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Un mese in Kosovo

Assistenza alla popolazione KosovaraUn mese dopo Ogni promessa è debito, giovedì saremo di nuovo su un aereo diretti in Kosovo per seguire, con le nostre corrispondenze, le elezioni amministrative indette dalle Nazioni Unite. Come dice il proverbio "ogni promessa è debito". Così abbiamo fatto ritorno in Kosovo per portare a termine la 'nostra' missione e seguire lo svolgimento delle elezioni amministrative indette dalle Nazioni Unite. Con animo felice, sapendo di andare a trovare, seppur nel lavoro, un vero e proprio gruppo di amici partiamo dall'aeroporto di Pratica di Mare con ciò che per noi è ormai divenuto un mezzo familiare: un C 130 dell'aeronautica militare. Stavolta, oltre ai militari viaggia con noi un gruppo di infermiere volontarie della Croce Rossa. Mai e poi mai avrei pensato che una di quelle giovani infermiere sarebbe divenuta poi mia moglie e la madre dei miei due gemelli. Eppure, anche nella tragedia della guerra e delle sue conseguenze, qualcosa di buono nasce sempre. Sono le "crocerossine" come tutti, affettuosamente, le chiamano. Non è certo una sorpresa, da quasi un secolo assolvono alla loro "missione" nei posti più disparati e difficili del mondo, ma siamo contenti della loro presenza perché un pizzico di femminilità non guasta mai. Ci informiamo se andranno all'ospedale militare di Pec. Ci rispondono di sì. Per il momento è tutto. L'ordine di volo è arrivato. Un'ora e mezza ed eccoci nuovamente all'aeroporto di Pristina. E' passato un mese esatto dal nostro primo viaggio eppure sembra che siamo rimasti sempre qui. Dopo aver svolto le solite pratiche burocratiche prendiamo posto sui mezzi che ci porteranno a destinazione. Con noi le "crocerossine" con le quali conversiamo piacevolmente. Il viaggio da Pristina a Pec è lungo, e lo sappiamo bene, eppure quelle due ore volano via. Si parla di tutto, dalla nostra professione a quella delle infermiere volontarie. Ci si scambiano impressioni, opinioni. Si osservano i cambiamenti. Apprendiamo dal capo gruppo, sorella Barnabò, che lei e le altre cinque sorelle andranno a sostituire l'altro gruppo all'ospedale militare di Pec. Sono tutte volontarie che con spirito di sacrificio ed un altissimo concetto del volontariato lasciano casa, lavoro ed affetti per donare al prossimo quanto di più bello possa esistere: la solidarietà umana oltre che la professionalità. Sono sentimenti rari in un mondo che vive vorticosamente la propria routine edonistica e globalizzatrice. Sono indubbiamente persone speciali, donne speciali, che sanno donare loro stesse senza chiedere nulla in cambio.

Pranzo degli inviati di guerraUna 'banda' di amici
Arrivati a Pec salutiamo sorella Barnabò, sorella D'Andrea e sorella Baroni dalla quale apprendiamo che suo padre è un nostro collega e che in passato ha lavorato proprio a "Il Giornale d'Italia", lasciandoci con la promessa che saremmo tornati per approfondire i discorsi su questa loro esperienza in terra kosovara. Ed eccoci all'hotel Metohjia, sede del Comando Brigata. Entriamo, zaino in spalla, e ci dirigiamo verso Radio West e la sede della cellula Pubblica informazione. E' un attimo, saluti ed abbracci con tutti, come dei vecchi amici che non aspettavano altro che il nostro arrivo. Primi fra tutti il caporale Matarazzo, ma per noi semplicemente Salvatore, il 'nostro' autista. Poi il maresciallo Ruggero, il Capitano Compagnone, il Capitano Carini e Blerta, Evis, Elton ed infine il Tenente Colonnello Scalas. Sembra di essere tornati a casa. "Allora Stefano com'è andato il viaggio? Tutto bene?", dice subito Scalas. Poi guarda dietro di me ed esclama nel suo solito accento sardo: "Ma che hai fatto, anche stavolta ti sei portato dietro quel delinquente di Giuseppe?". Una risata esplode nell'ufficio. Sì, siamo veramente tra amici. Le solite, necessarie, formalità ed il rilascio dei 'pass' per la stampa che ci consento di girare dove vogliamo. Ci rilassiamo qualche minuto. Poi la festa continua. Le elezioni amministrative richiamano molti colleghi. La maggioranza staziona a Pristina ma a noi viene 'concesso' di essere veramente tra amici. Da Belgrado è arrivato Ennio Remondino con la sua redazione, Boban, Micky e Jelena. Ennio è un po' il mito di tutti noi inviati nei Balcani. Conosce la situazione a 'menadito'. Ma oltre ad essere un professionista con la P maiuscola è soprattutto un amico. Spesso ci sentiamo telefonicamente proprio per confrontare le idee, e soprattutto per chiedere consigli, ma oggi, finalmente, ci incontriamo ed abbiamo la possibilità di passare qualche giorno insieme e ricordare i "cinque coccodrilli", così definiva il Grand Hotel di Pristina in cui eravamo alloggiati con tutti i colleghi del mondo mentre documentavamo la guerra e poco prima di bombardamenti Nato, oltre a fare bisboccia dopo una lunga ed intensa giornata di lavoro. Arriva anche Gianfranco D'Anna del Tg2 con la sua troupe. Siamo al completo. Ormai è sera, dopo una conviviale ed abbondante cena ci rechiamo al bar. Un amaro, quattro chiacchiere e poi a dormire, domani la giornata sarà intensa.

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