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Marco Polo e la scoperta delle Americhe, un dilemma ancora irrisolto

Stefano Schiavi
Marco PoloLa notizia, di per se sorprendente, fece il giro del mondo alcuni anni fa quando sui giornali apparve una strana storia: Marco Polo  scoprì l’America?
Un qualcosa per scalfire l’icona Cristoforo Colombo e la scoperta ufficiale del continente americano datata dalla storia ufficiale nel 1492? O semplicemente una notizia gettata in pasto ai media tanto per agitare un po’ le acque?

Ovviamente come fu lanciata così l’ipotesi scomparve ai più. Ma è poi così tanto peregrina una eventuale scoperta da parte del viaggiatore veneziano 200 anni prima di messer Colombo?
Personalmente non la trovo così tanto sconvolgente né terribilmente assurda. Se non fosse altro perché la cosiddetta America fu visitata ben prima dell’ammiraglio spagnolo ma di schiatta genovese. Solcando i mari con i loro drakar, e ben 500 anni prima, biondi guerrieri giunsero sulle coste canadesi, ben prima di Colombo, i terribili vichinghi. Così come è ormai certo che dopo di loro ma sempre prima dello scopritore ufficiale, giunsero sulle coste statunitensi i cavalieri templari o quello che ne era rimasto, magari in fuga dall’Europa cristiana che li aveva traditi e cancellati dalla storia. O almeno così qualcuno pensava.

Essendo un viaggiatore, e per di più veneziano quindi abituato a navigare in lungo e in largo, proprio come ilCristoforo Colombo padre e lo zio, Marco Polo, che in punto di morte affermò che “non ho scritto la metà di quello che ho visto” (in realtà come tutti sappiamo il “milione”, il racconto dei suoi viaggi in Oriente, fu scritto da Rustichello da Pisa sotto sua dettatura) potrebbe aver raggiunto le coste dell’attuale Alaska senza nemmeno accorgersi di trovarsi di fronte ad un nuovo continente. Ma molto più probabile è il fatto che, una volta “scoperta” la nuova terra abbia deciso che non si trattasse di un terreno “ospitale” per impiantare una nuova colonia. Questo non vuol dire, quindi che la teoria sia poi così bizzarra come si voglia far credere.
Il simulacro di Colombo rimane inscalfito ed inscalfibile, nonostante i vichinghi ed i Templari.
Del resto poco importa l’attribuzione di scopritore delle Americhe, l’importante è capire se e chi fosse a conoscenza di quelle terre, sconosciute agli occidentali, ma evidentemente note agli orientali.
E che la  questa tesi non sia poi così tanto folle lo si capisce dall’interesse dimostrato nel 1930 dal Fbi che non fa certo ricerche a caso o per diletto.
Il Fbi di Edgar Hover analizzo approfonditamente una mappa denominata “Map with ship” o “Carta con nave” consegnata alla biblioteca del Congresso, a Washington, nel 1933 dall’italo-americano Marcian Rossi. Nel rapporto redatto da un bibliotecario delle poca si legge testualmente: “mappa raffigura una nave a fianco di una carta che mostra una parte dell’India, la Cina, il Giappone, le Indie orientali e l’America del nord”.
Il documento porta uno stemma disegnato sotto la nave, un incrocio di lettere che dà un nome: Marco Polo.
La mappa venne sottoposta ad una attenta analisi e anche a raggi ultravioletti (analisi avvenuta nel 1943 sempre dal Fbi), analisi che ha stabilito la presenza di tre ancoraggi su questa carta, che dunque è stata aggiornata nel corso del tempo.

La mappa misteriosa

Ma questa misteriosa mappa è realmente di Marco Polo? E se, come appare dalle indagini effettuate ormai moltissimi decenni fa, è stata più volte modificata chi lo ha fatto? Marco Polo di persona o è una mappa cinese, o meglio ancora giapponese (i cinesi non andavano per mare molto volentieri e non possedevano una flotta fino a quando non decisero di invadere il Giappone, cosa che non avvenne per la distruzione della flotta durante un uragano). E ancora, Marco Polo al suo ritorno a Venezia ha parlato le informazioni sulla nuova terra o preferì tacere per evitare “problemi” con la Chiesa di allora non molto incline alle scoperte di nuove terre?
Carta con nave esposta al Congresso UsaUna cosa è comunque certa: se la carta è effettivamente di Marco Polo significa che un altro italiano approdò in America 200 anni prima di Colombo e che disegnò lo stretto che separa l’Asia dall’America quattro secoli prima che quest’ultimo comparisse sulle carte europee. Il che non sarebbe certo poca cosa e la storia andrebbe ragionevolmente rivista e riscritta. Il problema o meglio il mistero rimarrà comunque tale a meno che non si intenda procedere a ulteriori e nuove analisi della mappa stessa con le attrezzature di cui disponiamo oggi e che non sono certo quelle del 1945. Anche se va detto che Marco Polo non ha mai scritto nulla a riguardo del continente americano, né ha mai scritto di aver toccato terra nella zona dell’Alaska. Ma anche questo non vuol dire nulla fondamentalmente, se non altro perché probabilmente non sapeva cosa aveva scoperto, ammesso che lo abbia fatto.
Va anche detto che gli uomini del 13° secolo, gli europei di quell’epoca, presero il “Milione” e i racconti del Polo più come una enorme fantasia romantica piuttosto che la cronaca di Imperi fiorenti, lontani e decisamente differenti dalle aspettative Insomma oltre i deserti non c’erano uomini con la testa in mano o persone con una gamba o con un occhio solo. Niente mostri, niente draghi. Anzi, c’era un fiorente regno fatto di città fiorenti, di commercianti astuti, di astrologi e scienziati, tecnologie e scoperte ed un imperatore, Kublai Khan, che faceva banchetti con 40mila invitati. Insomma il nostro Occidente appariva una civiltà di second’ordine. Il tutto mentre in Occidente ci si dava battaglia per la conquista o riconquista della Terra Santa.
Come dicevo, il mistero rimarrà tale, ma chissà anche il fatto che le legioni romane fossero arrivate in Cina ben prima di Marco Polo era considerata una follia. Oggi sappiamo che invece la cosa fu reale e che in alcuni villaggi sperduti della Cina esistono ancora discendenti dei nostri legionari…. La storia ha ancora tanto da dirci.

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