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Un mese in Kosovo

Alzabandiera al Villaggio Italia4800 soldati italiani per la pace
E' in questo contesto geo-storico-politico, tipico dei Balcani, che i nostri soldati operano da molti anni ormai. Dove crescevano, rigogliose, distese di grano oggi si possono "ammirare" chilometri di recinzioni color rosso che stanno ad indicare i nuovi frutti di questa terra nera: le mine. Dove un tempo si estendevano villaggi rurali oggi non restano che macerie. Dove un tempo c'era una popolazione laboriosa oggi c'è l'arte dell’arrangiarsi. In questa terra i soldati italiani della Brigata multinazionale Ovest (della quale fanno parte anche militari portoghesi, spagnoli, e argentini), attualmente sotto il comando del Brigadier Generale Biagio Abrate (comandante della Brigata "Taurinense"), operano con spirito solidaristico ma anche e soprattutto con professionalità spesso superiore agli altri contingenti. Ed è con una certa punta di orgoglio nel cuore, ma anche con un sentimento di malinconia (come quando si sa di lasciare degli amici sinceri e leali) che siamo tornati in Italia per raccontare la storia di chi porta fieramente alto il nome della nostra Patria. Coscienti del fatto che, grazie a questi ragazzi che comunque rischiano la vita ogni giorno, finalmente non siamo più considerato il popolo di "spaghetti, mandolino e mafia".E' un vento gelido quello che ci accoglie all'aeroporto di Pristina. Dopo quasi due ore di volo, e le orecchie frastornate dal rumore che il C-130 della 46 Aerobrigata dell'Aeronautica militare italiana produce, scendiamo su una pista rimessa a nuovo dai nostri avieri.Genieri italiani al lavoro Da lontano ci scrutano, indifferenti, i parà russi (quelli che battendo sul tempo i soldati britannici occuparono a sorpresa lo scalo aereo poche ore dopo la fine dei bombardamenti Nato). Oltre il filo spinato, alcuni bambini attendono, fiduciosi, che qualcuno gli dia dei biscotti o della cioccolata.Eccoci, dopo un anno e mezzo torniamo in questa terra. Sono tanti i ricordi che si affollano nella mente. Brevi istanti in cui appare la Pristina del passato. Il caos, il traffico, l'andirivieni di ragazzi e ragazze sul corso della città. Rigidamente separati. Da una parte i serbi dall'altra gli albanesi. E ancora, più in disparte, i rom. Era il '98, pochi mesi prima dei bombardamenti Nato, e a Pristina si viveva una vita relativamente tranquilla. Poi la guerra, la fuga degli albanesi. Il ritorno di questi ultimi e la fuga in massa dei serbi. Oggi il capoluogo amministrativo del Kosovo, con le macerie a far da contorno, è nuovamente una città caotica. La vita è ripresa addirittura con rinnovato vigore. Ma più violenta di prima. Omicidi e regolamenti di conti, mascherati da odio etnico, rapine, furti e contrabbando (una caratteristica, questa, comune a tutta la regione) sono ormai all'ordine del giorno. E nulla sembra possano le forze di polizia della Unmik (polizia internazionale) e della K-for. La legge del taglione (il Kanun) regna sovrana. Ricordi ed attualità si confondono. Ma è l'attimo di un momento. La realtà ci si pone subito dinnanzi.

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L'Associazione "I Viaggi Nella Storia", che ha come scopo quello di sviluppare e diffondere la cultura dei viaggi intesi come arricchimento culturale, sociale e storico, anche un importante veicolo per la diffusione, attraverso le nostre rubriche, della cultura storica, delle tradizioni culturali, dell'archeologia, degli eventi storici,delle curiosit e dei misteri storici, degli approfondimenti storici, delle leggende e dei miti, dei ricordi di famiglia, delle recensione di libri, dei quaderni storici e dei quaderni archeologici, delle mostre e degli eventi, dei reportage di storia antica e moderna, dei dossier e delle ricerche storiche.