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Shambala e la valle di Shangri La, tra mito e leggenda c’è chi la cerca ancora sulla catena dell’Himalaya

Orizzonti perduti, copertina del libro di James Hiltondi Stefano Schiavi e Micaela D’Andrea
Montagne innevate perennemente, catene montuose ovunque, templi e monaci buddisti, miti, leggende, romanzi, scalate e ricerche, scontri tra grandi potenze, invasioni: questo è il Tibet. Quello reale e quello sognato e vagheggiato nelle pagine ingiallite di molti romanzi. Una storia che corre veloce tra le dita e attraversa le menti di generazioni intereTutto questo è rappresentato dalla valle di Shangri La, il mitico regno di Shambala divenuto noto in occidente grazie alle descrizioni fantasiose, ovviamente, di James Hilton nel suo romanzo scritto nel 1933 “Orizzonte Perduto”. . Mistero, occulto, verità e fantasia si mischiano continuamente, proprio come quello che per molti rappresenta il sogno o l’incubo del Santo Graal.

Ma è realmente fantasia o leggenda? E’ realmente solo mito? Del resto tutte le leggende, tutti i miti hanno un chiaro fondamento nella realtà anche se questo fosse un semplice barlume, una debole fiammella. Nel 2007 un team di ricerca statunitense fece delle scoperte alquanto sensazionali tra le montagne dell’Himalaya: alcune grotte scavate dall’uomo. Cosa insolita per la collocazione. Al loro interno furono rinvenuti antichi santuari tibetani decorati con dei murales unici. Tra questi furono ritrovati anche una cinquantina di pannelli raffiguranti la vita del Bhudda.

Alla ricerca di Shangri La e della terra di Shambala

Mappa dell'Asia orientaleUna scoperta sensazionale che fu seguita, l’anno seguente, da una seconda spedizione che portò alla luce scheletri umani datati all’incirca al 1.400 e a cumuli di preziosi manoscritti, alcuni dei quali conShangri la piccole miniature. Quanto ritrovato coincide stranamente con la descrizione dei rinvenimenti nella “Valle Nascosta” che servì alo scrittore inglese per scrivere di Shangri-La, la comunità lama, in cui si professava il Cristianesimo nestoriano anziché il Bhuddismo (La Chiesa nestoriana, che si opponeva al concilio di Efeso, ebbe una grandissima diffusione in Asia, grazie anche alla protezione, in funzione anti-bizantina, dell'Impero Persiano. Convertirono al Cristianesimo in gran numero i discendenti degli antichi popoli mesopotamici e si diffusero fino in India e Cina).
I manoscritti ritrovati, e trasferiti al monastero di Mustang, conterrebbero scritti della antica religione Bön, una fede tibetana precedente sopravvissuta in questa regione per almeno un secolo o due dopo la conversione dei Tibetani alla fede del Bhudda. Il luogo di origine del Bon è ancora oscuro. Alcuni tibetologi considerano la regione di Shang Shung come il luogo da cui arrivò in Tibet il Bon antico. Gli studi più recenti tendono a localizzare il regno di Shang Shung lungo l’arco di un ampio territorio compreso tra la zona di Gilgit a occidente, il lago di Namtso a oriente, il Kotan a nord e il Mustang a sud.

Ma il regno si Shang Shung è identificabile con la mitologica terra di Shambala? Queste caverne possono rappresentare un avamposto o meglio ancora l’estrema difesa dall’avanzata del buddismo tibetano? Una sorta di rifugio o scrigno tra le montagne tipo i rotoli del Mar Morto ritrovati a Qumran, dove tenere al sicuro i testi sacri della religione Bon e che potrebbero svelare il segreto di Shangri La?
Difficile dirlo, forse sarà impossibile ma il bello della storia, delle scoperte e degli studi è proprio questo, cercare di svelare il mistero, il sogno. Viaggiare anche solo con la mente tra montagne innevate, monasteri, Lama, il suono delle dung-chen le lunghe trombe tibetane, la pazienza dei monaci, l’odore d incenso e il lento trascorrere della vita porta con se tutta quella magia che possiamo ritrovare tra le pagine non solo del romanzo di Hilton ma anche tra quelle del Lama Govinda, La Via delle Nuvole Bianche, che narrava della città perduta di Tsaparang prima della sua distruzione avvenuta al tempo dell'invasione cinese del Tibet.

“...quando i nostri occhi videro il castello in cima alla città di Tsaparang, che sembrava uscire dall'incavo della solida pietra dell'isolato monolitico della montagna sacra, fummo immersi da un inspiegabile sentimento di meraviglia e incredulità....nella immensa solitudine e statisticità della città abbandonata e nella semi oscurità dei suoi tempi, pareva che l'esperienza spirituale delle generazioni succedutesi nel tempo si proiettasse nelle immagini e nelle forme dei tempi che parevano innalzarsi al di là del tempo e dello spazio”.

Così Lama Govinda descriveva nel suo libro, nell’ormai lontano 1949, la città abbandonata di Tsaparang che fu fondata nel nono secolo divenendo capitale del Regno di Guge di cui si trovano i primi resoconti nella mitologia indiana nell'anno 960.

Saccheggiata ripetutamente e abbandonata definitivamente nel 1685, la città venne distrutta dall’esercito popolare cinese durante l’invasione del Tibet.

Antonio Andrade, il gesuita che aprì la strada per il Tibet

Antonio de AndradeAbbandonata e distrutta Tsaparang è comunque il punto di partenza per tutti coloro che sono andati alla ricerca dell’antica Shambala, il regno perduto, e della mitica valle di Shangri La. Proprio come nel romanzo di Hilton che comunque prende le basi da testimonianze reali come quelle dei racconti del gesuita portoghese Antonio Andrade che nel 1600, quando era ad Agra come Superiore nelle missioni dell’Impero moghul (India).

Il gesuita portoghese giunse a Tsaparang all’inizio di agosto del 1624. Con questa grande impresa, prima traversata della catena himalayana da parte di un europeo, il missionario portoghese è anche il prima certo visitatore del Tibet proveniente dall’Occidente.

A Tsaparang  fu ben accolto dal re e ripartì dopo venticinque giorni, promettendo di tornare. Rientrato ad Agra agli inizi di novembre del 1624, Andrade descrisse il viaggio con toni epici in una lettera che divenne un fortunato libretto dal titolo Nuova scoperta del Gran Catai o dei Regni del Tibet. L’anno successivo Andrade cone un altro sacerdote tornò a Tsaparang dove fondò una missione e iniziato la costruzione di una chiesa.

Nel periodo dell’arrivo dei missionari a Tsaparang, erano in corso lotte di potere che opponevano il re al fratello (lama principale di Guge) e alcuni parenti appartenenti all’ordine monastico, così Andrade riuscì ad impiantare la missione, con il favore del sovrano, desideroso di contrastare le ingerenze delle autorità religiose nella sua conduzione del regno. Andrade scrisse altre due relazioni, nel 1626 e nel 1627, dove si trovano le prime descrizioni del Tibet e della sua religione, seppur colta nei suoi aspetti più esteriori e superficiali. A fine 1629 fu richiamato a Goa.  Pur preso dai molti impegni, non dimenticò la missione del Tibet e nel 1631 inviò il padre Francisco de Azevedo[12] come visitatore a Tsaparang, dopo l’invasione, da parte del Ladakh, del regno di Guge, invasione, se non istigata, forse favorita proprio dai lama ai quali il re si opponeva.

Informato sugli ultimi eventi partì da Agra il 28 giugno 1631e il 25 agosto successivo, raggiunse Tsaparang. La città era retta da un governatore nominato dal re del Ladakh, tornato a Leh portandosi,Le antiche pergamene ritrovate sull'Himalaya come prigioniero, il vecchio re di Guge, e il clima era di evidente ostilità verso la missione. Ciò spinse il visitatore ad una mossa ardita: andare direttamente a trattare con il re nella capitale del Ladakh. Il viaggio, fatto in compagnia di João de Oliveira, si svolse dal 4 al 25 ottobre 1631 e i due missionari, ottenuto il permesso per la prosecuzione della missione, lasciarono Leh. Andrade non tornò mai più in Tibet anche perché il 19 marzo 1634 morì avvelenato mentre preparava l’ennesima spedizione in Tibet.

Ma è realmente importante quanto descritto dal Gesuita per la ricerca della mitica Shambala? Potrebbe, dal momento che nella sua lettera racconta di una valle misteriosa nella regione delle alte montagne bianche, si tratta del Tibet in maniera generica o, per l’appunto, della mitica Shambala nella Valle dello Shangri-La? E poi, esiste realmente? E’ mai esistita? Secondo i monaci tibetani è esistita ed esiste ancora. Chissà se hanno ragione o è viva solo nelle loro menti? Non lo sapremo mai, ma una cosa è certa quegli uomini vestiti di arancione che si rasano la testa, costruiscono Mandala stupendi e meditano nel silenzio o accompagnati dai mantra rappresentano la memoria e la consapevolezza di una  terra in fondo ancora inesplorata nel suo profondo io,  dove è ancora possibile, come dicono loro stessi… “attraversare il nostro mondo per andare in un altro”.

Certo è che la mitica terra di Shambala da qualche parte esiste se non fosse altro perché legata ad una profezia, a guerre e territorio ed è citata in testi non solo buddisti.

La profezia di Shambala

La profezia sulla futura guerra di Shambala si diffuse nel X e XI secolo quando l'India veniva invasa dagli eserciti islamici e sui monasteri buddisti gravava la minaccia di distruzione e perdita completa dell'insegnamento spirituale; una catastrofe che purtroppo si avverò realmente. Divenne così pressante raccogliere la vasta conoscenza esoterica del tantrismo in un corpus d'insegnamenti da tramandare ai discepoli. Questo Tantra è denominato Kalachakra, che si distingue dagli altri, appunto, per il suo carattere enciclopedico. Viene anche chiamato il "Tantra esplicativo" perché spiega in modo dettagliato la pratica mistica e filosofica buddista inquadrata in una visione cosmologica che raccoglie tutto il sapere religioso di tutti i tantra buddisti. Insomma la summa dei precetti del Budda.

Ed è probabilmente per questo che il Dalai Lama conferisce periodicamente l’iniziazione di Kalachakra il cui fulcro si trova nella profezia, contenuta nel Tantra stesso, in cui si afferma che coloro che la ricevono rinasceranno durante il regno del venticinquesimo re di Shambala, pronti ad ottenere la completa illuminazione grazie alla pratica di meditazione di questo particolare Tantra.

Secondo la tradizione attualmente a Shambala sta regnando il ventunesimo Kulika cioè il Re. Mancherebbe quindi poco. Ma il poco in Tibet, una terra dove il tempo va a rilento, vuol dire che il regno del Prete Gianniventicinquesimo Kulika arriverà nel 2424 e, come il 21 dicembre 2012 dei Maya, sarà catastrofico. Il mondo verrà sconvolto da una guerra di enormi proporzioni preceduto da carestie, epidemie e disastri naturali. L’umanità avrà perduto il senso della spiritualità e sarà rivolta unicamente alla ricerca spasmodica della ricchezza e del potere (un po’ come adesso in sostanza). E in quel regno e quell’anno infausto la terra si troverà sull’orlo della distruzione totale e il regno di Shambala sarà costretto a manifestarsi per salvare l’umanità. Così l'esercito del Rudrachakrin (l’imperatore universale) uscirà dai confini del regno mistico per sostenere una guerra aperta. Il segno dell'avvenimento verrà dato da “grandi ruote di ferro che scenderanno dal cielo”: le armi di Shambala. I combattimenti più violenti avverranno nei pressi della Mecca, in Iran e forse in Turchia. Verranno armi molto sofisticate, e alla fine Shambala avrà la vittoria. Sotto la guida del suo sovrano, che in concentrazione meditativa saprà creare un magico irresistibile esercito accompagnato dalle reincarnazioni di molti importanti maestri del passato, gli avversari verranno sconfitti. Mentre tutti coloro che hanno ricevuto l'iniziazione di Kalachakra faranno parte dell'esercito di Shambala che salverà il mondo trasformandolo in un nuovo paradiso terrestre. Insomma una sorta di Armageddon o Apocalisse per chi è cristiano. In un modo o nell’altro le similitudini tra religioni sono maggiori di quel che si pensi. Ma dove potrebbe essere ubicata questa mitica e paradisiaca terra?

L’ubicazione di Shambala

Già dalla sua traduzione si capisce che siamo di fronte a qualcosa di misterioso, già perché Shambala in sanscrito significa "Terra nascosta" o "Terra occulta". La descrizione che ne viene fatta nei testi antichi e sacri buddisti, ma anche shivaiti e visnuiti, oltre che nella letteratura della remota cultura prebuddista bon del regno di Shang Shung, ricorda molto l’Eden della Bibbia: un paradiso sulla terra, o forse una Terra Pura, circondata da montagne innevate e percorsa a nord dal fiume Sita (Tarim). Un regno mistico e misterioso, dunque, nascosto tra le montagne dell'Himalaya.

ShambalaSecondo le scritture bon esisteva un vasto territorio chiamato Olmolungring che comprendeva anche il regno di Shambala, forse ubicato nella valle del Sutlej, tra il Tibet Occidentale e l'attuale regione dello Spiti nello stato dell'Himachal Pradesh in India. Ma il mito di Shambala ha varcato le montagne scendendo negli altopiani della mongolia dove le popolazioni che furono guidate da Gengis Kahn collocano la terra nascosta in alcune valli della Siberia del sud, una regione dove molte persone si recano in pellegrinaggio. Vi è anche una leggenda diffusasi nel medioevo occidentale che racconta di un regno asiatico cristiano mistico e nascosto, governato dal "Prete Gianni", dimorante nella prosperità e nella giustizia (Fra’ Giovanni da Pian del Carpine, che, in veste di ambasciatore del Papa in Estremo Oriente, aveva assistito nel 1245 all'incoronazione del terzo Gran KhanKuyuk, nella cronaca dei suoi viaggi (Historia Mongalorum) narra di come Ogüdai, successore di Gengis Khan, era stato sconfitto dai sudditi di un re cristiano, il Prete Gianni, che erano conosciuti come «Quegli Indiani chiamati Saraceni neri, o anche Etiopi».

Marco Polo, ne il Milione, fornisce una versione diversa della storia. Il Prete Gianni è descritto come un grande imperatore, signore di un regno esteso dalle giungle indiane ai ghiacci del nord. I Tartari erano suoi sudditi, gli pagavano tasse ed erano l'avanguardia delle sue truppe. Questo fino al giorno in cui non elessero Gengis Khan. Quest'ultimo, come riconoscimento della propria indipendenza, chiese in moglie una figlia del Prete Gianni. Avutone un rifiuto, gli mosse guerra. Una serie di eventi sensazionali accompagnarono la campagna militare che si chiuse con la vittoria tartara).

C’è poi chi, come il terzo Panchen Lama Losang Jetsun Yeshe nel 1700 scrisse Shambala i lam-yig (La via per Shambala) una sorta di guida che indicava come raggiungere Shambala. Vi si legge che per recarsi in quella terra con il proprio corpo fisico si dovrebbe possedere un particolare karma positivo determinato dall'accumulo di moltissimi meriti e una mente estremamente sottile dotata di chiaroveggenza, sostenuta da una buona conoscenza del sentiero tantrico. Se così non fosse, allora chi cercherà di cimentarsi nell'impresa dovrà temere i demoni e gli spiriti guardiani (yaksa e naga) ed altre creature terrifiche preposte alla sua protezione che potrebbero anche ucciderlo.

L'attuale Dalai Lama a proposito dell’ubicazione di Shambala ha suggerito che, sebbene si trovi su questo pianeta, potrebbe essere raggiunto direttamente solo da colui che è dotato di una mente e di una propensione karmica pure. Insomma, solo i puri di cuore e di spirito possono arrivare all’agognata meta, il che fa pensare che in realtà Shambala non sia di questo mondo.

Il regno di Shambala

BuddhaMa come sarebbe questo paradiso? I testi esoterici raccontano che da quando il re Suchandra introdusse il Kalachakratantra nel regno di Shambala la qualità della vita migliorò ininterrottamente fino ai giorni nostri, grazie anche alla guida di una dinastia di saggi monarchi illuminati. Shambala viene descritta come una società in cui tutti gli abitanti sono esseri illuminati. La sua capitale è chiamata Kalapa, una città ricca di palazzi meravigliosi e di templi preziosi, adorna di un grande parco (il giardino Malaya) formato da alberi di sandalo e vasto dodici yoyana (ogni yoyana misura circa nove miglia); ad est c'è il grande lago Upamanasa e ad ovest il lago Pundarika. Al centro del grande parco si eleva il palazzo reale, la sede del trono del sovrano detto Kulika (ovvero, il detentore del lignaggio di Kalachakra). Nel giardino Malaya c’è un grande e prezioso Mandala di Kalachakra fatto erigere dal re Suchandra, colui che per primo ricevette l'iniziazione dal Buddha, oltre ad un grande stupa.

C’è poi la versione, più moderna, del Lama Chogyam Trungpa (scomparso nel 1987) che descrive il regno di Shambala come la sede di una società di illuminati appartenenti a tutte le fedi religiose dove si possono realizzare le più profonde aspirazioni mistiche. Insomma, il regno di Shambala può, anzi deve, essere inteso in vari modi: un luogo fisico raggiungibile con il corpo, benché composto da materia rarefatta costituita da sostanze molto purificate e tali che possono essere percepite solo da livelli sensoriali molto sottili, cioè da iniziati. Poi c’è il regno di Shambala che può essere raggiunto con la meditazione e con lo sviluppo della chiaroveggenza.

Fantasia? Realtà? Mito? Tutto e niente è solo Shambala ci si può credere oppure no, la si può ricercare o limitarsi ad alzare le spalle, proprio come il Santo Graal.

 

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