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Un mese in Kosovo

La distruzione della guerra Una regione "tormentata" dalla storia
Fino a che i mass media (carta stampata e televisione) non cominciarono ad interessarsi della violenta contrapposizione tra l’etnia albanese (da secoli maggioranza nella regione) e quella serba, del Kosovo, probabilmente, i più ignoravano la sua esistenza. Eppure, andando a leggere i libri (non certo scolastici) ci si accorge che questo fazzoletto di terra incastonato tra le montagne albanesi, la Macedonia, (quella del glorioso Alessandro Magno) la Serbia ed il Montenegro, nei secoli cosiddetti "bui" del medioevo ricoprì un'importanza strategica, nella lotta alla penetrazione islamica in Europa, senza eguali. Il Kosovo ("uccello nero" in lingua serba) o Metohija (che in greco indica un possedimento monastico) è sempre stato quell'elemento di saldatura tra Oriente ed Occidente che lo portò ad essere teatro di imponenti movimenti migratori e mercantili. Delle prime popolazioni serbe si hanno notizie a partire dai secoli VI e VII, periodo delle migrazioni/invasioni ostrogote e visigote. Nuclei proto serbi si stabilirono nella regione montana compresa tra i fiumi Bosna, Sava, Nrenta e Ibar sviluppando piccoli principati vassalli di Bisanzio. Tra questi spicca il Principato di Raska considerato il ceppo originario dell'antica Serbia corrispondente all'odierna regione di Novi Pazar (ai confini settentrionali del Kosovo). Ma la vera svolta nel processo di formazione della nazione Serba si ebbe nella seconda metà del XII secolo con la riconquista dei territori occupati un secolo prima dallo Stato di Slavonia (Montenegro ed Erzegovina), ad opera del sovrano di Zeta. Il processo proseguì nel secolo successivo con la creazione del primo stato unitario: la Grande Serbia. Ed è in questo lasso di tempo che i territori della piana del Kosovo e dei Polije della Metohjia entrarono a far parte della Serbia (dal IX al XIV secolo). Un periodo che corrisponde alla fondazione di numerose chiese, monasteri, diocesi (Prizren 1019) e sedi vescovili. Pec ricoprì da subito un ruolo di primaria importanza in quanto sede del patriarcato serbo-ortodosso. La potenza della Grande Serbia cresceva di anno in anno fino a giungere nel XIV secolo quando Re Stefano IX consolidò la sovranità serba sulla Bulgaria, arginò la pressione ungherese e bosniaca sulle frontiere, conquistò la Macedonia, l'Albania, l'Epiro e parte della Tessaglia facendosi incoronare Imperatore dei serbi, dei romani, dei greci, dei bulgari e degli albanesi.Ma con il successore del primo Imperatore la Grande Serbia cominciò il suo declino sfociato nella battaglia di Marita (1371) contro l'Impero Ottomano che dilagò nei Balcani. La Serbia fu ridotta ad una serie di statarelli che tentarono di contrastare l'invasione turca nella famosa battaglia di Kosovo Polije (1389) persa dalle truppe cristiane. L'impero serbo si dissolse come neve al sole divenendo una provincia ottomana. Ebbe così inizio il periodo dell'islamizzazione e della diaspora serba dalla regione "dei corvi": quegli abitanti furono incalzati dalle deportazioni coatte degli albanesi musulmani. La battaglia di Kosovo Polije divenne il simbolo della coscienza nazionale serba e l'imperativo morale alla lotta per la libertà.Tomba di un condottiero islamico Ancora oggi, il 28 giugno, a sette secoli di distanza, nella spianata dinanzi il monastero ortodosso si celebra la battaglia come se fosse una vittoria sull'Islam. La lotta contro l'Impero turco, comunque, iniziò a dare i suoi risultati soltanto nel XIX secolo con Milos Obrenovic che alla guida della Lega di Prizren, cacciò gli occupanti dal Kosovo. La regione seguì le sorti del rinato stato serbo e tutte le conseguenze della Prima Guerra mondiale. Con la Seconda Guerra mondiale il Kosovo venne diviso in due parti d'influenza. A nord di Pristina l'occupazione germanica a sud quella italiana. Con l'era Tito la regione (la più ricca, dal punto di vista delle risorse del sottosuolo, di tutta la Jugoslavia) divenne autonoma dalla Serbia. Il resto è cronaca dei nostri giorni. Questo breve excursus storiografico serve per far comprendere al lettore quanto i serbi siano legati, politicamente e spiritualmente, a questo fazzoletto di terra che per il 93 per cento è abitato da una popolazione d'origine albanese.

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