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Un mese in Kosovo

Pattugliamento italiano nelle campagne KosovareIl pattugliamento Dopo questa prima "presa di contatto" con il territorio ci caliamo decisamente nella zona operativa. Saliamo sul nostro mezzo precedendo la colonna meccanizzata che inizia il pattugliamento per le strade di Decane. In testa due "guide" in motocicletta fanno da avanscoperta. La zona è calma ed il rapporto con la popolazione buono. Ma non si può mai dire. Il territorio in questione è uno dei più densamente minati. Interminabili teorie di nastri rossi (che delimitano i campi minati) corrono lungo le strade. I motori dei blindati (Vbl veicoli blindati leggeri) rombano a più non posso dirigendosi verso la statale che conduce ad un enclave di Gypsy (zingari). Durante il percorso, come al solito accidentato, organizzano un posto di blocco "volante". Dura una decina di minuti. Questo tipo di azione sono ricorrenti ed hanno lo scopo di non far redigere un'eventuale mappatura dei posti di blocco atti a stroncare i numerosi traffici illeciti con cui vivono le popolazioni locali. Dopo aver controllato una decina di autoveicoli a campione, riprendiamo la strada verso l'ultimo ceck point fisso della task force "Sauro" che ha anche il compito di vigilare sulla sicurezza della minoranza Gipsy. Eccoci, in lontananza svettano imponenti le torrette ed i cannoni di due carri armati Leopard ed il tricolore. Scendiamo e Giuseppe non si lascia sfuggire un paio di bambini gipsy che conversano, ma sarebbe meglio dire che chiedono i soliti biscotti o cioccolate, con un soldato italiano. E' una scena tipica di questa zona. Non ci stancheremo mai di descrivere scene del genere che danno il senso di come i nostri militari vadano in missione veramente per portare la pace. Fatta la fotografia il Tenente Colonnello Giovanni Cazzorla, che ci accompagna nella visita, ci fa notare quanto importante sia la presenza del ceck point in quel posto. A poche centinaia di metri ci appare, infatti, un villaggio albanese. Non il solito agglomerato di case circondate da alte mura perimetrali alla maniera araba, ma ordinate serie di casette, tutte uguali, costruite dall'Uck con tanto di insegna commemorativa. Una miscela esplosiva pronta a deflagrare in ogni momento. Dopo aver salutato i componenti del posto fisso riprendiamo la strada verso Decane. Il lavoro non è comunque finito.

Giochi pericolosi
Appena giunti alla periferia della cittadina la colonna si ferma ed i soldati scendono dai mezzi. Comincia il pattugliamento a piedi. Scendiamo anche noi e seguiamo passo passo l'operazione. La popolazione è tranquilla, quasi indifferente. Ci guarda e sorride. Ma non è sempre così. Cazzorla ci indica un bar. E' uno dei punti di ritrovo dei giovani più turbolenti del posto. Poi racconta: "l'altra sera erano più brilli del solito e per 'giocare' hanno tirato una granata". Giochi pericolosi ma che rientrano nella "normalità" di una mentalità che vede nelle armi un oggetto di uso comune. Arrivati sulla piazza centrale il pattugliamento a piedi è terminato. Le due Pattugliamento Italiano in città"guide" in motocicletta riprendo la perlustrazione. Salgono sulle colline circostanti e si fermano sul piazzale di una scuola, tutto intorno strisce rosse e terreni minati. Il nostro pensiero corre ai bambini che ogni giorno si recano ogni giorno in quel posto. E se qualcuno scappa all'insegnante? I due centauri scendono dalle loro Cagiva e mettono mano al cannocchiale. Perlustrano il villaggio sottostante. Pulsa di vita. Chiamano il comando. Si decide un posto di blocco volante. Scendiamo a valle e da lontano si sente un rumore infernale. E' un carro Centauro ad 8 ruote che arriva e si posiziona sulla piazza. Improvvisamente le strade si svuotano. Restano soltanto i bambini, per nulla intimiditi dalle armi. Arriva un camion, ci vede, si ferma e cambia direzione. Evidentemente ha qualcosa da nascondere. Ma la nostra è soltanto un'azione dimostrativa. Torniamo al compound. E' ormai ora di pranzo, l'intero comando della Task force ci attende. La tavolata è allegra e si dibatte su Roma e Lazio, mentre una vocina spunta dalla disputa: "scusate ma del Bari che ne pensate?". Una sonora risata lo sovrasta. Il pranzo è stato "ottimo ed abbondante". E' l'ora del caffè. E' questione di pochi minuti poi ci attende un buon bicchiere di rakija che il Colonnello Morello custodisce gelosamente nel suo ufficio. Proviene direttamente dalle cantine del Monastero sottostante. Sembra quasi un rito sacro. Ed il gusto ha veramente quel non so che di "sacro". E' una vera "bomba" quella che giunge nel nostro stomaco. Ma che "bomba". Ancora alcuni ragguagli su quanto la task force svolge sul territorio. Riunioni quindicinali con tutte le organizzazioni internazionali presenti in zona. Riunioni con i 35 capi villaggio sotto controllo della "Sauro". Il corso di pittura organizzato per i bambini. I corsi di lingua italiana, sul pericolo delle mine e l'organizzazione di feste. Insomma le giornate non passano soltanto tra rastrellamenti, controlli, e scorte.

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