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Olimpia Pamphili, l'ascesa sociale di una nobildonna nel seicento romano e papalino

Il busto di donna Olimpia Maldachinidi Eleonora Roscioni
Il busto di Olimpia Maidalchini, terminato certamente nel 1650 dallo scultore bolognese Alessandro Algardi, ritrae una donna in età matura: l’atteggiamento è piuttosto severo e l’età è evidenziata dall’abito vedovile. Lo scultore, pur essendo un esponente del classicismo romano, realizzò questa opera ispirandosi piuttosto alla corrente barocca e, in particolare, al filone che faceva capo alla fazione berniniana.

Ciò è evidente dalla resa virtuosistica del velo. Analizzando l’opera, Ignazio Ciampi si sofferma sul volto della nobildonna, descrivendola così: “L’occhio acuto, ciglia arcuate, naso un po’ all’insù, e visto di faccia assai diritto, labbra sporgenti e chiuse: nel tutto insieme un non so che d’imperioso, di risoluto, di forte”. Giuseppe  Perugi ha, così, giudicato la protagonista della scultura, presa in esame “Fu risoluta a voler male, forte nel vizio, debole e vile nella sventura”.
I giudizi sul suo conto sono, nella maggior parte dei casi, negativi. Dipingono una personalità corrotta, intenta all’accaparramento di enormi ricchezze  e che ha raggiunto il pieno governo dello Stato pontificio. A Roma veniva per questo chiamata “donna pimpa” o la “pimpaccia” e la “papessa”. I maligni la immaginavano come l’amante del papa. I cattivi la paragonavano ai più noti tiranni: in particolare, nell’epoca a lei contemporanea circolava un testo “La sconfitta di Olimpia” che affiancava il suo nome a quello di Dionigi di Siracusa  e Nerone
Ma come ha fatto una donna in un’epoca in cui la figura femminile era esclusa dal potere a raggiungere traguardi così elevati di egemonia, prestigio e fama? E perché tanta attenzione sulla sua figura e sul nepotismo di Innocenzo X, quando quest’ultimo non fu certo l’unico pontefice che si serviva di una pratica simile, ma, anzi, era proprio Olimpia che, per rinsaldare la propria posizione, si rifaceva alle pratiche di nepotismo delle passate figure di papi? Che cosa di lei attirava tanto l’attenzione di storici, scultori e semplici popolani? Era, dunque, il suo essere donna che destava tanto clamore? Effettivamente, gli apostoli erano uomini, quindi si ritenne che il sesso femminile non dovesse in alcun modo occuparsi di ciò che riguardava il governo della Chiesa. Nel passato c’erano stati miti che addirittura avevano fatto pensare che Roma fosse stata governata da una donna. L’esempio in tal senso più calzante è quello della cosiddetta “Papessa Giovanna”, che divenne, per i protestanti, il simbolo della corruzione della Chiesa e, per i cattolici, il simbolo dell’empietà della donna che aspira al sacerdozio. Si fantasticò sul fatto che Michelangelo ne avesse scolpiti il busto, mentre Boccaccia l’aveva citata nel suo Decameron. Postel, un filosofo francese che visse tra il 1510 e il 1581, invece, nelle Vittorie delle donne la paragonava a Saffo ed a Aspasia.

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