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Herat, Afghanistan. Terra di conflitti

Terra di conflittidi Chiara Giannini
Terra di conflitti, dal 2001 nelle mani della missione Isaf, giunta, con i suoi contingenti, per cercare di riportare pace e legalità in una terra già abbastanza martoriata. Non è solo questo l'Afghanistan, ma molto di più.

I talebani hanno sempre tentato di avere la meglio sulla popolazione afghana, forti della prepotenza che è caratteristica di un terrorismo che non siDonna  Afghana. ferma davanti a niente, dove il gioco è sempre lo stesso, in mano ai potenti, che armano i più deboli, che a loro volta se la rifanno con gli ultimi. Una storia senza fine, quella delle guerre, che si ripetono da millenni, che non cessano. Ed allora è là che ci si chiede se una pace armata sia possibile, se sia veramente un'utopia raggiungere l'obiettivo di un Afghanistan libero oppure se tutto può accadere, anche a costo di enormi sacrifici, come quello della giovane cinquantaduesima vittima militare italiana. Tiziano Chierotti, 24 anni, alpino del secondo reggimento di Cuneo, è caduto pochi giorni fa sotto il fuoco nemico. Era partito per l'Afghanistan come tanti suoi commilitoni per fare il suo dovere, il dovere di un soldato che, come ha detto don Cesare, il cappellano militare del reggimento, durante l'omelia che ha tenuto nell'aula 150 in piazza Italia, a Camp Arena, Herat, base del contingente italiano, "ha sacrificato la sua vita per la Patria, per gli altri". Un sacrificio comune, potremmo dire, fatto di lavoro, tanto lavoro,  a quello degli altri 3.500 militari circa del contingente italiano, che ogni giorno si impegnano, senza sosta, mangiando polvere e attacchi degli Colonna mezzi Italianiinsorti, per garantire che la transizione vada in porto. Qui a Herat la situazione è tranquilla, perché è una delle poche regioni in cui già il comando del territorio è nella mani delle Forze di sicurezza afghane. E' in altre zone che si respira un'aria ancora molto pesante. Gli attacchi, di ogni genere, sono praticamente quotidiani. Il vero problema si affronta quando ci si sposta più a sud, nelle zone di Farah, Bakwa, dove gli insurgents hanno capito che si va verso un completamento della transizione, come è successo di recente a Bala Mourghab e dove, allora, si impegnano di più nel colpire, terrorizzare, infliggere duri colpi sulla popolazione e su chi la protegge, come le Forze di sicurezza afghane  e i militari dei vari contingenti. Eppure questo Afghanistan è così bello da vedere. Qualche giorno fa all'Università di Herat il professor Andrea Bruno, consulente Unesco e notissimo architetto, a cui questo Paese deve il restauro di molti monumenti, ha parlato di una terra completamente diversa, dove ai bambini bastava poco per divertirsi e accendere un sorriso grande come il mondo: una giostra di legno. Oggi i bambiniBambini Afghani. Conosceranno mai la pace? camminano scalzi nei villaggi, temono quei colpi di arma da fuoco che arrivano d'improvviso, come quello di rpg che ha colpito a morte Chierotti. Sono abituati alla guerra e nessun bambino al mondo dovrebbe mai esserci Prove di normalitàabituato. Ecco perché l'impegno di Isaf è davvero importante, perché la missione, di pace o di guerra che sia, è necessaria, perché questo Paese ha bisogno di legalità, di una legalità persa, perché ha necessità di riscoprire le proprie tradizioni, la cultura, la serenità. Visto dall'alto, l'Afghanistan, è bellissimo. Dal CH47, dall'NH90, da tutti i mezzi che si alzano in volo dall'aeroporto di Camp Arena, si vedono montagne brulle, dai contorni acuiti da secoli e secoli, dal tempo che non si ferma, incessante. Si nota la sabbia, che è più polvere, perché sembra cipria, che avvolge le case basse, fatte di terra, pochi gli alberi, qua e là. Ecco perché è giusto che l'Afghanistan torni libero da quegli insorti che da anni vogliono sottometterlo con la forza. Perché qui la libertà, se non ci fossero i talebani, esisterebbe davvero. Una libertà fatta di cose semplici. A Camp Arena è già sera e c'è tempo per qualche risate e due battute. Ma sono quasi le 23 e il coprifuoco impone il ritiro nelle camerate. Domani è un altro giorno. Si ricomincia a lavorare.

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Il territorio Attenta vigilanza Costante stato di allerta Presenza attiva

 

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