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Un mese in Kosovo

APPENDICE: Il Kanun
Quando la polizia delle Nazioni Unite fa ritrovò quel cadavere nelle campagne della città di Vitina, si limitò ad annotare il delitto Kanun, la legge del taglionenella lunga lista degli omicidi che dalla fine della guerra stanno insanguinando il Kosovo. Vittima albanese, età 42 anni, movente e autore dell'assassinio sconosciuti. Eppure una ragione c'è. E' tangibile. Anche questo omicidio va annoverato nella lunga lista di omicidi ricollegabili alla dura legge del Kanun. Kanun, una parola che per noi non ha significato ma che per gli albanesi del Kosovo e del Paese delle aquile ha un sapore sinistro, di morte. E' la legge del taglione. L'occhio per occhio, per intenderci, di biblica memoria. L'omicidio del quarantaduenne kosovaro ha dunque radici profonde. Una vendetta maturata venti anni prima quando in quello stesso luogo un giovane venne ucciso a fucilate per un banale conflitto di proprietà. Venti anni dopo il fratello del vittima ha ucciso l'assassino. Una semplicità esemplare, sbalorditiva. Dopo la fine della guerra in Kosovo il Kanun è tornato prepotentemente alla ribalta. Mentre faticosamente la comunità internazionale tenta di mettere in piedi un embrione di giustizia, le regole del Kanun tornano invece ad essere rispettosamente applicate disponendo condanne a morte, infliggendo punizioni, qualche volta concedendo la grazia. Eppure, tra questi monti, c'è qualcuno che ha deciso di ribellarsi a questa 'consuetudine'. A questo modo di farsi giustizia da soli. Con l'aria del vecchio saggio e con un indubbio carisma coltivato negli anni, Zekeria Cana si oppone come può ad un ritorno al passato. Profondo conoscitore del Kanun guida il Movimento nazionale per la riconciliazione, un organismo del quale si entra a far parte su base volontaria, ma soprattutto se si crede nella missione. "Il nostro unico scopo è quello di far riconciliare le famiglie che sono in guerra tra loro per motivi di onore" dice. Da quando in Kosovo è entrata la Kfor, Cana ha al suo attivo la riappacificazione di una sessantina di famiglie, altre 80 dai suoi collaboratori. "Ma non sempre il nostro lavoro riesce - riconosce il professore - nel 30 per cento dei casi la riconciliazione è impossibile e l'unica alternativa resta quindi l'omicidio". Sono almeno 500 le famiglie kosovare coinvolte in faide di sangue: fino al 1991 erano oltre 4000, ma in pochi mesi Cana insieme al suo "maestro" Anton Ceta, riuscì a riconciliarne ben 3400. "Facemmo leva sul sentimento nazionale - racconta - era facile convincere la gente a perdonare un lutto o magari un disonore mentre subivamo l'aggressione serba". Come dire che il Kanun è tornato perché si è risolto il conflitto etnico? "Quando gli albanesi hanno di fronte una minaccia maggiore - risponde Cana - dimenticano gli odii personali e riscoprono la solidarietà. In tempi di pace le cose cambiano". Ma è possibile immaginare che sia proprio il ritorno del Kanun a provocare le centinaia di vendette commesse contro la comunità serba in questi ultimi mesi? "Assolutamente no - spiega il professore - il Kanun si applica solo tra albanesi, e mai contro il più debole: in passato è accaduto che venissero uccisi collaboratori dei serbi e qualche volta gli stessi serbi, ma solo quando erano al potere. Oggi no, sono una minoranza e il Kanun proibisce di colpirli proprio perché sono deboli". Al dipartimento umanitario dell'Osce confermano che alcuni delitti avvenuti in Kosovo nascono da antiche faide riesplose con la fine della guerra. E' quello che successe nell'Albania del nord, dove il Kanun è nato, dopo la caduta del regime comunista: dal 1990 ad oggi almeno 1500 famiglie vivono segregate nel timore della vendetta. "In Kosovo però il Kanun è diverso - assicura Zekeria Cana - è meno radicale che in Albania, ed anche meno diffuso. Noi per esempio siamo riusciti ad introdurre un principio fondamentale secondo cui il coraggio perdona. In Albania è il contrario, e perdonare viene ancora interpretato come un atto di codardia". Eppure almeno il 15 per cento dei fatti di sangue che hanno coinvolto gli albanesi dal giugno dell'anno scorso ad oggi, hanno origine proprio nel Kanun. Come dire che la futura pace del Kosovo dovrà passare, necessariamente, anche attraverso una legge di 600 anni fa.

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