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L’orgoglio di essere italiani del 4° Rgt.Guastatori della Task Force Astro

Stemma 4° GuastatoriDi Stefano Schiavi
Un altro breve reportage scritto durante il mio ultimo viaggio in Kosovo nel dicembre 2007. La situazione trovata era decisamente migliore rispetto al 2000, ma questo non vuol dire che tutto sia risolto. La pace, quella vera, è ancora lontana. Resta il fatto della documentazione di ciò che i nostri soldati fanno per la pace. Soldati di pace e non di guerra che non risparmiano mai un minuto della loro giornata in favore della popolazione. Un piccolo pensiero, una goccia nel mare magnum di quanto quotidianamente i nostri ragazzi fanno in molte parti del mondo. Proprio come i due marò del San Marco che da quasi un anno vivono uno status di prigionia in India che hanno l’unico torto di aver agito secondo mandati internazionali. Buona lettura.

Kosovo: L’orgoglio di essere italiani del 4 reggimento Genio Guastatori della Task Force Astro   
 
Il Kosovo è una pentola in ebollizione, questo lo sa tutto il mondo. Non scopriamo quindi nulla di nuovo. Questa è una terra che sempre è stata al centro di grandi interessi internazionali e geopolitica e la situazione di certo non cambia ora. Specialmente dopo la proclamazione dell’indipendenza da Belgrado. Tutto è in movimento nonostante la vita trascorra, all’apparenza, tranquilla.
Quel che ci interessa, però, non è parlare di quanto sta accadendo o accadrà facendo previsioni politiche. Quello che ci interessa è parlare di quanto stanno facendo i nostri soldati, i nostri ragazzi, laggiù, nel freddo dei Balcani.
Quindi con la mente alla situazione politica che rischia di incendiarsi ogni minuto ma con gli occhi e il lavoro rivolti al futuro di questa terra. Sono in tanti, con tante specializzazioni, lavorano incessantemente quasi 24 ore su 24. Turni massacranti ma nessun lamento. Solo tanta voglia di fare qualcosa di concreto, di tangibile. Che resterà nel tempo. In fondo è lo spirito italiano che trionfa. Operosità, testimonianza, tangibilità delle cose. E’ un po’ il pallino degli italiani: lasciare un buon ricordo e qualcosa di fattivo. E la storia millenaria delle nostre genti lo dimostra al mondo costantemente. In Kosovo i nostri soldati, uomini e donne come tanti, lavorano mettendo a disposizione la loro conoscenza tecnica e culturale per la gente di questa terra e per il loro futuro. Senza distinzione di etnia.
La loro unica gioia e soddisfazione è quella di sapere che l’opera che stanno realizzando resterà segno tangibile del loro passaggio qui in terra balcanica per le generazioni del futuro.
E con questo spirito e con questa abnegazione, che incontriamo, nel nostro viaggio, i ragazzi del Genio  Italiano Sminamentodella Task Force ASTRO, che oggi è su base del 4° Reggimento Genio Guastatori con sede a Palermo.
Ragazzi giovani, ma quasi tutti con altre missioni alle spalle, impegnati sui fronti più disparati, dalla realizzazione di opere a supporto delle nostre unità fino alla riparazioni di ponti, seppur di responsabilità delle municipalità  locali, che si presentano poco agevoli e a rischio elevato per il flusso di traffico che sopportano.
Li possiamo incontrare lungo le strade principali, ma e soprattutto nei posti più impensabili e meno frequentati, dove il lavoro e l’impegno locale è poco presente. Mancano i tecnici, mancano gli operai specializzati, mancano le tecniche. Ed allora tutto lo si demanda a loro, ai nostri genieri.
Lavorano per supportare i progetti Cimic per portare un sorriso ai bambini, alle donne, agli anziani, ai più deboli, che hanno conosciuto gli orrori della guerra, la tragedia della morte, della pulizia etnica, dell’esser profughi o stranieri in casa propria. Sembra di essere chissà dove, eppure sono i nostri dirimpettai, i nostri vicini di casa..
Ed è in questa situazione che i nostri soldati lavorano per far sorridere chi , come dice qualche dirigente scolastico, un giorno sarà grande e ricorderà l’impegno della KFOR Italiana.
Campetti Polifunzionali, strade, tettoie, piccoli gesti che per chi ha poco e non vive nel lusso italiano, anche se anche da noi oggi il lusso è un lusso sul serio, significano tanto.
E’ proprio vero che, come diceva un comico italiano impegnato per l’Africa, “Basta poco che ce vò?” Basta poco, è vero. Ma anche quel poco è frutto di impegno, di una azione corale, di uomini e donne che lavorano instancabilmente con professionalità, con orgoglio, con vocazione. Sì perché anche questa è una vocazione, una scelta di vita. Un impegno con se stessi e soprattutto con l’Italia.
E lo fanno anche se, con il riconoscimento italiano dell’indipendenza kosovara, sanno che oggi molto è cambiato nei loro confronti. Sanno che una parte della popolazione si sente tradita dall’Italia. Tradita nell’amicizia, nella storia, nella politica. Eppure questi ragazzi, al quale deve andare il nostro plauso ma soprattutto il nostro sostegno, vanno avanti come sempre, come ogni giorno guadagnandosi la stima e la fiducia di chi non crede e non comprende la politica.
Quella politica che troppo spesso è distante dalla gente, dai sui bisogni, dalle sue aspettative. Una politica che passa sopra le teste di tutti, serbi albanesi soldati italiani, ong.
Osservare questi ragazzi, viverci insieme qualche giorno, vederli operare è una gran gioia. Ti viene la voglia di metterti i guanti e dargli una mano.
Mi fermo a chiedere il perché di questa scelta e cosa si prova, oggi più che mai, in un clima dove regna l’incertezza ed il pericolo resta in agguato, e ciò che rende fieri, ancora una volta, di esser Italiani. Resto quasi impietrito quando ascolto la risposta. Una bellissima risposta, di quelle che nel 2008 non ti aspetti da dei giovani. Tu che hai vissuto quel durissimo periodo degli anni di piombo del quale sei stato testimone ed anche un poco partecipe. Tu che hai vissuto gli anni del riflusso e della morte delle ideologie stenti a credere che ancora oggi ci sia qualcuno che fa qualcosa per un’Idea. Un Ideale, qualcosa di alto. Di fondamentale per un uomo. L’Idea , quella che nella storia ha accompagnato il nostro popolo ed i nostri soldati, qui in Kosovo, laggiù in Afghanistan, prima in Iraq, in Bosnia è oggi più viva che mai. Credere di essere indispensabili, a volte, che il proprio lavoro e le proprie fatiche siano l’unico modo per stabilizzare un area geograficamente e storicamente instabile senza pensare se sia uno stato europeo o una regione della Serbia non è cosa da tutti.
“A noi non interessa”, rispondono, “per noi è indifferente, noi crediamo in quello che facciamo e restiamo fuori dalle scelte politiche, noi siamo lo strumento della politica.
È troppo semplice scendere per strada ed urlare Pace pace, ma cosa resta oltre alla bandiera color arcobaleno che sventola ai balconi dei tanti che hanno scelto di restare a guardare?? Noi costruiamo il futuro uniti sotto il colore, o meglio, il tricolore della nostra bella bandiera e per questo speriamo che la gente ed i nostri coetanei pensino a noi e come noi credano in qualcosa di più intenso e bello”.
È con questo sentimento che gli uomini e le donne Italiane quotidianamente nei più disparati teatri operativi  costruiscono la pace e la mantengono salda rischiando quotidianamente di non tornare a casa. Ma nulla resterebbe vano, perché ne vale l’ Idea e per l’Idea i nostri giovani vivono, costruiscono, rischiano e se occorre muoiono.
Già, muoiono. Loro, per la pace danno anche la vita.
Stefano Schiavi

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