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Le foibe, dramma all’italiana: commemoriamo le vittime, ma ne onoriamo i carnefici

Ricordi smemoratidi Marcello Pasquale
Si è appena celebrato  il Giorno del Ricordo dei Martiri delle Foibe istriane e dell’Esodo delle popolazioni Giuliano-Dalmate, iniziativa istituita con legge 30 marzo 2004 n° 92.  È doloroso constatare come ancora oggi in molte scuole non si esponga obiettivamente il discorso sulle foibe  agli studenti, mentre le istituzioni si  limitano a sottolineare la giornata soltanto con qualche mazzo di fiori di circostanza.  Il risultato è che il nostro vicino di casa, l'uomo comune che canta commosso l'inno Nazionale allo stadio, non sa nulla di quei quasi 20 mila Italiani infoibati tra il 1943 e il 1947. E neppure sa niente degli oltre 350 mila Italiani come lui, soprattutto donne, bambini e anziani che dovettero abbandonare terrorizzati le loro terre, le loro radici, i loro affetti, la loro vita, per sfuggire alla carneficina organizzata dal Maresciallo Tito in una sorta di delirio politico-ideologico finalizzato alla pulizia etnica di quella che sarebbe stata la futura Jugoslavia.

La storia ci insegna che esistono stragi negate, fuorviate, minimizzate e nascoste nella speranza vile che possano finire nel dimenticatoio delle coscienze anestetizzate dall'ignoranza dei fatti. E poi...si sa, la "verità" è patrimonio del vincitore, almeno fin quando non esce dallo stato di "racconto" creato ad arte,  ascoltando una sola campana.

Però, ce ne sono alcune che caparbiamente  ritornano alla luce nella loro vera dimensione ancor prima della scomparsa degli ultimi testimoni, come tetro monito per le generazioni future.  Uno di questi avvenimenti, riguarda molto vicino anche noi Italiani e vede coinvolti i nostri Compatrioti della Venezia Giulia e dell’Istria.

Al termine foiba, dal latino fovea (fossa, cava), il dizionario ci spiega  che con il termine si intende  un  abisso naturale tipico dei terreni carsici la cui imboccatura varia da qualche decina di centimetri ad alcuni metri e  la cui profondità può superare i 100 mt. Solo in Istria, se ne contano circa 1700. Fin dall’antichità le foibe erano state saltuariamente utilizzate per far sparire oggetti e corpi di cui ci si voleva liberare, ma tale uso assunse dimensioni impressionanti nel periodo che corse tra l’autunno del 1943, la primavera del 1945 ed i due o tre anni successivi, fino a dopo il 1947. 

I fatti

Questi, in estrema sintesi, i fatti: alla fine della seconda guerra mondiale, mentre qualcuno parlava di liberazione, nei territori di Trieste e dell’Istria si consumava senza clamore un’immensa Recupero di alcuni cadaveri da una  foibatragedia.  Almeno 15.000, furono gli uomini torturati e uccisi dai partigiani Jugoslavi (ma è ormai accertata la connivenza delle formazioni comuniste italiane come attestano i documenti presenti negli Archivi di Stato), guidati dal Maresciallo Joseph Broz Tito. La loro sola colpa quella di essere Italiani. La prima ondata di violenza indiscriminata e folle esplode subito dopo la firma dell'armistizio dell'8 settembre 1943: in Istria e in Dalmazia i Titini, con la scusa di vendicarsi dei fascisti  danno il via ad una sistematica campagna di terrore verso  gli italiani. Non comunisti o comunisti non allineati, addirittura. La crudeltà dell’essere umano non ha limite, lo sappiamo. Ce lo ricordano spesso gli amanti dei poveri animali sottoposti a vili torture in nome di una sorta di pseudo scienza, oppure semplicemente per placare qualche insano impulso di superiorità di menti malate. Ma non si tratta solo di un modo di dire degli animalisti. È la terribile realtà: molte volte, è sufficiente che le circostanze indeboliscano i freni inibitori e l'uomo cade nell'abiezione più profonda. Il saggio contadino, l'equilibrato ragioniere, il solerte impiegato, persino il medico premuroso.... tutti, nessuno escluso, in determinate circostanze sprofondano in uno stato di cattiveria reiterata, programmata, pianificata, vergognosamente infima. Il seme della violenza, quando ha tempo,  produce  radici profonde, difficili da estirpare. Homo homini lupus? Peggio ancora...Leggiamo le  parole di Gianantonio Godeas, delegato della Lega Nazionale in Lombardia

<<…In questa prima ondata di follia criminale sparirono centinaia di persone i cui corpi furono in parte recuperati dai pompieri di Pola, e di cui fu possibile il riconoscimento e la Norma Cossettocelebrazione dei funerali. La tecnica utilizzata era la seguente secondo la relazione del Capitano L.. Ermacora e le testimonianze di Don Francesco Dapiran, pubblicate dal Ministero degli Esteri ed indicata dal Senatore Lucio Toth in un suo recente scritto: Gli arrestati , legate le mani con il filo di ferro che penetrava nella carne sanguinante, caricati su camion venivano portati  a Pisino, centro operativo dei partigiani, e imprigionati. Nelle prigioni il trattamento era disumano, essi non avevano neanche la possibilità di restare seduti, tanto erano pigiati . Come vitto avevano una volta al giorno un poco di brodaglia, per bisogni corporali un recipiente in un angolo il cui fetore era insopportabile. La notte era attesa con terrore, i partigiani si presentavano nelle carceri con elenchi di nomi. I chiamati, legate le mani col filo di ferro, venivano caricati sui camions per ignota destinazione, le foibe. I prigionieri legati con il filo spinato, a due a due, raggiungevano, l'orlo della foiba, Il primo della fila si prendeva una pallottola in testa e trascinava nell'abisso l'altro ancora vivo. A Lindaro in una cava di bauxite don Dapiran racconta, a 500 metri da villa Bassotti, i pompieri di Pisino, prontamente chiamati, estrassero 30 cadaveri, tutti evirati e con le mani legate dietro la schiena, e con evidenti segni di tortura, un orrore indescrivibile, per le madri, i figli e le mogli chiamate a riconoscere il loro caro, spesso sfigurato dalle torture. Così circa oltre 15.000 italiani furono eliminati o nelle foibe o per annegamento in mare. Tra le vittime ricordiamo la studentessa universitaria Norma Cossetto alla memoria della quale il Presidente Carlo Azeglio Ciampi ha consegnato alla sorella, salvatasi, una medaglia d'oro al valore civile. Norma, catturata dai partigiani slavi, fu martirizzata, violentata a turno da 17 criminali, pugnalata, e buttata in foiba ancora viva. >> 1

Portata a termine la prima fase del massacro, la loro follia cerca nuove vittime e le individua nei cattolici, nei liberaldemocratici, nei socialisti, negli uomini di chiesa e donne, anziani e bambini in qualche modo "compromessi" con queste categorie… Torture, massacri, prevaricazioni si succedono giorno per giorno, mese per mese, senza alcun tentativo di arrestare le violenze da parte della comunità internazionale. La persecuzione prosegue fino alla primavera del 1947, fino a quando, cioè, viene fissato il confine fra l'Italia e la Jugoslavia. Ma il dramma degli istriani e dei dalmati non finisce. Ma ulteriori lutti ed orrori si preparavano, la imminente fine delle operazioni militari ai confini si avvicinava e la popolazione civile non poteva dimenticare gli infoibamenti e le deportazioni senza ritorno del settembre 1943, fatti che evidenziavano la bestialità e l'orrore dei comportamenti dello slavo invasore che applicava la pulizia etnica ai danni della popolazione italiana. Come già accennato, persino comunisti non allineati cadono vittime del massacro. Sono Italiani e tanto basta.

Schema foiba<<Anche le forze partigiane della brigata Osoppo, dette brigata bianca, furono bersaglio dei comunisti al servizio del IX Corpus sloveno ed eliminati nell'agguato di Malga Porzus. La Osoppo era contrastata nelle sue azioni anche dalla Garibaldi e dalla Ippolito Nievo, forze comuniste alle dipendenze del IX CORPUS SLOVENO, e che appoggiavano le mire slave sulla Venezia Giulia. L'angoscia della popolazione, livida sotto un destino incerto e rosso di sangue, il più delle volte innocente, si compie tra rastrellamenti, delazioni, vendette, torture, infoibamenti, affogamenti, fucilazioni, stupri, violenze di ogni genere e giustizia sommaria contro tutti coloro che apparivano colpevoli di essere o di sentirsi italiani. Ma il terrore faceva parte di un piano di espansione territoriale, lo sciovinismo slavo si era organizzato in maniera da utilizzare anche l'ideale del proletariato comunista ai fini di conquista della Venezia Giulia. Ciò è stato dichiarato anche da Milovan Gilas e da Kardelj che su ordine di Tito organizzarono il terrore proprio per provocare la fuga degli italiani e snazionalizzare un territorio di oltre 8.000 chilometri quadrati appartenente all'Italia.Alcuni italiani pur di assicurare più territorio che possibile all'internazionale comunista al servizio di Mosca, si prestarono al giochino, e gonzi come i polli di Renzo, invitarono ad accogliere le bande assassine slave come liberatrici.

 Chi non voleva aderire alla Repubblica Federativa Comunista di Jugoslavia e voleva andarsene doveva lasciare tutto e portarsi 5 kg di indumenti e 5.000 lire. Il resto veniva confiscato e passato alla proprietà sociale o a qualche gerarca dei nuovi padroni. Solo varcata la frontiera si aveva la certezza di essere fuori dal pericolo di essere ripescati dall'OZNA, la polizia segreta di Tito, che tutto controllava e di fare una brutta fine tra sofferenze atroci. Spesso una raffica di mitra interrompeva la corsa verso la libertà, ma ugualmente la gente scappava, magari di notte con una barchetta a remi per raggiungere la costa italiana del veneto o della Romagna e molti vi giungevano morti di fatica o di stenti o di sete. Disperazione e speranza guidava la nostra gente, spesso mal accolta, maltrattata od ignorata. Anche la cristianissima Democrazia Cristiana di De Gasperi e Scelba, considerava evidentemente nazionalisti pericolosi gli esuli, e organizzò la loro dispersione nei campi profughi sparsi in tutta italia e nelle isole, o li allontanò dall'Italia, (almeno 80.000), a mezzo dell'I.R.O. che li portava emigranti senza Patria, in Australia, Nuova Zelanda, Brasile , sud America, Canadà, ma solo al prezzo di dichiarasi apolidi, loro che tutto avevano lasciato per rimanere italiani.

350.000 italiani esodarono dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia dopo la firma del Trattato di Pace del 1947, firmato da 21 stati belligeranti. Il trattato prevedeva che i beni dei residenti italiani nel territorio ceduto in forza al trattato di Parigi, rimanessero di loro proprietà, ad eccezione dei beni pubblici, con la proibizione di vendita degli stessi o di cessione in compensazione alla Jugoslavia. Gli italiani autoctoni, erano e rimanevano i soli legittimi proprietari>>

Per quasi cinquant'anni la colpevole dimenticanza della storiografia e della classe politica ha avvolto la loro vicenda. Ancor oggi, nonostante non si possa più parlare di completo oblio, il dramma delle foibe è ancora misconosciuto. L'Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia ha commissionato un sondaggio che non lascia dubbi: solo il 43,7% del campione di 600 italiani intervistato sa cosa siano state le foibe. Nella fascia d'età fra i 18 e di 35 anni, addirittura  il 77% sostiene di non aver sentito parlare dell'esodo o di avere idee confuse. La percentuale di informazione sul dramma delle foibe è bi-partizan: si attesta sul 50% circa sia negli elettori del centrodestra che del centrosinistra. Eppure dopo tanti anni di confuso annichilimento sembrava che l’Italia libera avesse ormai raggiunto la serenità necessaria per riscrivere il libro della sua Storia . Ma evidentemente siamo ancora fermi al momento in cui  di Vito Schepisi, scriveva nel suo bellissimo articolo  Le Foibe e gli esuli dimenticati


<<...L’informazione popolare, la Rai, la scuola, i convegni, la cultura aveva accuratamente occultato, per compiacere il partito comunista italiano, la cacciata delle famiglie dalle case e dalla loro terra in Istria, a Fiume, a Pola, in Dalmazia. I nostri fratelli erano stati uccisi o cacciati, allontanati dai loro interessi, dalle loro radici, dai loro affetti, dalla loro vita e nessuno ne parlava, nessuno protestava, nessuno sollevava problemi, nessuno manifestava, nessuno intonava inni, nessuno indossava magliette con le foto dei simboli di quella tragedia. Nessuno sapeva della nave Toscana che nel 1947 sbarcava a Venezia proveniente da Pola, con a bordo gli esuli italiani e le loro modeste masserizie con le quali speravano di ricostruirsi un futuro. Nessuno sapeva del treno di esuli in transito per Bologna a cui i sindacalisti della Camera del Lavoro (Cgil) impedirono di avere acqua e cibo e di scendere dai convogli>>. Vergogna!

I comunisti di allora non potevano accettare questi italiani che avevano rifiutato l’esercito liberatore di Tito e così per anni questi esuli sono stati tenuti nascosti, tollerati con fastidio, nessuno si mostrava disposto a riprendere e mettere ordine nei loro ricordi, né di raccogliere le denunce e le testimonianze, tranne qualche isolato giornalista subito tacciato come reazionario.  Caduto il muro di Berlino, la congiura del silenzio sulle foibe ha dovuto cedere il passo. Finalmente le informazioni, gli approfondimenti, le testimonianze dei sopravvissuti hanno avuto voce.

“Non è stato più possibile nascondere la viltà e le complicità di alcuni protagonisti cinici e scellerati di quella tragedia. E’ stata diradata quella coltre di nebbia che nascondeva la storia e che aveva mortificato le sofferenze dei protagonisti di quelle tristi vicende. Gli italiani hanno potuto sapere del terrore che aveva spinto gli italiani a fuggire dalle terre occupate da Tito. Hanno potuto conoscere quella parte della storia che era rimasta saldamente cucita, come una divisa, sulle sagome dell’opportunismo e dell’ipocrisia...”.

 

Conclusioni

 

Nas TitoAnni fa, ero soldato di leva presso il 13 battaglione Carri di Gorizia. Ricordo che da Piazzale della  Transalpina si vedeva il Monte Sabotino dove campeggiava (e credo purtroppo campeggi ancora)  beffarda la scritta NAS TITO (Tito il migliore o qualcosa del genere). Ricordo che avevo  avuto modo di "avvertire" la profonda l'Italianità di quei luoghi, girando in lungo e in largo la zona, parlando con la gente, ovunque bene accolto.

In seguito ho visitato ancora il teatro di quelle atrocità: da Trieste a Basovizza , via via fino a Fiume e in Istria, a Pola per poi dirigermi a Capodistria e tornare a Trieste. Posti bellissimi,  dove sembra di essere ancora in Italia.  I più anziani raccontano  gli episodi delle tragedie, delle umiliazioni, dei soprusi, degli espropri che hanno vissuto, lasciando trapelare ancora una profonda rabbia per averli subiti e, soprattutto, per essersi sentiti abbandonati nelle mani di chi li aveva spogliati di tutto. Eppure, nei loro occhi velati di tristezza si scorge ancora  un malinconico e disperato amore per l'Italia, ancor oggi avvertita come Patria.

Patria ingrata, che ancora oggi dedica una dozzina di vie in vari comuni Italiani  al feroce ideatore di quella che fu una vera e propria mattanza di italiani: il Maresciallo Josip Broz Tito. 

Patria ingrata  che addirittura insignisce nel 1969, per mano dell'allora presidente Giuseppe Saragat dell'onorificenza di «Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana» Josep Broz Tito ed i suoi complici,  con l'aggiunta del Gran cordone, il più alto riconoscimento. Nessuno ha mai pensato di levargli questa onorificenza per «indegnità», come è previsto dalla legge. 

Patria ingrata , che celebra allo stesso tempo con vocina fievole i suoi morti e con vergognoso, assordante silenzio i suoi carnefici.

 

Anche questa è storia, una storia che va raccontata per quella che è senza veline e nascondimenti, così come deve essere fatto con tutte le stragi e i genocidi frutto della follia umana e delle guerre.

NOTE

1 Dei suoi diciassette torturatori, sei vengono arrestati e obbligati a passare l'ultima notte della loro vita nella cappella mortuaria del locale cimitero per vegliare la salma della giovane donna, prima di venire fucilati dai tedeschi il mattino seguente. I militari tedeschi avevano fatto ritorno nel paese improvvisamente, dopo essersene allontanati

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