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Elena Lucrezia Corner Piscopia, la prima donna laureata nella storia dell’umanità. E’ italiana, ma l’Italia l’ha dimenticata da più di 350 anni

di Stefano Schiavi

Ritratto di Elena PiscopiaForse non tutti sanno che. No, non è il titolo della famosa rubrica che troviamo sulla Settimana Enigmistica. Non lo è affato ma, purtroppo, è una nuda e cruda verità che ci portiamo dietro, come italiani, da molti secoli. Una sorta di buco nella memoria che non ci fa onore e che mette in risalto come le donne, probabilmente dalla notte dei tempi (ma va ricordato che le donne greche, etrusche e romane non erano affatto donne sottomesse all’uomo. Anzi, addirittura quella etrusca era un civiltà quasi matriarcale), sono state sempre considerate inferiori all’uomo.

Eppure, proprio in Italia, culla della romanità e del cristianesimo, del manierismo e del rinascimento, abbiamo avuto grandi esempi di donne. Tra queste ce n’è una che è stata totalmente dimenticata: Elena Lucrezia Corner Piscopia. Dopo tanto tempo crediamo sia giusto darle la visibilità che merita. Se non fosse altro perché sono questi i “record” che ci piacciono ricordare non quelli negativi.
Elena nasce a Venezia nel 1646, nell’allora Repubblica di Venezia. E’ la quinta di sette figli eLogo Università degli studi di Padova mai avrebbe pensato di dover combattere così duramente nella sua pur breve vita di cadere nell’oblio; in una sorta di damnatio memoriae. Osteggiata, derisa e cancellata dalla storia. La sua sola colpa era quella di essere un piccolo genio dell’apprendimento e di voler studiare fino a prendere una laurea. Orrore e disappunto. Una donna non studia e tanto meno si può laureare. Non erano certo tempi facili quelli eppure, la caparbietà e la tenacia fecero il loro corso: a dispetto di tutti, anche dei Santi (poi vedremo il perché) Elena si laurea divenendo la prima donna laureata al mondo e quindi della storia. Ecco, sono questi i successi della cultura italiana che ci piace raccontare. E lo facciamo volentieri.
Che fosse un genio nell’apprendimento e nello studio lo dimostra il fatto che a soli 21 anni la giovane Elena conosceva perfettamente il latino, il greco, il francese, l’inglese e lo spagnolo, ed aveva iniziato a studiare anche l’ebraico. Studi che coincidevano, per altro con l’amore e la conoscenza della filosofia. La ragazza, comunque, non era certo la classica donna colta sì ma destinata al matrimonio se non quello con Dio dato che sempre a 21 anni, divenne oblata benedettina anche se non entrò mai in un convento. Rimase in casa pur rispettando i voti monacali. Furono probabilmente l’amore per Dio e per gli studi filosofici che spinsero la giovane veneziana a presentare la domanda di ammissione alla laurea in teologia presso  lo Studio di Padova (quella che oggi è l’Universtià degli studi di Padova). Ed è qui che si scontra targa elena piscopiacon la dura realtà del tempo e con colui che divenne poi Santo: Gregorio Barbarigo, vescovo di Padova. E già perché fu proprio il vescovo a bloccare la sua domanda di ammissione, una donna è inferiore rispetto all’uomo e non è capace di ragionamenti difficili, inoltre non le è consentito di ottenere il titolo di Dottore in Teologia. Insomma niente da fare per Elena e dura reprimenda (e polemica che durerà per anni) con lo Studio di Padova che aveva accettato la domanda.
Fu solo nel 1678, quando Elena aveva 32 anni, che la giovane riuscì ad ottenere la sua agognata laurea, non in teologia, però ma in filosofia. Poco male, l’obiettivo era stato comunque raggiunto. Fu un successo tale chele cronache dell’epoca narrano come la proclamazione a dottore fu qualcosa di eccezionale veramente tanto da spostare la discussione della tesi in un luogo molto più ampio vista la volla che si accalcava per vedere questo “mostro” di sapienza. Si parla addirittura di 30 mila persone, ma la cifra appare decisamente troppo elevata se non fosse altro per la popolazione di allora che viveva a Padova. Ma che l’interesse alla sua persona e soprattutto a quello che era riuscita ad ottenere avesse superato i confini della Repubblica di Venezia lo si intuisce anche, e soprattutto, dall’interesse suscitato in Luigi XVI che inviò suoi osservatori per meglio comprendere quanto accaduto.
Purtroppo la gloria, che probabilmente poco importava ad Elena, e la soddisfazione peStatua di Elena Piscopior quanto ottenuto a dispetto dei santi, per l’appunto, finì molto presto. Nel 1684, all’età di 38 anni, Elena Lucrezia Corner Piscopia abbandona la vita terrena. Di lei non rimarrà praticamente nulla se non i debiti; nemmeno la statua fatta erigere dal padre è rimasta. Per 300 anni l’oblio più completo poi, nel 1969, l’università di Padova avvia ricerche sulla prima donna laureata al mondo. Eppure, ad oggi di un vanto sociale e culturale italiano non resta che una statua, copia di quella fatta erigere dal padre, posizionata ai piedi dello scalone del Bo’, nella sede dell’Università di Padova.
Per lei non c’è possibilità nemmeno dell’intitolazione di un’aula universitaria. Ma l’Italia è anche questo. Troppo spesso dimentica i propri figli migliori rendendo merito ai peggiori.

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