via-francigena-vt prov1Lo storico Vincenzo Annovazzi fornisce la prima testimonianza certa del passaggio dei cavalieri templari nel territorio di Civitavecchia in occasione dell’arrivo in città di Giovanni de Candia, conte di Brienne (circa 1148 - Costantinopoli, 23 marzo 1237) e re di Gerusalemme dal 1210 al 1225, designato da papa Innocenzo III e dal re Filippo II di Francia. Imperatore dell'Impero latino tra il 1228 e la morte, Giovanni era il secondogenito di Erardo III di Brienne tra le cui imprese si ricordano la partecipazione alla quarta crociata e il comando dell’esercito di papa Gregorio IX contro l’imperatore Federico II nel 1229, quando questi si autoproclamò re di Gerusalemme. Così scrive l’Annovazzi nella sua Storia di Civitavecchia del 1848: “Eran con il regio viaggiatore i Gran Maestri de’ Cavalieri Templari, Ospitalieri e Teutonici” identificando il regio viaggiatore con Giovanni de Candia. Civitavecchia, posta al centro del Mediterraneo, trovandosi a pochi chilometri dalla Francigena e dalla Cassia, le due strade lungo le quali erano presenti molti “hospitalia” appartenenti a diversi ordini cristiani, tra i quali i Templari, era quindi utilizzata come scalo per imbarcarsi in arrivo e in partenza dai pellegrini che si dirigevano verso i tre grandi centri di preghiera, San Pietro a Roma, Gerusalemme e Santiago de Compostela, in Galizia. Scrive a tal proposito lo storico Carlo Calisse nella sua Storia di Civitavecchia del 1936 “Questo (il porto di Civitavecchia, ndr) non era soltanto il naturale approdo di quanti anche da paesi settentrionali di Europa venivano per via mare a Roma; ma per quanti , crociati e commercianti andavano dall’occidente verso oriente era il luogo di rifornimento e riposo”.

Il Castello di Monte Cocozzone

Inoltre nell’entroterra, e precisamente a pochi chilometri dalla città medievale immagine 2 Via francigenadi Cencelle, tra Allumiere e Tarquinia, era presente il castello di Monte Cocozzone di cui ancora oggi si possono vedere i ruderi. La struttura era castello papale, in cui i templari svolgevano il servizio di castellania per conto del pontefice poiché molto spesso i cavalieri Templari erano preposti dal papa, o da autorità civili, al comando di fortezze. Il castello di Monte Cocozzone, che si trova non lontano da Civitavecchia, era infatti un tipico esempio dicastello da cui si controllava lo stesso monte e la città medievale di Cencelle, all’epoca ancora vitale. Da fonti citate dallo studioso civitavecchiese di Templari Enzo Valentini, il castello risulta essere stato sotto il comando per circa vent’anni di frate Paolo della Milizia del Tempio assegnato ai templari dal pontefice, che li aveva incaricati di gestirlo in nome e per conto della Chiesa.

Le Precettorie di Civitavecchia

Le due precettorie a Civitavecchia, come in tanti altri porti della penisola italiana, testimoniano la presenza templare nel porto di Roma. Qui l’ordine, ogni volta che arrivava e partiva, aveva due punti di riferimento, scelti proprio per la loro posizione: la chiesa di Santa Maria, che si affacciava direttamente sul porto, e la chiesa di San Giulio sulla strada interna che conduce sotto Monte Cocozzone, poi attraversa il Mignone al Passo di Viterbo e poi arriva a Sutri e che da qui si collegava alla via Francigena. La soppressione dell’ordine dei templari in Europa fu molto dolorosa e molto lunga, con il processo durato sette anni di cui però a Civitavecchia si ha testimonianza con il solo passaggio di un incaricato degli inquisitori che affisse le citazioni del processo sulle due precettorie presenti in città. La forte presenza della chiesa e le conseguenze della divisione tra l’ordine e il papato contribuì enormemente ad oscurare la presenza dei Templari anche a Civitavecchia che nel corso dei secoli, complice la poca attenzione riservata dagli storici locali alle vicende dell’ordine, venne a cadere lentamente nel dimenticatoio.

Chiesa di San Giovanni, detta anche Sant’Egidio e San Giulio

interno campanile con  volta a crocieraIl campanile romanico di una chiesa ormai scomparsa, ubicato ancora oggi e perfettamente visibile nella zona alle spalle del Parco Archeologico-Botanico delle Terme Taurine, rappresenta l’unica preziosissima reliquia in tutto il territorio di Civitavecchia del Basso Medioevo. La torre campanaria resiste infatti ormai da più di mille anni all’inesorabile passare del tempo, sebbene sia minacciata dalla coltivazione e dalle scorie di una cava entro cui si trova. Sulla sua denominazione e appartenenza a questo ordine monastico-cavalleresco piuttosto che a un altro, si dibatte ormai da decenni per avere sufficiente chiarezza tale da aprire nuovi strade per l’indagine storica della Civitavecchia medioevale. Si è discusso negli anni e in numerose occasioni di studio sulla denominazione di San Giovanni alle Terme, di San Giulio dei Templari e di Sant’Egidio Vecchio alle Terme o dei Cavalieri di Rodi del campanile in questione e della relativa chiesa. La denominazione di Sant’Egidio Vecchio alle terme è accreditata per un periodo storico, ossia dal recente immagine del campanile XVI secolo fino al XIX, precedentemente era intitolata a San Giulio, per il periodo dal XIII secolo alla fine del XVI; oltre a un periodo, non identificato, di doppia intitolazione. Abbiamo notizia, dai Dialoghi di Gregorio Magno, dell’esistenza nel territorio di Centumcellae di una chiesa dedicata a San Giovanni, che si trovava in località Taurina, e cioè o presso l’antica città romana di Aquae Tauri, l’attuale Ficoncella, o nei pressi delle Terme Taurine. Ma a tutt’oggi non è stata ancora identificata e trovata nessuna prova che si trovasse in uno dei due luoghi sopra ricordati né che sia identificata con il campanile sopra ricordato. Si è ipotizzato anche che la chiesa ricordata da Gregorio Magno possa essere identificata con la zona dove si trova la torre campanaria, ma la datazione della chiesa di San Giovanni non è più tarda del VI secolo d.C. mentre il campanile, per lo stile con il quale è stato costruito, è sicuramente di epoca romanica, posteriore al X secolo. Inoltre, a dimostrazione che le due strutture sono distinte e separate, risulta, da carte topografiche del XVIII e da una serie di documenti conservati presso l’Archivio di Stato di Roma, che il sito della torre campanaria è riportato con il toponimo di Sant’Egidio Vecchio alle Terme e non come San Giovanni, come ci si aspetterebbe. L’appartenenza del campanile della relativa chiesa all’ordine cavalleresco dei templari, invece, sarebbe attestata da recenti studi sui templari che attraverso documenti di archivio che a Civitavecchia vi fossero due chiese nell’elenco dei possedimenti dei cavalieri-sacerdoti: la perduta chiesa di Santa Maria e la chiesa di San Giulio, costruita fuori le mura di Civitavecchia, nelle sue vicinanze. Una ricerca del 1989 sugli insediamenti dei Templari in Italia, ha identificato la chiesa di San Giulio, dimessa già nel 1356, dopo pochi anni dallo scioglimento dell’ordine dei templari, con la Chiesa di Sant’Egidio, riportata nelle carte sopra citate. Se costruita dai templari la chiesa sarebbe poi stata abbandonata dopo la soppressione dell’ordine avvenuta nel 1312, poi concessa all’Ordine dei Cavalieri di Rodi, presenti a Civitavecchia dal 1523 al 1530. L’identificazione della chiesa di Sant’Egidio con quella di San Giulio, quindi, si basa su un documento esistente all’archivio di Valletta, in cui la chiesa viene chiamata con i due nomi e l’aggancio alla denominazione che riportano le carte topografiche del XVIII e XIX secolo. Mai usata dai cavalieri di Rodi, nonostante la loro presenza a Civitavecchia per oltre sette anni, la chiesa di San Giulio-Sant’Egidio resta oggi in uno stato di completo abbandono, nonostante vincoli e campagne di scavo.
Fonte: Enzo Valentini "I Templari a Civitavecchia e nel territorio tra Tarquinia e Civitavecchia", Edizioni Penne e Papiri
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