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Un mese in Kosovo

Carabinieri a Mitrovica, zona serba"Nei secoli fedele" anche in Kosovo Di ritorno a Pec ci facciamo lasciare al comando dei Carabinieri di stanza in Kosovo. Una tappa obbligata. I Carabinieri, una settantina in tutto, oltre ai normali compiti di polizia militare espletano attività quali: collegamenti con la polizia locale e l'Unmik (polizia internazionale) soprattutto nel quadro dei diritti umanitari; ricerca dei civili dispersi, negoziati per il rilascio di ostaggi, investigazioni su eventuali atrocità commesse durante la guerra, scorte armate e missioni civili e servizio di ordine pubblico. Un lavoro pesantissimo se si calcola che operano in un Paese senza apparato statale né leggi né giudici. A questo si aggiunga che i Carabinieri sono anche responsabili (mentre scriviamo, questo compito è terminato) della gestione e della sicurezza del carcere di Pec che nei momenti di massima crisi ha "ospitato" quasi 100 detenuti. A comandare questi uomini è il Tenente Massimo Friano che ci ha accolto con simpatia e con la professionalità tipica dei Carabinieri. Dopo averci illustrato il tipo di lavoro che costantemente i suoi uomini svolgono (oltre 3.300 pattugliamenti, 4.200 interventi su chiamata in soccorso della popolazione, le oltre 700 armi e le 34.000 munizioni sequestrate), il Tenente Friano ci mostra il carcere. Ci aspettavamo di tutto tranne di vedere ciò che abbiamo documentato. Entrare in un carcere serbo, dopo essere stati "bombardati" dalle notizie di atrocità (che indubbiamente ci sono state), ovviamente significa pensare di trovarsi di fronte scene a dir poco apocalittiche o dantesche. Invece no. Anche qui il "genio" italiano ha dato i suoi frutti. Le celle sono state ristrutturate. Dove prima stavano in 15 oggi vivono in 4. I detenuti stanno quasi sempre all'aperto e mangiano regolarmente. Nessuno ha mai provato a scappare o ad inscenare rivolte o risse. Qui convivono tranquillamente serbi ed albanesi, assassini, e sono molti, e truffatori, alcolizzati e tossicodipendenti. Sono talmente "affezionati" agli italiani che quando hanno saputo che la gestione sarebbe passata alla Unmik, sono cominciati i mugugni. Singolare, ma chiarificatrice, la storia di un detenuto che, avendo saputo che stava per essere scarcerato ha fatto di tutto pur di rimanere in cella. A forza è stato fatto uscire. Ma non è finita là. Il giorno dopo si è ripresentato all'ingresso del penitenziario dicendosi disposto a fare le pulizie ed a servire il rancio pur di restare tra i suoi vecchi compagni. Incredibile ma vero, mai ci era capitato una storia simile. Storia atipica ma allo stesso tempo che ci fa capire quanto ben fatto sia il lavoro delle nostre truppe. Dopo aver fotografato i detenuti ed averli salutati uno per uno ed aver fatto una "visitina" anche nella "sala delle torture" dove ci è stato mostrato uno degli strumenti utilizzati durante la guerra (una sedia sulla quale non auguriamo a nessuno di accomodarsi), facciamo rientro aNei secoli fedele, anche in Kosovol Comando per metter qualcosa sotto i denti e farci qualche risata prima di andare a dormire. Il "silenzio" suona anche per noi. Siamo ormai giunti al penultimo giorno del nostro viaggio in questa terra martoriata. Una terra che nei secoli ha visto atroci massacri, deportazioni, distruzioni sogni di grandezza ma anche tanta spiritualità, gioia di vivere, pace e prosperità. Una terra che, tra le sue mille contraddizioni, riesce comunque a farsi amare. Oggi, dunque, è una giornata particolare che già ci fa assaporare quel gusto amaro che si ha quando si sa che si devono lasciare degli amici. Dopo la solita abbondante colazione, ci rechiamo al Comando Brigata. C'è il solito fermento. Il solito punto della situazione e via verso Dakovica. Là ci attende il Tenente Colonnello Luigi Lo Conte Comandante del 6° Battaglione Genio pionieri "Trasimeno". Quello di Dakovica è l'ultimo avamposto italiano nella zona Ovest di nostra competenza. Arrivati al compound (campo fortificato) il Tenente Colonnello Lo Conte ci fa accomodare nel suo ufficio per illustrarci tutte le attività che il "Genio" svolge, non solo in questa zona, a favore della popolazione. Attività molteplici che danno il quadro della mole di lavoro, ed impegno umanitario, profuso dall'Italia in terra kosovara. Lo Conte comincia a snocciolare dati come se piovesse. Parla di sminamento, di strade e ponti ricostruiti. Di discariche messe a norma, di scuole edificate da zero, di elettrificazione, risanamento della rete idrica, fino alla semplice costruzione di parchi giochi per bambini. Ci fa vedere con orgoglio un macchinario che da una semplice e lunghissima bobina di metallo "sforna" moduli componibili per la costruzione di hangar. Il 6° btg. Genio "Trasimeno" viene da Roma e si vede. Sembra di essere a casa. Su ogni muro fotografie della città eterna ci fanno riflettere. Domani noi vi faremo ritorno, loro continueranno a rimanere in quella terra, da molti definita inospitale, che sicuramente porteranno nel cuore per il resto della vita.

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