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Un mese in Kosovo

Slobodan MilosevicL'alba di una nuova era
La rivolta di Belgrado è ancora sotto gli occhi di tutti. Immagini che faranno storia e che sembrano chiudere quel ciclo di "rivolte", a volte pacifiche a volte cruente (come è accaduto in Romania con la fine del "Conducator", Nicolae Ceaucescu), che hanno messo un punto alla storia del marxismo-leninismo (ma sarà poi così?). Ma si tratta di immagini che gettano una nuova luce sul futuro dei Balcani, di ciò che rimane dell'ex Jugoslavia di Josip Broz Tito e, soprattutto, del Kosovo. Il 5 ottobre del 2000 tutto il mondo ha festeggiato e brindato alla rinnovata libertà della Serbia, alla fine di Slobodan Milosevic e del potere della "banda dei quattro" come a Belgrado la gente soleva chiamare la famiglia di Slobo. Il 5 ottobre 2000 il mondo, ma soprattutto i serbi hanno alzato i calici gridando il loro "nasdrovie" alla fine di un incubo lungo dieci anni. Brindisi legittimo che tutti ci auguravamo da tempo. Ma lo stesso brindisi sarà stato fatto anche in Kosovo? Difficile da credere. Non hanno brindato i serbi che nella regione hanno votato in maggioranza per Milosevic. Ma non hanno brindato nemmeno, e soprattutto, i kosovari di etnia albanese. Per loro la vittoria di Vojislav Kostunica è una vera iattura. Il neo presidente serbo è sì un democratico ma anche un nazionalista (non poteva essere altrimenti) ed in quanto tale mantiene intatte tutte le aspettative dei serbi sul futuro del Kosovo. Una regione, ha già specificato, parte integrante della Serbia e della Federazione della Jugoslavia. AnziKosovo Polje veduta ha ammonito l'Occidente(accusato di avere deliberatamente bombardato il Paese e di volere esclusivamente la testa di Milosevic da consegnare al Tribunale internazionale dell'Aja per i crimini di guerra commessi nell'ex Jugoslavia) (nel frattempo Milosevic è morto nel carcere internazionale dell’Aja e il generale Mladic e l’ex leader serbo bosniaco Kardzic sono stati arrestati) ad attuare immediatamente la risoluzione 1244 votata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tale risoluzione, è bene ricordare, prevede, tra l'altro: "La sovranità e l'integrità territoriale della Serbia e del Montenegro... Il ritorno dei profughi (serbi o albanesi non importa) ed il rientro di un numero concordato di forze militari e di polizia serbe in Kosovo per fungere da collegamento con la missione civile internazionale". Insomma, un addio ai sogni di gloria ma soprattutto alle tante promesse fatte da oltre Manica e da oltre Oceano. Per il momento la situazione nella "terra dei corvi neri" appare tranquilla anche se, ed è immaginabile, qualcosa sotto la cenere cova. Non resta che attendere il voto amministrativo che si svolgerà il prossimo 28 ottobre. Solo allora si potranno trarre delle conclusioni anche se, ed il voto serbo lo dimostra ampiamente, nei Balcani anche le elezioni hanno un valore relativo. Brogli, imposizioni dall'alto e sete di vendetta sono una regola non scritta ma ampiamente applicata.

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