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Un mese in Kosovo

Soldato italiano con bimboDal "Bambin Gesù" all'inferno del Kosovo
Con noi sul C-130 c'era anche un vecchietto sordomuto con il nipotino di circa tre anni. Sono serbi di ritorno dall'Italia dove il bambino è stato operato all'intestino al "Bambin Gesù" di Roma. Un caso umano, indubbiamente, uno dei tanti che quotidianamente avvengono in queste lande desolate dimenticate da Dio ma soprattutto dagli uomini. Ordinaria solidarietà al quale, immediatamente, i nostri soldati ci hanno abituati. Arrivati a Pristina il più sembra fatto, o almeno così pensiamo. Ma ci sbagliamo. La nostra destinazione è Pec dove si trova il Comando della Brigata Multinazionale Ovest posta sotto il comando italiano. Due ore di viaggio su strade intasate dal traffico, dissestate (una costante che ci ha accompagnato per tutte le nostre escursioni). Ai lati di queste non certo "reginae viarum", teorie interminabili di distruzione e morte. Ovunque cimiteri, albanesi o serbi non importa, segno tangibile ed inequivocabile che qui, in questa parte del Kosovo, i combattimenti ed i bombardamenti hanno fatto strage di civili. Ad ogni incrocio posti di blocco della K-for. Chek-point, come vengono chiamati in gergo militare. La lunga colonna di automezzi sul quale viaggiamo, debitamente sotto scorta armata, attraversa un ponte costruito dal nostro "Genio" ma presidiato da soldati russi.

Al mercato delle auto rubate
Siamo in territorio "italiano". Da qui al Comando logistico di Pec ci dividono ancora una quindicina di chilometri. Sette di strada bianca. Piccola, polverosa e disastrata quella che è poco più di una mulattiera viene percorsa da automobili (rigidamente rubate all'estero, senza targa né documenti. Qui si possono acquistare Mercedes, Bmw o fuoristrada a 4.000 dollari), Tir, autocisterne e da mezzi militari. Sette chilometri che sembrano non finire mai. Quello delle autoauto rubata rubate che circolano liberamente in Kosovo, ma anche in Albania, sembra essere un falso problema. Sembra, ma c'è. Il 90 per cento dei mezzi circolanti, dalle autovetture ai furgoni ai Tir sono di provenienza a dir poco "dubbia". Molte provengono dalla Germania, altre dalla Svizzera. Poche dall'Italia. Ma è un mercato florido. I poveri profughi per i quali tutto l'Occidente ha pianto lacrime (di coccodrillo), dopo il ritorno a casa, si sono immediatamente trasformati in abili rivenditori di automobili. Un indotto che ha dato sfogo al commercio dei pezzi di ricambio, all'apertura di numerosi "gommisti" ed autolavaz (gli autolavaggi in lingua albanese). Sono miliardi su miliardi quelli che circolano indisturbati per le strade kosovare. Anche se si tratta di strade inesistenti. E quando sono praticabili è perché il "Genio" italiano le ha ricostruite di sana pianta.

La guerra è distruzione artiglieria serba pronta all'azione I bambini del Kosovo Uno dei tanti cimiteri di guerra
Dopo il bombardamento La Guerra in una città del giorno d'oggi Pristina, rovine dopo la battaglia Un villaggio kosovaro

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