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Un mese in Kosovo

Visite mediche All'ospedale militare Il nostro "tour" riprende, destinazione l'Ospedale militare italiano di Pec che, oltre ad essere tra i più grandi dell'intera missione K-for è anche il maggior polo farmaceutico di tutta la Brigata Ovest. A "gestirlo" è il reparto Sanità "Centauro" del quale fanno parte medici, farmacisti, odontoiatri, infermieri professionisti ed anche un nucleo di infermiere volontarie della Croce Rossa. Appena giunti in prossimità della porta carraia ci troviamo di fronte la solita scena alla quale siamo ormai abituati. Decine di civili s'affollano ai cancelli nel tentativo di far visitare o ricoverare i propri congiunti malati. La sanità civile locale ha ancora grossi problemi. I serbi si rifiutano di farsi curare da medici albanesi e gli albanesi rifiutano l'aiuto dei medici serbi. Qui il giuramento di Ippocrate non ha valore. Ad accoglierci c'è il Tenente colonnello Antonio Rizzotto, appena giunto dall'Italia. Subito ci illustra le peculiarità dell'ospedale. Visitando la struttura ci rendiamo conto che la mole di lavoro è immensa. Un lavoro, per altro, portato avanti con una professionalità senza pari. La prima cosa che ci viene mostrata è la "chicca", l'orgoglio dei medici con le stellette e, dopo averne appurata la tecnologia, anche la nostra. Si tratta del sistema di telemedicina "Progetto Shared"; un progetto Smd-Esa-San Raffaele di Milano. Con un moto di orgoglio il Tenente Colonnello Rizzotto ci dice: "Siamo gli unici ad averlo ed ora anche gli americani ne stanno approntando uno". Il sistema permette di realizzare, tramite un sistema satellitare, consulti per casi difficili, discussione di argomenti d'interesse, videoconferenze e congressi. Proseguiamo la nostra visita.
Bambini malnutriti
Andiamo al reparto di pediatria. Un medico sta visitando un bambino, non sappiamo se serbo o albanese, ma non importa è sempre un bambino. E molto denutrito. Piange. Chiediamo alla giovane madre se possiamo fotografarlo. Acconsente. Non vogliamo fare fotografie che colpiscono la sensibilità dei lettori come un pugno nello stomaco ma, allo stesso tempo vogliamo far comprendere l'assurdità della guerra e gli effetti nefasti sulla popolazione civile. Immediatamente rivolgiamo una domanda al comandante Rizzotto: "Quanti di questi casi curate ogni giorno?". La risposta è rassicurante. "Fortunatamente pochi oramai. Ma fino a poco tempo fa erano molti. La malnutrizione era una delle principali patologie da curare. Molti di questi bambini erano profughi Bambini fuori dall'ospedaleche tornavano dalla Macedonia o dall'Albania. Noi fornivamo alle famiglie bisognose il necessario per una alimentazione corretta ed equilibrata. Poi, però, abbiamo dovuto razionalizzare le cose perché molte di queste vendevano al mercato nero quanto da noi fornito lasciando senza cibo i propri figli. La miseria è una brutta bestia. Ora per fortuna tutto è rientrato nella normalità". Rizzotto va avanti e ci spiega che adesso, a 14 mesi dall'arrivo in Kosovo le patologie più frequenti riguardano principalmente le traumatologie dovute ad incidenti stradali (frequenti in tutta la regione), all'esplosione delle mine, ma anche le infezioni intestinali dovute alla scarsa igiene ed alle condutture dell'acqua infiltrate spesso dai liquami delle fognature. La struttura ospedaliera ha una capienza di 48 posti letto ampliabile fino a 70 e fornisce assistenza, oltre che ai soldati della Brigata, anche ai civili. Ultima tappa del nostro "tour ospedaliero" sono le tre sale operatorie e la sala di terapia intensiva, la sala radiologia e il reparto di ginecologia. Strutture che farebbero invidia anche agli hollywoodiani medici di "ER". Insomma qui possiamo costatare che l'Italia della Sanità non è soltanto quella degli scandali o degli ospedali fatiscenti e che cadono a pezzi. Qui l'Italia è l'Italia.

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